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lunedì 7 novembre 2016

Appunti e riflessioni sulle origini del "pensiero dell'Occidente"

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Ancora sui sofisti
Tra i grandi sofisti c'è da annoverare Prodico d Ceo, pure lui interessato alla "natura" e sopratutto alla "natura umana".
Secondo Untersteiner (Rovereto, 2 agosto 1899 – 6 agosto 1981)grecista, filologo classico e storico della filosofia italiano, "Dal dominio dell'uomo sulla stria e sulle cose si passa all'uomo oggetto della storia, che a lui largisce tanto il benessere, quanto il dolore".
Prodico si interessò al fenomeno religioso e ne spiegò l'origine attraverso la funzione innovatrice degli scopritori.  Tali uomini valorizzarono la natura  attraverso le arti e fornirono in tal modo  soluzioni utili agli uomini.
Per questo essi furono divinizzati.

Prodico si interessò inoltre di problemi relativi al linguaggio introducendo l'etimologia, che è analisi delle parole, ma insieme anche considerazione dell'evoluzione storica  del linguaggio.

Altro sofista di rilievo fu Antifonte di Atene, critico verso il pensiero di Gorgia. Secondo Gorgia dei fatti non si può dire  che siano più di quanto siano, e quindi circa l'accadere  non è possibile  un giudizio. Antifone al contrario sottolinea  il fatto che la natura  è costituita dalla somma di tutte le esperienze sensibili  e, a questo titolo, essa è oggetto di giudizio. 
Nel concetto di téchne (tecnica) da lui formulato, è implicata l'oggettività della percezione, come momento centrale del conoscere.
Dice "Io, per altro, penso che non esista assolutamente un'arte che non sia reale: infatti sarebbe assurdo pensare qualcosa delle realtà, se non esiste".
Per lui, infine, le esperienze una volta accadute non ritornano. Su questa base, il tempo risulta per l'uomo limitato ed irreversibile.

Prossimamente ... inizieremo con Socrate
Socrate appare nella storia del pensiero come una delle figure di filosofo e di uomo più inquietanti ed enigmatiche.
Come per i sofisti anche per Socrate l'individuo è il centro logico del mondo e la misura di tutte le cose ma solo in quanto riconosce in sè la figura illuminante  di un Logos universale, con cui giudica e la cui scoperta  è il suo compito supremo.