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sabato 19 novembre 2016

Politica. La regione Sicilia sta male ed ovviamente stanno male tutte le membra diffuse sul territorio

GAZZETTA DEL SUD




Enti locali sull'orlo del dissesto finanziario per il ritardo dell'Ars nell'approvazione della manovra economica d'autunno, determinato, in quest'ultimo periodo dalle assenze della quasi totalità dei deputati della maggioranza, impegnati nella campagna in atto per sostenere al referendum la riforma della Carta costituzionale ad opera del governo Renzi. 
A complicare la situazione, secondo i vertici di Anci-Sicilia, contribuirebbero i pesanti tagli predisposti dal governo regionale. «Se sul fronte dei trasferimenti regionali ai comuni per spese di investimento la situazione dovesse rimanere ferma a quanto previsto dal decreto dell'assessorato regionale alle Autonomie locali del 14 novembre 2016- hanno avvertito il presidente di Anci-Sicilia Leolu- ca Orlando e il segretario generale Mario Emanuele Alvano - si rischia di aggravare una situazione che sta portando, settimana dopo settimana, con una progressione che non ha precedenti nel passato, nuovi comuni a dichiarare il dissesto». 

«Quel decreto, infatti - hanno spiegato i due maggiori rappresentanti dell'Associazione dei comuni - prevede il riparto di 50 milioni, a fronte dei complessivi 165 (di cui 115 fondi Pac) previsti dalla legge di Stabilità regionale e, in base ad essa, utilizzabili anche per il pagamento delle rate dei mutui contratti per le medesime finalità. Se confrontiamo la situazione del 2016 con quella dell'anno precedente, in cui furono stanziati per la medesima finalità 115 milioni, siamo di fronte ad un taglio che sfiora il 60% e che, ufficializzato solamente a fine anno, rischia di determinare un danno irreparabile». 
Ecco perché, hanno sottolineato Orlando e Alvano, «la situazione degli enti locali siciliani (comuni, unioni di comuni, liberi consorzi e città metropolitane), deve essere al centro delle priorità di governo e Parlamento regionale». I vertici dell'Anci hanno proposto che nella manovra di assestamento, comprendente stanziamenti per 220 milioni di euro, parte dei quali destinati alle disciolte province regionali ed ai comuni in dissesto per il pagamento degli stipendi ai dipendenti, sia quelli a tempo pieno che quelli a tempo determinato, venga inserita «una norma che ponga rimedio alla disastrosa riduzione delle risorse destinate a spese di investimento». 
«Abbiamo già posto il problema con estrema chiarezza - hanno ricordato il presidente e il segretario generale dell'Associazione dei comuni siciliani - in commissione Finanze e confidiamo nell'incontro in programma per il 23 novembre con il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, affinchè si possa trovare una soluzione efficace nei ristretti tempi (30 novembre) per apportare variazioni ai bilanci comunali». Oltre quella data la gran parte dei comuni rischia il default. I sindaci stanno seguendo con apprensione gli sviluppi della vicenda e sperano che l'Ars sblocchi i fondi necessari.