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venerdì 30 dicembre 2016

Hanno detto ... ....

La Seconda Repubbica nacque perchè 
nella Prima Repubblica i politici erano ladri
La Terza Repubblica nascerà perchè ...    ...

ENZO BANCHI, priore di Bose
Ai bambini si devono leggere le favole per farli addormentare ma ai vecchi le favole vanno lette per farli sognare !

MARCO TRAVAGLIO, giornalista de Il Fatto Quotidiano
Non bastavano Eco, Fo, Bowie, Prince, Michael e la principessa Leila. Il 2016 sarà ricordato anche per un’altra scomparsa illustre: quella del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica d’Europa. Ai suoi funerali di Stato, cioè a carico nostro (ogni italiano sborserà 250 euro), partecipano fischiettanti gli assassini, sempre i primi a inviare la corona di fiori (anch’essa a spese nostre). Ieri Giorgio Meletti ha elencato i più recenti indiziati del delitto: Bce, Bankitalia, gli ultimi governi. Ma la rapina iniziò molti anni fa e purtroppo nessuno la sventò perché i rapinatori non erano davanti allo sportello col passamontagna e la pistola: sedevano comodamente dietro il banco.
Monte dei Pasti. Giuseppe Mussari, avvocato calabrese, trovò l’America a Siena: non sapeva nulla di finanza, ma in compenso era iscritto al Pci, Pds, Ds, Pd, dunque fu presidente della Fondazione per 5 anni e della banca per 6. Si sdebitò col Partito finanziandolo a spese dei correntisti. Fece accordi sui derivati tossici al telefono coi giapponesi e li nascose in cassaforte, ma restò. Fu cacciato quando comprò Antonveneta pagandola 10 miliardi, il doppio del valore. Ma nessuno lo denunciò e gli chiese i danni, anzi fu promosso presidente dell’Abi. Ora non lo conosce più nessuno. Pare che l’abbia portato la cicogna.
Monte dei Guerci. Quando, quattro anni fa, il Fatto rivela lo scandalo dei derivati Alexandria e Santorini, Bankitalia rivendica le sue ispezioni: “Purtroppo siamo stati ingannati, ci hanno nascosto le carte”. Ma Bankitalia è lì proprio per evitare di essere ingannata, lei e i risparmiatori. Altrimenti il poliziotto che si lascia scappare un ladro potrebbe giustificarsi così: “Gli avevo detto di costituirsi e ammanettarsi da solo, ma quello è scappato”.
Monti dei Paschi. Addossò tutte le colpe al Pd, ma piazzò alla Rai la capa della Vigilanza di Bankitalia Annamaria Tarantola, che non s’era accorta di niente. Si alleò alle elezioni con Casini, suocero di Caltagirone che era il vicepresidente di Mps, cioè il vice di Mussari. Poi candidò nella lista Monti Alfredo Monaci, già membro del cda di Mps nell’èra Mussari e poi presidente Mps Immobiliare. Diceva Totò: “E noi saremmo falsi monaci? Ma controlli sulla Guida Monaci!”.
Monte dei Casti. Quando gli esplode lo scandalo in piena campagna elettorale 2013, Bersani strilla: “Per l’amor di Dio, noi non c’entriamo: il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche” e minaccia di “sbranare” chi dice il contrario. Purtroppo dimenticò di sincronizzarsi con D’Alema.
Infatti Max dichiarò: “Mussari l’abbiamo cambiato noi un anno fa, dovrebbero ringraziarci”. A parte il fatto che Mussari lo cacciò il sindaco Ceccuzzi che subito dopo fu cacciato dal Pd: ma se è il Pd che caccia Mussari, vuol dire che il Pd ce l’ha pure messo. Indagato nel 2005 per i furbetti del quartierino, l’allora governatore Fazio raccontò ai pm: “Fassino e Bersani vennero da me a chiedere se si poteva fare una grande fusione Unipol-Bnl-Montepaschi”. A proposito di Fassino: la polizia giudiziaria di Siena annota nel febbraio 2010: “Chiamata dell’on. Fassino che domanda (a Mussari, ndr) quando potrà raggiungerlo a Roma ‘così facciamo un po’ il punto totale’”. Allora, riabbiamo una banca?
Monte dei Pascoli. Berlusconi, che è un sentimentale, Mps ce l’ha nel cuore: nei primi anni 70, quando Mps era in mano alla P2 come lui, gli fece un sacco di mutui per Milano2 (P2-Milano2, tutto 2). E lui, ancora di recente, i bonifici alle Olgettine li faceva dai conti al Monte. E quando Verdini stava ancora con lui (sempreché ora non ci stia più), usava la banca come bancomat. Intercettazione del 15.1.2010. Verdini: “Senti ti posso disturbare 2 minuti? È un favore quello che ti chiedo (un prestito di 10 milioni al costruttore della cricca Riccardo Fusi, in aggiunta ai 60 già elargiti, ndr). Ti prego, se te lo chiedo devi darmi una mano”. Mussari: “Non è facile, ma ci proviamo”.
Monte dei Giorgi. Il 1° febbraio 2013 l’allora presidente Giorgio Napolitano, quello che “il sistema bancario è solido”, monita la stampa (cioè il Fatto che ha svelato il caso Alexandria): “Abbiamo effetti non positivi, cortocircuiti tra informazione e giustizia. Il ruolo di propulsione alla ricerca della verità confligge con la riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e il rispetto del segreto”. E invoca il silenzio in nome dell’“interesse nazionale”. Se avesse monitato qualche volta banchieri e politici perché cacciassero le volpi dal pollaio, il sistema bancario sarebbe più solido o meno traballante.
Monte dei Tennisti. “Mi vergogno a chiedertelo, ma per il nostro torneo di tennis a Orbetello è importante, perché noi siamo ormai all’osso, che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125 mila euro”. Questo, al telefono con Mussari nel 2010, è Giuliano Amato, ora giudice costituzionale. E meno male che si vergognava.
Monte dei Pacchi. “Mps è risanato e investire è un bell’affare, un bel brand”.“Investire in Mps è ancora un affare per italiani e stranieri”. Questo è Matteo Renzi, presidente del Consiglio, il 22 gennaio e il 6 novembre di quest’anno. Non è meraviglioso?
Ps. Ora che i soldi ce li mettiamo noi, vorremmo almeno sapere dove vanno a finire. Quindi: nuove regole severissime, criteri di onorabilità stringenti, trasparenza totale, niente bonus ai manager finché i conti non torneranno attivi e pubblicazione dei primi cento debitori. La scusa della privacy se la ficchino dove sanno loro, perché adesso siamo tutti sulla stessa banca.

