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mercoledì 30 novembre 2016

Olio d'oliva. Nell'annata di crisi (in Sicilia) è esplosa la richiesta mondiale

LA SICILIA/Catania


L'olio extravergine d'oliva conquista il mondo proprio quando la produzione italiana si dimezza e quella siciliana è quasi azzerata. 
È il paradosso che sintetizza uno studio presentato ieri dalla Coldiretti: in un quarto di secolo il consumo di olio d'oliva è aumentato del 73% a livello mondiale, e il mercato statunitense si è piazzato al terzo posto per domanda di olio, alle spalle di Italia e Spagna, con il Giappone che è letteralmente impazzito per l'oro verde con un +1.400% di incremento del consumo. 
Ma, come detto, il nostro Paese quest'anno non sarà in grado di soddisfare la domanda del 2017. 
La produzione in corso, secondo Coldiretti, è di 243 mila tonnellate (-49%). In Sicilia, riferisce Giuseppe Piccolo, presidente Asprol Sicilia-Coldiretti, che associa 4.500 produttori isolani, «rispetto alla media la produzione è crollata fino al 75%; rispetto alla scorsa annata si è scesi dell'85%». 
Le ragioni, spiega Piccolo, stanno «nelle avverse condizioni climatiche: scirocco durante la fioritura, caldo estivo che ha favorito massicci attacchi delle mosche contro i quali le colture biologiche non hanno potuto reagire, vento poco prima della raccolta. In alcune zone del Messinese e di Sant'Agata di Militello, in molte aziende non si è raccolto». 
Tre i problemi generati da questa situazione: «L'aumento di domanda fa lievitare i prezzi se l'offerta di prodotto è bassa-sottolinea il presidente regionale dell'Asprol -. E questo, assieme alla poca quantità disponibile, ci impedisce di competere sui mercati esteri proprio ora che sono più favorevoli; di questo approfitteranno Paesi extra Ue che producono a basso costo e senza le nostre regole e la nostra qualità. Ma c'è anche il rischio - incalza Piccolo - che, pur di mantenere la presenza sul mercato locale, alcuni produttori privi di scorte e di scrupoli possano ricorrere all'incremento dell'import di olio straniero spacciandolo per siciliano». 
Tornando allo studio Coldiretti, in un quarto di secolo l'olio d'oliva ha conquistato il resto del mondo, dal Brasile alla Russia; mentre nei Paesi tradizionalmente produttori, come Italia, Spagna e Grecia, i consumi rallentano. Il dossier (presentato ieri nel corso della Giornata mondiale dell'olio d'oliva indetta dal Consiglio oleicolo internazionale), rileva che negli ultimi 25 anni i consumi nel mondo sono balzati del +73%. 
Si va dal +250% degli Usa (al terzo posto dopo Italia e Spagna con 308 milioni di chili), al +1.400% del Giappone con 60 milioni. 
Nel corso di quest'anno nel mondo sono stati consumati 2,99 miliardi di chili. In vetta alla classifica si conferma l'Italia con 581 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 490 milioni di chili. In Europa altro grande consumatore è la Francia che ha superato i 103 milioni (+268% negli ultimi 25 anni). Gran Bretagna e Germania ne consumano rispettivamente 59 milioni ma con un balzo del 763% rispetto a 25 anni fa - e 58 milioni (+465%). 
Una rivoluzione nella dieta si è verificara anche in Brasile, dove l'aumento è stato in 25 anni del 393% per un totale attuale di 66,5 milioni, e in Russia, dove a fronte di un'impennata dei consumi del 320% si registra però una quantità ancora limitata a 21 milioni di chili. 
La situazione - continua la Coldiretti - è invece diversa nei Paesi tradizionalmente produttori come l'Italia, dove nel corso dei 25 anni i consumi sono rimasti stabili (+8%), la Spagna, dove c'è stato un aumento del 24%, e la Grecia, dove si è verificato addirittura un calo del 27%. Il boom ha avvantaggiato anche l'Italia, con un aumento record delle esportazioni dell'8% nei primi otto mesi del 2016. In particolare sono cresciute le esportazioni in Ciña (+18%), dove però le quantità sono ancora ridotte, in Giappone (+7%), in Usa (+11%), dove è diretto quasi 1/3 dell'olio di oliva che varca le frontiere nazionali.