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domenica 27 novembre 2016

Hanno detto ... ...

GIUSTO CATANIA, vice sindaco di Palermo
NO al referendum del 4 dicembre per bloccare la deriva oligarchica del Paese. La democrazia è più importante della velocità.

VIRGINIA RAGGI, sindaco di Roma
Eppure sono loro quelli che dicono sempre NO. Dicono NO ai tagli ai privilegi, NO ai tagli alle spese militari, NO ai giovani, NO al futuro

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera
Fidel chiese: chi di voi è economista?
Il Che capì comunista. E alzò la mano.
Così si ritrovò Governatore della Banca e ministro del Tesoro.

GIANLUIGI NUZZI, giornalista
Prima di essere tristi, chiediamolo a chi è fuggito magari orfano da Cuba.

SERGIO RIZZO, giornalista e scrittore
La nostra élite – la classe politica, i vertici industriali, i sindacati, la giustizia, persino il giornalismo – è sprofondata nella mediocrità. È un processo in corso da decenni, accelerato di volta in volta da alcune manovre scellerate, basti pensare al Porcellum e a chi è entrato in parlamento, per dirne una. Significa avere imprenditori che fanno strada grazie alle relazioni, anziché alle idee, significa avere una burocrazia arrogante assoggettata alla politica, significa non avere grandi scuole di classe dirigente. Un Paese, insomma, dove si ha la sensazione che vadano avanti solo i mediocri.
È una questione di educazione civica, certo, ma prima ancora bisogna ritrovare l'amore per il Paese e prendere coscienza del problema. Poi c'è il tema della trasparenza: bandi pubblici per le nomine nelle aziende dello Stato, codici etici seri per le professioni, regole chiare sulle assunzioni in università.
Ci sono anche competenti onesti, ma sono come fuori dai radar. Essere competenti ed onesti insieme diventa quasi un problema in un sistema in cui regna l'affarismo, si è malvisti perché si costringe gli incompetenti a fare i conti con chi è più bravo.
Renzi ? Mi aspettavo qualcosa di più. Ho visto molte chiacchiere e poca sostanza, mi sembra che i vecchi schemi si siano messi indosso vestiti nuovi. Credo che lo stesso Renzi abbia sottovalutato il sistema in cui si sarebbe dovuto muovere e non sia riuscito a fare quello che voleva.