I20 MILIARDI stanziati sono nuovi debiti pubblici.
Dall'anno prossimo peseranno sulle tasche di tutti i contribuenti. È giusto sacrificarsi per Siena. Ma a patto che si faccia luce sull'infinita catena di errori commessi in questi anni (magari proprio con quella famosa commissione d'inchiesta che Renzi lanciò a sproposito il 23 dicembre 2015). E a patto che si fissi almeno un punto fermo: chi ha sbagliato, una volta tanto, tolga il disturbo. A pagare il conto finale non può essere sempre e solo Pantalone. Pantalone siamo noi. Vorremmo almeno sapere, con qualche domanda, chi dobbiamo "ringraziare".
 
IL TESORO.
In una lunga intervista al Sole 24 Ore, il ministro Padoan ripercorre a modo suo il calvario di Mps. Nulla c'è ancora di chiaro, sulle modalità con le quali saranno "coperti" gli obbligazionisti della banca, e quali saranno, anche in questo caso, i sommersi e i salvati. Per il resto, il ministro dice: "Non sono affatto pentito di aver sostenuto, nel rispetto del ruolo di tutti, l'operazione di mercato". Ma non era forse già chiaro a luglio che la "strada privata" avrebbe portato a un vicolo cieco? Si può considerare il licenziamento di un amministratore delegato come Fabrizio Viola, deciso con una telefonata fatta "per conto" dell'allora premier Renzi il 7 settembre, una mossa "nel rispetto del ruolo di tutti"? O qui non c'è forse una clamorosa invasione di campo della politica, che invece di salvare la banca quando le condizioni lo consentivano si è avventurata in un'improbabile "operazione di mercato"? Padoan aggiunge: do il "pieno sostegno all'attuale management della banca", compreso l'ad Marco Morelli. Considerato che in questi anni Mps ha bruciato 17 miliardi di patrimonio, non è il momento di attuare anche in Italia il metodo Obama, che nel 2009 varò il "Tarp", un piano di intervento dello Stato nelle banche da 700 miliardi di dollari, che aveva come condizione l'azzeramento totale di tutti i vertici e la nomina di manager pro tempore scelti dallo Stato? Padoan si lamenta perché "nel nostro Paese non sono sanzionate abbastanza le responsabilità di singoli manager che hanno prodotto danni rilevanti a investitori, azionisti, risparmiatori". Giusto, ma allora perché non presenta una legge che introduce e inasprisce queste sanzioni? Lui è il governo: ha l'obbligo politico e morale di parlare e di agire come il ministro del Tesoro, non come un cittadino qualunque.
 
LA BCE.
La Banca centrale europea ha avuto un ruolo cruciale, fa il suo mestiere. Ma il suo "accanimento terapeutico" nei confronti di Siena merita qualche chiarimento. Dopo gli stress test del 23 giugno, la Vigilanza europea guidata dalla francese Danièle Nouy impone la ricapitalizzazione da 5 miliardi entro il 31 dicembre. In base a quale criterio, solo 4 giorni fa, la Bce chiede per lettera al Monte di aumentare la ricapitalizzazione a 8,8 miliardi? Cosa è cambiato, in questo frattempo? E in base a quale principio Francoforte impone a Mps la stessa copertura patrimoniale (il Cet1, fissato all'8%) che nel 2015 applicò alle banche greche, mentre nelle stesse ore riduce dal 10,7 al 9,5% l'analogo parametro richiesto alla Deutsche Bank (la banca europea con il portafoglio più "zavorrato" dal peso dei titoli tossici)? Mario Draghi, giustamente, ha fatto della cosiddetta "accountability" la sua religione. Ma la necessità di "rendere conto" del proprio operato, a Francoforte, deve valere per tutti.
 
