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lunedì 19 dicembre 2016

I grandi dell'Umanità

Fëdor Michajlvic Dostoevskij (Mosca 1821 -  San Pietroburgo 1881)


« A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante di poter non morire, del poter far tornare indietro la vita. Allora, quale infinità! Si potrebbe trasformare ogni minuto in un secolo intero» 
(da L’idiota’ )
Riepiloghiamo quanto finora delineato sulla figura di  Dostoevskij .


Nel 1861 lo zar Alessandro II (Romanov) abolì la servitù della gleba emancipando circa quaranta milioni di contadini
Dostoevskij s'era fatto un nome già prima di quella riforma, quando frequentava i circoli socialisti-riformisti ed era già autore di un romanzo "Povera gente", salutato con entusiasmo al momento della pubblicazione  nel 1846 dal molto noto critico "radicale" Belinskij.  
Venne implicato successivamente nella vicenda del circolo socialista petraevcy (che spingeva per l'abolizione appunto della servitù della gleba, la libertà di pensiero e di stampa etc) e venne condannato a morte, sentenza commutata nell'esilio ai lavori forzati in Siberia solamente sul luogo della finta esecuzione (19 dicembre 1849).
Dostoevskij trascorse quattro anni di lavori forzati e altri due come soldato  in Siberia, prima di tornare nella Russia europea nel 1856 grazie all'amnistia generale proclamata dal nuovo imperatore.
Rievocò la sua esperienza siberiana nel libro Memorie di una casa di morti, pubblicato nel 1861.
Tornato all'attività letteraria, lui un tempo membro dei circoli di Petrasevskij (=socialisti riformisti), divenne un aggressivo giornalista su posizioni della destra nazionalista, dando il proprio contributo alla rinascita slavofila, al panslavismo e allo sciovinismo. Arriva a rivolgersi contro le precedenti visioni socialiste-democratiche ed attacca gli ebrei, i polacchi, i tedeschi, l'idea stessa del socialismo e l'Occidente in quanto tale.

La fama immortale comunque gli arriverà dai romanzi più tardi, quattro dei quali costituiscono massimi capolavori della letteratura di ogni tempo e di ogni luogo del pianeta:
Delitto e Castigo (1866)
L'Idiota (1868)
I Demoni (1870-1872)
I Fratelli Karamazov (1879-1880).

Spesso si è visto in lui lo scrittore russo per eccellenza, e lo si è giudicato alla luce del messianismo e degli enigmi dell'anima russa, punto di vista al quale egli diede ampio contributo. Al contrario egli merita di essere considerato  il più internazionale o, meglio, il più umano degli scrittori a causa del grande interesse che nutriva per la natura dell'uomo e la capacità di penetrarla, maestro della psicologia del profondo prima ancora che la si conoscesse come tale. 

Eravamo arrivati -nel nostro cammino di ri-scoperta del personaggio- all'adesione alla Fede. Di lì riprenderemo nei prossimi interventi.