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mercoledì 16 novembre 2016

Storie di Sicilia. Dai malèfici alla scienza del terzo millennio

E sotto i  normanni -nelle campagne-
 si viveva così ....

La gente servile, che nelle campagne dell'isola era la quasi totalità (escludendo i burgenses, i mastri ed il clero), non poteva contrarre matrimonio senza il consenso del Signore del feudo che dicevasi licentia maritandi o matagium
La Chiesa Romana, introdotta in Sicilia dai Normanni nel tentativo che si protrarrà con gli Svevi gli Angioini e gli Spagnoli fino al millequattrocento di sostituire la Chiesa Orientale, -dal momento che pure essa fu grande feudataria- ai suoi lavoratori rustici rilasciava i permessi a potersi sposare; permessi che i rustici (o villani) dovevano onerosamente pagare.

Il pagamento di un "diritto" da parte delle persone servili per potersi sposarsi, in verità, nel Medio Evo, era diffuso in tutta l'Europa feudale, la parte occidentale. Non esisteva nei territori dell'Impero Romano d'Oriente di cui la Sicilia era parte prima dell'arrivo dei mussulmani, dal momento che lì -nei territori bizantini- il feudalesmo non fu mai introdotto. 
Papa Adriano II nel 1155 emise una bolla con cui dichiarava indissolubili anche i matrimoni tra la gente servile pur in assenza della licenza del proprio Signore. Ma la bolla pontificia non ebbe alcuna efficacia in quell'epoca in cui la gran parte della popolazione dell'Europa feudale era giuridicamente proprietà privata, apparteneva, al re, ai baroni, ai grandi monasteri. E costoro erano vigili ed attenti a non perdere la proprietà sui lavoratori rustici.

In un documento del 1279 un tale Gregorio così fu costretto a dichiarare, a conclusione di una "causa dinnanzi alla curia regia":

Signor Vescovo io ed i miei figli siamo vostri villani e come tale io devo obbedirvi e prestarvi per villanaggio i diritti dovuti fedelmente; voi avrete su di me dominio  e potestà come devono avere i domini sui loro villani; vi prego dimenticare la lite che vi ho fatta davanti la curia del re, con temeraria presunzione che io e i miei eravamo liberi: la verità è che io sono vostro villano, che devo pagare ogni anno  in certi giorni festivi una somma di denaro e darvi galline e certe opere angariche e parangariche come fanno gli altri villani".