LA BANCA D'ITALIA.
Via Nazionale ha avuto un ruolo importante. Non tanto per quello che ha fatto, quanto per quello che non ha fatto. Sul fronte "esterno": il governatore Visco siede nel board di Francoforte, e l'italiano Ignazio Angeloni siede in quello della Vigilanza europea. Perché sono mancate comunicazioni puntuali tra l'Eurotower e Palazzo Koch? Sul fronte interno: la direttiva sul bail in (che scarica i costi dei fallimenti bancari su azionisti, obbligazionisti e correntisti oltre i 100 mila euro) viene approvata dalla Ue nel 2014, e in Italia viene introdotta per la prima volta un anno dopo con il "decreto di risoluzione" su Banca Etruria, Marche, Cariferrara e Carichieti. Perché Bankitalia (che solo in seguito si dichiarerà contraria a quelle norme, applicate in modo retroattivo su tutti i risparmiatori) non fa una campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica e convincere i governi a modificarla? E poi, più in particolare sull'affare Mps: perché il governatore ripete dal gennaio 2013 che la banca "non ha problemi di tenuta ", mentre nei due anni successivi Viola è costretto a chiedere aumenti di capitali per ben 8 miliardi? Perché in estate non si oppone alla cacciata dello stesso Viola, decisa da Renzi il 6 luglio dopo una colazione di lavoro a Palazzo Chigi con il presidente di Jp Morgan, Jamie Dimon? Perché in autunno non si oppone al rinvio dell'aumento da 5 miliardi, che Renzi decide di spostare a dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre, per evitare di dover mettere la faccia su un sicuro fallimento? Queste risposte sarebbero necessarie. Al contrario di quello che avviene per le ispezioni (sulle quali pure ci sarebbero tante domande da fare) non si viola nessun segreto d'ufficio.
 
LA CONSOB. 
La commissione che vigila sulle società e la Borsa non può chiamarsi fuori dalle responsabilità. Stendiamo un velo pietoso sui derivati Alexandria e Santorini, che cinque anni fa nessuno vide e nessuno bloccò. Anche negli ultimi mesi su Mps sono accadute anomalie che una Vigilanza seria avrebbe potuto e dovuto intercettare. Almeno due delle emissioni obbligazionarie a rischio ("Lower Tier 2", a scadenza 2020) risultano vendute ai clienti al dettaglio della banca durante la gestione di Giuseppe Vegas. Se questo è vero, perché la Consob non le ha valutate e non le ha bloccate? E se invece non è vero, perché non smentisce e non chiarisce esattamente chi e quando ha autorizzato che cosa?
 
I VERTICI MPS.
Il "groviglio armonioso", a Siena, ha radici antiche. L'inizio della fine, com'è noto, comincia con Giuseppe Mussari, che compra Antonveneta dal Santander per oltre 9 miliardi, la cifra folle che fa esplodere i conti. Questa ormai è storia. La cronaca di questi ultimi mesi presenta zone d'ombra non meno inquietanti. Da settembre, dopo la famigerata "telefonata di licenziamento" di Padoan, ai vertici Mps siede Marco Morelli, già dirigente della banca ai tempi di Mussari. Insieme a Jp Morgan e Mediobanca (finora curiosamente rimasta "al riparo" da critiche) è proprio Morelli a farsi garante della cosiddetta operazione "di mercato", cioe del reperimento dei 5 miliardi di capitali privati. Ed è proprio Morelli a ventilare fino all'ultimo la possibilità che grandi fondi esteri intervengano nella ricapitalizzazione, nel ruolo di "anchor investor", convincendo il Tesoro a rinviare fino all'ultimo un intervento pubblico su Mps che si poteva e si doveva fare almeno sei mesi fa.
Dunque: quando e con chi ha parlato Morelli, tra i rappresentanti del fondo sovrano del Qatar? Quali sono stati i suoi interlocutori nel fondo gestito da George Soros? E quali offerte concrete aveva in mano, quando il 7 dicembre il cda della banca ha chiesto alla Bce una proroga al 20 gennaio 2017, per il closing dell'operazione? È il minimo che si possa chiedere a un manager che ha un compenso fisso di 1,4 milioni, superiore a quello del suo pari grado di Bnp Paribas. Per gestire la peggiore delle grandi banche europee, guadagna più di quello che guida la migliore. Come direbbero un Longanesi o un Flaiano: ah, les italiens...