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mercoledì 16 novembre 2016

Hanno detto ... ...

CORRADINO MINEO, senatore

Solo nel 2016 nel Mediterraneo sono
annegate più di quattromila persone.
VAURO SENESI
D'Anna, senatore verdiniano: le riforme servono per cambiare la Costituzione social-comunista e l'idea di una Repubblica fondata sul lavoro

ENZO BIANCHI,priore di Bose
A volte speriamo così tanto l'arrivo di qualcuno che siamo disposti ad aspettarlo al freddo, sotto la pioggia, di notte.

DAVID CARRETTA, giornalista
Fondalmentamente la Slovacchia, che ha la presidenza di turno dell'Ue, ha detto "me ne frego" della riserva italiana sul bilancio dell'Unione.

PINO GULIA, Capo Servizio presso Patronato ACLI
Passata la bufera viene spontaneo chiedersi perché gli americani abbiano votato Trump a tal punto da dargli la maggioranza anche nel Congresso.
Col tempo si capiranno molte più cose di quanto possiamo immaginarne oggi. 
Alcune cose sono però certe: di voti ne ha avuti molti di più Hillary Clinton (sembra oltre 250mila), mentre Trump ha vinto negli Stati che gli hanno permesso di prendere un maggior numero di cosiddetti “grandi elettori”. È il sistema elettorale americano!!
Inoltre dei cittadini aventi diritti avrebbe votato solo il 42 – 45%. Oltre la metà degli americani non ha votato. È stato spesso così tranne alcune volte come fu per le elezioni che portarono Obama alla Casa Bianca.
La disaffezione alla politica è un male che ormai attraversa tutte le grandi democrazie. 
Ancora: la gente non crede più nei sondaggi e preferisce, spesso, non rispondere alle domande che pongono i sondaggisti per interpretare il voto e fare delle proiezioni. E troppo spesso i sondaggi sono viziati. 
Anche questa volta gli americani li hanno evitati a tal punto da ribaltarli.
 
Ma come ha fatto a vincere Trump? L’immaginazione porta, oggi, a pensare che dietro la figura di Trump, dietro i suoi show, si nascondessero molti interessi della finanza,delle banche, del commercio americano, dei fatidici Wasp (white anglo-saxon protestant) e del Ku Klux Klan che potevano vedere nella Clinton una leader che avrebbe potuto pensare di mettere in atto, per esempio, una giustizia riparatrice nei confronti dei più deboli. Si pensi alla questione della sanità come diritto anche per i poveri. O l’attenzione forte verso le minoranze. Non che la Clinton non rassicurasse settori della finanza e non avesse suoi interessi specifici da salvaguardare ma certamente ha guardato anche alle classi meno favorite proprio come protagoniste di una democrazia più compiuta.
 
Mondi della finanza americana e internazionale hanno visto con favore Trump perché certi di poter influenzare più che mai i prossimi passi del neo Presidente, non solo nel Paese ma proprio in ambito internazionale. 
 
Riconsiderare la presenza degli Stati Uniti in alcune aree calde del pianeta potrebbe voler dire una finanza così libera da vincoli da avere maggiore vigore nell’espandersi senza etica. Significherebbe, però, anche sostenere sistemi politici che di democrazia e di giustizia hanno ben poco.
 
Quanto questi interessi, che non fanno parte del cuore del popolo, hanno avuto ruolo in queste elezioni? Dall’una e dall’altra parte. E quanto, quelli che hanno sostenuto il vincitore, passando alla fase della riscossione, ricorderanno che la democrazia americana è un grande valore per l’America e per altrove e che va amata, sostenuta e rispettata?
 
La democrazia è l’altra questione che emerge da queste Presidenziali. Crisi di democrazia in Occidente proprio mentre il “2016 Global Terrorism Index Report”  afferma che mai si è avuto nei Paesi occidentali un così lungo periodo di pace. I valori che l’hanno sottesa e che ne hanno permesso l’espansione, sembrano divenuti evanescenti. La prosperità che è derivata dalla pace sembra ormai essere sempre più relegata ai piani alti della società. E chi sta sotto reagisce come può, anche ribaltando gli scenari. “I poveri ci sommergeranno” aveva affermato qualcuno nel secolo scorso!!
 
In una intervista di queste giorni di Andrea Tarquini per La Repubblica al già Presidente della Polonia, Lech Walesa, c’è un’affermazione sulla democrazia su cui vale la pena soffermarsi: “La grande svolta, più della vittoria di Trump, è la sconfitta dei partiti democratici tradizionali e dei loro valori costitutivi da tempo, la sconfitta dell’idea che i cittadini hanno della democrazia: temo che com’è adesso la democrazia non piaccia più. Il tempo stringe: se vogliamo salvare la democrazia dobbiamo ripensarla tra tutti noi democratici di destra o di sinistra, imparare ad ascoltare a tempo la gente e le sue paure, fondate o meno”. 
 
E ora il Presidente Trump, che in molti vedono come un uomo senza alcuna dote politica, si trova a gestire la più grande democrazia del mondo con la necessità di dover saper ponderare, di saper equilibrare le risposte da dare al Paese e al mondo per superare le paure mettendo da parte i suoi eccessi e i suoi diktat. Ma, soprattutto, mettendo da parte gli interessi di parte!  
 
Un ulteriore dato: donne, gay, immigrati, minoranze in genere. Tutti vedevano nella Hillary il senso della riscossa che continuava dopo l’era Obama. Anzi ancora di più perché Hillary è una donna!! E avrebbe letto il mondo al femminile! Molte di queste realtà sono potenze, almeno culturali, negli Stati Uniti eppure non hanno inciso, se non negativamente, nel cuore e nella mente di Trump. Si dice che alcune espressioni religiose, tra le tante presenti negli States, silenziosamente appoggiassero Trump proprio perché teneva lontane aspettative dell’una o dell’altra minoranza. Forse è vero. 
 
In una campagna elettorale gridata a suon di slogan, twitter o hashtag, Trump ha esasperato i toni contro queste minoranze per dare risposta alla paura della gente che vede, nell’ampliamento della platea di quanti possono vedersi riconoscere diritti, una diminuzione dei propri. Ha ascoltato la pancia, come si dice, non ha condotto alla ragione. Forse a questo si riferiva Hillary quando, nel ringraziamento dopo le elezioni, ha detto “un’altra donna romperà il tetto di cristallo”!