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lunedì 3 ottobre 2016

Vita di ogni giorno. Vangelo, senso della vita, mondanità civile ed ecclesiastica frammista al potere

Ieri ho ascoltato una omelia piena di contenuti; contenuti tratti dal Vangelo che conducevano al significato della "Crocifissione", al rispetto, all'amore verso il prossimo, e alla comprensione del nemico, di chi ci rende la vita difficile per assecondare il proprio egoismo.

L'omelia -contestualmente- dava indicazioni sul giusto modo della vita civile, ossia della vita dei nostri giorni, del terzo millennio, quella dominata e caratterizzata (come in realtà è sempre stato) dall'egoismo, il  male che ci induce a voler essere sopra gli altri per dominarli e poi "apparire" e magari per possedere cose e persone ed apparire prestigiosi agli occhi altrui.

Il Papàs dell'omelia è fra i pochi che non appartiene ai tanti che predicano bene e razzolano "malissimo". 
Lo conosco da sempre ed ha predicato sempre ciò che vive.
Egli è un grande Papàs, anzi un vero Papàs, perchè non interpreta il cristianesimo come occasione per divenire monsignore, vescovo, eminenza oppure papa-re (la Storia ne attesta decine e decine).

Oggi conosciamo i politici arrampicatori, arruffoni e ladri. Conosciamo personaggi che portano (dovrebbero portare) la tunica invece portano come espressione del loro "io" l'arroganza, il volere affermarsi, il volere mostrarsi in prima fila in attesa della prossima corsa di carrierismo, promozione e dominio.   

Predicare bene e comportarsi difformemente ? E' diffuso.

Ieri ho pensato, mentre il Papàs avviava alla conclusione la Liturgia, che Giuda ha tradito, Pietro ha rinnegato e gli altri sono fuggiti.  Quei dodici rappresentano un pò tutta l'umanità.
Il cattivo ladrone chiedeva il "miracolo", avrebbe voluto che Gesù scendesse dalla Croce e salvasse pure lui (questo il Papàs lo ha ricordato) dal supplizio. 

Sulla scia delle tipologie dei caratteri umani a noi -in questo post-  piace proseguire e scoprire che tutti gli esseri umani siamo malati chi di grandezza, chi di dominio, chi di sogni e di desiderio di apparire ciò che non siamo. 
Tutti siamo inadeguati ad essere uomini veri, uomini superiori ad ogni ambizione che fa male e comunque toglie qualcosa al "vicino" o come tanti, ipocritamente, dicono al "fratello". 
Solo quel Crocifisso -questo credo fosse il senso dell'omelia- seppe indicare la via per uscire dal fango in cui siamo immersi. Egli per salvare il ladrone che chiedeva il miracolo, i suoi dodici amici che in vari modi lo abbandonarono, per salvare pure noi del terzo millennio che l'un l'altro ci facciamo sgambetti, tragedie e ipocrisie, ha donato la sua vita. 
Ci ha detto, quel Crocifisso, che altro è il modo per scoprire il significato della vita: donarla per gli altri, amare tutti gli altri. Non solo coloro che ci vogliono bene ma anche chi ci rende la vita difficile. Se non facciamo secondo questo messaggio, il mondo si immergerà sempre di più nel fango del "volere", del "potere", dell'"apparire". 
Non ci salveremo in un mondo in cui, politici, ecclesiastici, uomini civili e tutti somigliamo a chi tradisce, a chi rinnega e a chi fugge.   

Il Papàs ha commentato il perchè della Crocifissione in quella chiesa, e chi scrive ha qui voluto riflettere, non certo riportando il discorso ma estraendo personalissime riflessioni. 
Il Papàs in verità ha detto molte altre cose ancora più interessati di quelle qui accennate; per esempio che nella vita civile e non contro le ingiustizie bisogna arrabbiarsi ed arrabbiarsi parecchio, anche gridare e gridare per farsi sentire. Ed ha aggiunto -con parole sue ma con lo stesso senso-  l'importante è non entrare nel fango, ossia l'importante è di volere il bene anche di chi stupidamente ci odia o ci fa il male in quanto "malato" di 
Volere, possedere
Potere, Dominio
Apparire, Esibizione.

Il Papàs ha concluso esclamando: "Arrabbiatevi, ma non peccate". 
Queste sono state parole letterali.