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venerdì 28 ottobre 2016

Hanno detto ... ...

ENZO BIANCHI, priore di Bose
E' facile accordarsi e agire insieme spinti da paura ed egoismo: ma succede solo contro quelli che sono i più poveri


FAUSTO BERTINOTTI, già socialista, già Rifondazione, già sindacalista, già parlamentare


Ormai si vedono Paesi governati senza governi. Cioè, tutto questo affanno della politica sulla governabilità, oltre che minaccioso per la democrazia, è anche grottesco. Perché la stabilità, ammesso che poi la si realizzi, dipende da altri, dalla Bce, le forze economiche e finanziarie trainanti, la Commissione europea; questi sono come presidio sacerdotale di questa costruzione. La famosa Troika: Il caso Grecia è del resto emblematico.
GRAZIANO DEL RIO, ministro delle infrastrutture
"Siamo pronti ad aumentare le risorse destinate alle aeree colpite dal terremoto ben oltre i 4,5 miliardi inseriti in manovra. Appena ci saranno delle stime precise sui danni, decideremo gli interventi. Non ci tireremo indietro. Di certo non lasceremo sole le famiglie così duramente colpite e, gradualmente, metteremo in sicurezza tutto il territorio nazionale" - 

ANTONIO MAGLIE, giornalista
Negli anni è prevalsa l’idea che la risposta a tutti problemi sia nelle norme. Ma la realtà spesso va oltre. Soprattutto in economia dove non esiste un pilota automatico che ti fa navigare con sicurezza assoluta verso il porto più tranquillo perché all’improvviso si può sempre scatenare una tempesta che ti impone di scegliere tra un cambiamento di rotta o la collisione con uno scoglio. Ed è esattamente quello che è avvenuto in questi anni in cui l’Europa assumendo come un principio evangelico la dottrina tedesca ha iniettato dosi crescenti di rigidità nella politica dei vari stati senza compiere distinzioni.

Noi tutto questo lo abbiamo accettato, auspice il governo di Mario Monti. Nel più totale silenzio e disinteresse (anche di chi oggi sbraita insieme a Renzi contro l’Europa semmai proprio in funzione anti-Renzi) il governo presieduto dal senatore bocconiano ha prodotto un vero mostro giuridico e come tale sottolineato da un grande giurista come Stefano Rodotà, cioè l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Ora è evidente che non è quello il luogo per definire regole stringenti di politica economica perché se da un lato è vero come diceva Calamandrei che la legge fondamentale se poi non viene applicata nei principi è soltanto un pezzo di carta, dall’altro è lapalissiano che tutto ciò che viene inserito in quegli articoli finisce per assumere un carattere molto più rigido: non a caso il processo legislativo previsto per il varo di quelle norme è aggravato con la doppia approvazione nei due rami del Parlamento. Non è, d’altro canto, un caso che sia stata esclusa l’idea di trasferire le regole elettorali in una norma costituzionale pur avendo esse un carattere costitutivo in rapporto al sistema.