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sabato 10 dicembre 2016

Hanno detto ... ...

FERRUCCIO DE BORTOLI, già direttore de Il Corriere della Sera

La politica espansiva della Bce ha offerto all’Italia uno scudo formidabile. Ci ha consentito di abbattere (immeritatamente) la spesa per gli interessi sul debito. Un aiuto corposo. Dimenticato in fretta. 
Abbiamo scambiato una condizione eccezionale per la normalità acquisita. La spending review è stata messa in soffitta. La flessibilità ottenuta da Bruxelles si è tradotta più in nuove spese che in investimenti. È stata trascurata la regola del debito nell’illusione che il sostegno ai consumi stimolasse di più la crescita. Il corto circuito tra titoli del debito pubblico in portafoglio e crediti in sofferenza è un elemento d’indubbia fragilità del sistema bancario.
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Lo scudo di Draghi era ed è diretto a stimolare le riforme. In parte fatte, va riconosciuto, dal governo Renzi. Con una buona dose di coraggio annacquata da un certo pressapochismo legislativo. Alcuni provvedimenti utili, Jobs act compreso, hanno ancora bisogno di essere attuati e perfezionati. Altre riforme necessarie o non sono state fatte (concorrenza) o sono state realizzate solo in parte (pubblica amministrazione). 
L’ombrello della Bce doveva consentire interventi radicali in molti settori. Rimane ancora del tempo prezioso, da non sprecare. E quel tempo rischia di chiudersi proprio nel momento in cui, dopo aver varato una nuova legge elettorale, andremo al voto ed eleggeremo un nuovo esecutivo. Il quale, se si trovasse per esempio davanti a uno scenario di ripresa dei tassi, non avrebbe grandi margini di manovra. 
E sarebbe costretto a tagliare drasticamente quella spesa che, guardando al consenso, in questi anni non abbiamo ridotto.

CORRADINO MINEO, senatore e giornalista
Per il Monte dei Paschi pagheranno gli italiani. Perchè non si può lasciar fallire la banca.
Ma qualcuno risponderà poi degli errori commessi?

MARCELLO DELL'UTRI, già politico e dirigente d'azienda, condannato e detenuto  nel carcere di Rebibbia, già persona fidata di Berlusconi

«Ai politici i problemi delle galere non interessano, e io stesso in Parlamento non me ne sono occupato. Sono dovuto arrivare qui per capire».
Nel 1996 mi sono candidato per difendermi nei processi, come ho sempre ammesso, e ho sbagliato. Lo status di parlamentare mi ha evitato la carcerazione preventiva e ha allungato i processi, ma avrei fatto meglio a farmi arrestare prima e scontare subito la condanna, quando avevo cinquant’anni; oggi sarei libero, un uomo saggio con un bagaglio di esperienza in più. Invece mi trovo qui dentro a 75 anni, vedo avvicinarsi il finale di partita e sinceramente mi dispiace passarlo qui anziché con la mia famiglia, i miei nipoti e i miei più cari amici».
«Io non ho fatto niente di tutto questo. Ho conosciuto solo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà , senza sapere che fossero mafiosi, se poi è vero che erano mafiosi; e partecipai alla festa di matrimonio di quel Jimmy Fauci, altra persona di cui non conoscevo le attività criminali, in cui arrivai che erano già alla torta».
Dopo il referendum costituzionale, come vede la politica di oggi?
«Molto distante. Io avrei votato No. Forse Berlusconi, che a ottant’anni ha ancora l’energia e l’ostinazione per stare in prima linea, può giocare un ruolo per una riforma elettorale condivisa. Vedremo. Guardo i talk show in tv, ma sono più inquietanti che interessanti. E poi devo limitare la televisione, perché devo studiare». 
Fine intervista
Dell’Utri ha con sé il libro del domenicano francese Marie Dominique Chenu, «La teologia del XII secolo», a febbraio deve dare due esami, Storia della Chiesa medioevale e Istituzioni della Chiesa ortodossa; l’ultimo l’ha fatto a fine ottobre e ha preso 30 e lode. La sola distrazione sono le partite a scacchi con un detenuto georgiano: «È fortissimo, prima vinceva sempre, adesso comincio a batterlo anch’io. È una grande soddisfazione, le partite durano anche due ore, a volte di più. Mi aiutano, perché per giocare a scacchi ci vuole una mente totalmente sgombra da pensieri. Soprattutto tristi».