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giovedì 29 dicembre 2016

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

L'istruzione pubblica
arriva in Occidente con


la Riforma Protestante (II)

Se durante tutta la storia dell'umanità l'insegnamento della scrittura e della cultura dei ragazzi e dei giovani  era stato un impegno fondamentalmente dei parenti, con l'eccezione di alcuni precedenti "socializzanti" nell'antica Grecia e nella Giudea ebraica, dopo la Riforma protestante, nel XVI, cominciano a sorgere in Europa e poi in America i primi sistemi educativi  intesi  -all'inizio- prevalentemente alla formazione del clero.
Il clima di forte tensione religiosa apertosi con la Riforma e poi col Concilio di Trento fra cattolici e protestanti porta infatti con se la promozione dell'alfabetizzazione generale della popolazione pure ad iniziativa del potere pubblico che di contro si propone di ridurre il potere delle confessioni religiose,  mentre i riformati da parte loro puntano all'accesso diretto ai testi biblici e alla loro interpretazione prescindendo dalla mediazione del clero.

L'educazione viene percepita come parte importante della gestione pubblica col consolidamento -nel XVIII secolo- dell'Illuminismo, quando i suoi pensatori considereranno la "ragione" come la via privilegiata per il miglioramento dell'umanità e del benessere di questa.

Con lo sviluppo successivo degli Stati-nazione e con l'avvento della Rivoluzione Industriale i sistemi educativi si consolideranno in via definitiva finanziati grazie ai sistemi fiscali pubblici.
L'espansione delle scuole pubbliche non sarà comunque uniforme e contestuale in tutte le aree del vecchi continente se si pensa che fin agli anni sessanta del Novecento la scuola media mancava in tutta la Sicilia ad esclusione delle città capoluogo e dei grossi centri.

La spinta all'espansione del sistema scolastico derivò dalla necessità di manodopera qualificata per assecondare la Rivoluzione Industriale e dall'importante ruolo che esso svolgeva nella costruzione dell'identità e della cultura nazionali. In effetti, per quanto riguarda l'Italia, con gli anni sessanta del Novecento l'educazione delle giovani generazioni smetteva di essere un quasi monopolio della Chiesa e cominciò ad essere influenzata dallo Stato. Sempre in quegli anni (anni dei primi governi di centro-sinistra) pure l'emancipazione operaia, conseguente alle forti organizzazioni sindacali, diede un forte impulso al consolidamento dei sistemi educativi pubblici.

Nell'Ottocento, come in tutta Europa, anche in Italia il modello scolastico era di tipo napoleonico (centralizzato, insegnamento basico uniforme, finanziamento a carico dei comuni, controllo statale sulla formazione della docenza).
La legge Coppino (1877) fissò la durata della scuola dell'obbligo in tre anni ed l ciclo elementare in cinque anni. Nel 1904, con il giolittismo sostenuto dall'esterno dai riformisti socialisti l'obbligatorietà sarà ancorata al dodicesimo anno di età.
La Costituzione del 1948  stabilì l'istruzione pubblica, gratuita ed obbligatoria per almeno otto anni. Successive leggi hanno fissato l'obbligatorietà fino a 16 anni di età.

Il neo-liberismo
La concezione con cui si leggono i fenomeni socio-economici dei nostri giorni -il neo-liberismo- non ritiene che sussista un motivo economico per definire l'educazione come un bene pubblico puro.
Per la scienza economica, una delle caratteristiche del bene pubblico è quella della non esclusione, cioè che in caso di produzione non sia possibile escludere  nessuno dall'utilizzo di quel bene. 
Ma su questi temi avremo modo di soffermarci.