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giovedì 3 novembre 2016

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

La diseguaglianza
Quel Karl Marx; cosa sosteneva ?

Lanciò critiche feroci al sistema capitalistico che ormai da alcuni decenni si era sostituito al sistema feudale. In esso vedeva lo sfruttamento tra esseri umani e la concentrazione sempre crescente della ricchezza nelle mani di pochi. 
In esso vedeva la diffusione della miseria.

In lui comunque bisogna distinguere la doppia veste che rivestì nel corso della sua vita: quella dell'agitatore sociale che si proponeva di scuotere le masse diseredate e quella dell'economista serio e rigoroso. Le sue opere scientifiche hanno in ogni caso mirato a trasformare l'assetto sociale della società.
Qui, in questo blog, a noi sta interessando la veste di economista che si riallaccia all'impostazione teorica di David Ricardo nel ridefinire la teoria della distribuzione del reddito all'interno della società.

Se David Ricardo aveva attributo un ruolo rilevante all'agricoltura, Marx rimodula i soggetti economici coinvolti nel mondo della produzione in capitalisti ed in proletari.
I livelli di disoccupazione crescenti
hanno qualcosa a che fare con il calo di
natalità in Occidente o col benessere
(come asseriscono altri) ?

Vedremo in seguito il punto di vista
degli economisti. 
Nel 1867, quando pubblicò il primo volume de Il Capitale, era in effetti già emerso il ruolo trainante della grande industria e delle grandi città rispetto alla marginalità del settore agricolo e dei centri rurali.
Sulla linea di Ricardo confermò che l'industria avrebbe assorbito per una lunga fase iniziale abbondante forza lavoro proveniente dai comparti tradizionali (agricoltura) ed i salari sarebbero stati sempre crescenti. Proprio per bloccare la crescita salariale l'industria ( o meglio i detentori del capitale) avrebbe via via puntato ad introdurre innovazioni tecnologiche. 
Si sarebbe, quindi, arrivati al punto di inversione: sarebbe iniziata la crescita del tasso di disoccupazione e le retribuzioni si sarebbero attestate nuovamente al livello di sussistenza.

Il motore del progresso socio-economico è quindi l'innovazione tecnologica che ha come effetto la sostituzione del lavoro umano con le macchine, le attrezzature. Ne consegue che la crescente sacca di disoccupati terrà sempre basso il livello delle retribuzioni (i salari).