StatCounter

venerdì 14 ottobre 2016

La Teofania: lì si capisce la scelta di vita che copie un certo Gesù. Dalla scelta si capisce chi è Dio

Chi non conosce il rito bizantino pensa al folklore
e magari ha una idea di Dio alla Voltaire

Ci interessa capire cosa avviene “tornando” in Galilea, -come l’evangelista Marco raccomanda ai discepoli del Nazzareno e a noi che viviamo nel terzo millennio dell’era cristiana-.
Stemma dell'Eparchia
Il Vangelo inizia descrivendo cosa accadeva in Galilea allora. In un certo senso, in un contesto diverso di attesa messianica, accadeva quanto accade ancora oggi in qualsiasi parte del mondo. Gli uomini erano alle prese con le vicende discendenti dall’esercizio dei pochi del Potere, del possesso egoistico della Ricchezza, e della voglia di Apparire l’uno diverso e più rilevante dall’altro. 
Si potrebbe dire: il mondo di sempre. 

Giovanni il Battista, uno diverso dai molti, predicava Giustizia e Libertà, richiamando testi di antichi profeti (Malachia ed Isaia). Libertà non solo politica ma anche dal male che è dentro ciascuno e Giustizia dall’egoismo dei pochi ai danni dei molti.
Ancora oggi nel mondo “liberista” dove ci è offerta libertà ci viene negata la Giustizia sociale (eguaglianza) e se in qualche parte del pianeta viene attuata la Giustizia sociale viene soppressa la libertà.
La Galilea di Marco è la condizione del mondo.   
Stralciamo solo alcuni brani: 

E avvenne in quei giorni: 
venne un Gesù da Nazareth della Galilea 
e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 
 E subito, salendo dall’acqua, 
vide squarciarsi i cieli 
e lo Spirito come colomba 
scendere su di lui.
 E venne una voce dai cieli: 
Tu sei il Figlio mio, 
il diletto;
in te mi compiacqui ! 

Il Battista si inseriva nel fermento messianico di allora: si attendeva un mondo nuovo, libero dall'ingiustizia, dalla schiavitù, dalla servitù. 
Le attese erano grandissime e capitavano ogni tanto anche dei moti rivoluzionari ad opera dei zeloti. Tra i discepoli di Gesù quasi tutti erano simpatizzanti, tranne Matteo e qualche altro simpatizzanti del potere costituito.  Addirittura uno dei discepoli era zelota e uno sicario. 
Il Battista stesso diceva: "Dopo di me viene uno più grande di me, al quale io non sono degno...".
L'istanza perseguita dal Battista era quella di chi non si rassegna alle cose storte, sbagliate, vuole la giustizia, non si rassegna al male; come dire "Non siamo fatti per vivere nel male, siamo fatti per vivere bene". 

Cosa vuole dire Marco su questo fatto accaduto in Galilea e che può accadere ovunque e a chiunque  ?

Quel Dio che molti di noi immaginano sia un’entità superiore, sovrana, onnipotente che fa le leggi, le applica punendoci oppure premiandoci se siamo buoni in realtà è il Dio che Voltaire diceva che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo per tenere buona la gente! 
E Bacone diceva “se Dio ci fosse (e fosse quel terribile) bisognerebbe ucciderlo!” 
Questo tipo di immaginario religioso ci conduce al Dio essere supremo, un pò massone.

Marco ci presenta un Dio completamente diverso, tenendo presente che “Dio nessuno l’ha mai visto - dice Giovanni - ma il Figlio nella sua carne ce l’ha rivelato” (Gv.1,18), ci indirizza in Dio, nella sua umanità. 
L'Antico Testamento aveva tentato una prima presentazione di Dio dopo la creazione, quando verso sera voleva andare a trovare Adamo ed Eva. Egli ha chiesto “Adamo dove sei?” 
La risposta fu “Mi sono nascosto perché ho avuto paura”. 

Di Dio, ci lascia intendere Marco non bisogna avere paura.
Tutti i 16 capitoli di Marco sono sintetizzati in quel Battesimo di un certo Gesù, che diventerà il Gesù.
Gesù si presenta per la prima volta in fila coi peccatori e finirà sulla croce tra due peccatori. Qui si battezza e sulla croce va del tutto a fondo, con la morte. Qui il Padre lo proclama Figlio, là lo proclamerà Figlio il centurione. Qui si squarcia il cielo, là si squarcia il velo del tempio.
Tutto quello che c’è in mezzo (tra i due squarci) è sviluppo di questa scena.

Chi è quel certo Gesù? un uomo qualunque. 
Sappiamo dal cap.6 che faceva il carpentiere, un lavoro che in genere facevano famiglie povere. Uomo ignoto, che fa un lavoro squalificato …originario da Nazareth! “Cosa può venir di buono da Nazareth?” dice Natanaele ad Andrea quando gli dice “Abbiamo visto Gesù di Nazareth”. 

Così si presenta Dio. 
Quando parlerà di sé si chiamerà il Figlio dell’uomo perché ogni uomo è figlio dell’uomo, come i cani sono figli dei cani. 
La sua scelta è quella di essere in tutto simile agli altri ma non agli altri che si distinguono dagli altri 

Dio sceglie di essere questo niente perché noi pensiamo che la nostra verità sia distinguerci dagli altri. Chissà perché? Gesù sa di essere come gli altri, fratello di tutti, così anche Adamo non si potrà spaventare. 
Questa è la prima immagine di Dio. E sarà costante fino alla fine. 
Si mette in fila con i peccatori, per farsi battezzare. 
È l’ultimo della fila, solidale con i peccatori, addirittura Paolo dice “è stato fatto peccato per noi” (1Cor 5,21), addirittura maledizione (Gal 3,13). 
È solidale con noi proprio là dove noi non siamo solidali: la morte.

Battesimo, vuol dire andare a fondo, sotto acqua, e ciò vuol dire morte.
Il battesimo è un gesto simbolico con cui l’uomo accetta ciò che è, cioè un mortale, accetta la morte ed esprime il desiderio di rinascere a vita nuova, che è il desiderio dell’uomo.
Gesù accetta il limite e fa del limite, dell’essere nessuno come tutti, di venire dalla Galilea (una terra come tante), di essere coi peccatori, d’essere comune mortale come tutti, fa di questo il luogo di solidarietà.

La salvezza non sta nel delirio di potenza, di ricchezza, di apparenza che opprime gli altri e li sacrifica al proprio egoismo, ma nel fare dei nostri limiti il luogo di comunione e di solidarietà. Nell'immergerci nel profondo, dove sta il peggiore degli uomini e fare proprio il male che attanaglia "il più sacrificato della società". Quel certo Gesù si è immerso negli imbrogli del nostro mondo e proprio per questa scelta è divenuto il Gesù, il Figli di Dio.

Se questo Dio si presentasse adesso, ai nostri giorni, certamente lo rimanderemmo indietro sul barcone su cui è venuto e forse gli avremmo sparato anche prima di farlo sbarcare! 

Questa scena del Battesimo ci rivela chi è Dio.
Anonimo, perché il suo nome lo sa solo l’evangelista perché glielo hanno detto, gli altri, quelli che pure essi  si immergono prima di lui negli affanni della vita non lo conoscevano. 
E fa questo gesto. E tutta la sua vita sarà portare avanti questa solidarietà, fino a toccare il lebbroso, e quando guarirà il paralitico “Ti sono perdonati i tuoi peccati” decideranno di ucciderlo perché bestemmia, quando guarirà la mano chiusa decideranno di crocifiggerlo.
Dio è proprio con tutti ed è l’ultimo di tutti. Si immerge nell’umanità, è uno di noi. 

Ci sarebbe quindi da rivalutare tutta la storia dei nostri limiti. Noi vogliamo essere sempre diversi da quello che siamo, per questo siamo infelici. Poi quando abbiamo delle qualità le usiamo per invadere i confini dell’altro e quindi per far del male, e quando noi abbiamo dei limiti approfittano gli altri per invaderci e quindi il limite diventa il luogo della divisione, della lotta, della guerra, sono le relazioni antropofagiche.
Questa operata da quell'anonimo Gesù, che subendo pure le tentazioni della vita e poi iniziando a predicare diventerà Gesù, è la scelta fondamentale che rende il mondo diverso: la salvezza !

Essere battezzati vuol dire questo. Proprio perché si fa battezzare nell’acqua e si immerge, scende lo Spirito, la vita di Dio, la colomba (simbolo del popolo di Israele).
Tutta la vita di quel certo Gesù, poi Gesù senza l'articolo indeterminativo, è un immergersi negli affanni della vita fino a immergersi ed imbattersi nella "croce", il limite mortale e naturale della natura umana.

 E subito, salendo dall’acqua, vide squarciarsi 
i cieli e lo Spirito come colomba scendere su di lui

Dove c’è questa scelta, contro la solitudine e dove si accetta il limite, luogo di comunione di tutti gli uomini, si sale dall'acqua, si esce dall’acqua, dalla morte, si nasce, si rinasce. Prima, quando non si accetta la natura umana e la solidarietà con tutti, si è morti.
Entrare nell’acqua vuol dire morire.
Noi normalmente viviamo invece sott’acqua, cioè nella morte, nell’egoismo. Mentre se facciamo la scelta di solidarietà finalmente usciremo dall’acqua (risusciteremo).  Si squarcia il Cielo:  Dio non è più là, è qui. Il cielo scende sulla terra.
Dio è qui perché è amore e solidarietà. Cambia il mondo, c’è il mondo nuovo. È il mondo dove il cielo sta sulla terra e non in alto. 

Questa è la salvezza.
Gesù, il protagonista del Vangelo, insegna a vivere la nostra umanità in pienezza, accettandola com’è, come luogo di comunione e di ricchezza, fino al limite della morte. 
L’uomo è uomo, può esserlo, se è amore e solidarietà, se è come Dio che si manifesta in quel Gesù, altrimenti è morto.

Questo è lo Spirito che sta sulle acque che richiama la creazione, quando sul caos primordiale lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque e nacque l’uomo. 
Qui nasce il mondo nuovo, è la nuova creazione dove è bello vivere, dove finalmente è finito il male, l’ingiustizia, la morte, la schiavitù, l’oppressione, dove realmente si realizza il Messia, quel Re che Dio aveva promesso che sarebbe stato il contrario di tutti i Poteri che opprimono. Quello che aspettava il Battista.
I SIMBOLI SERVONO ANCORA NEL TERZO MILLENNIO,
La foto del Bevaio (Biveri), a Contessa Entellina, dove quando ero ragazzo vedevo -il 6 gennaio- Papàs Janni Di Maggio battezzare bambini che vi venivano immersi per tre volte in pieno inverno e dove ancora ai nostri giorni ogni sei gennaio assisto alla benedizione delle acque accompagnata dal volo della colomba, a me rievoca il contenuto del brano di Marco.
La benedizione delle acque -secondo il rito bizantino- significa una scelta di vita:
__Rievoca l’uomo Gesù, la sua scelta, la sua storia, 
__Rappresenta Gesù come Cristo, come Messia: si squarcia il cielo, 
__In forza della scelta di solidarietà fatta, lo presenta come Figlio di Dio.

Altro che folklore:
Dio si è fatto uomo
perchè l'uomo diventi Dio
(il commento segue in più parti la traccia 
di una riflessione di p. S. Fausti)