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mercoledì 12 ottobre 2016

Hanno detto ... ...

ENZO RUSSO, scrittore siciliano e autore della Fondazione Pietro Nenni
La nostra è una democrazia parlamentare e rappresentativa. Il che significa che, di elezioni in elezioni, il potere di decidere viene delegato a rappresentanti eletti dal popolo. Ora se nelle aree metropolitane e nel Senato delle Autonomie si prevedono rappresentanti non eletti direttamente dal popolo, è chiaro che si va verso una democrazia sempre meno rappresentativa e in forte controtendenza con quella partecipativa e deliberativa.
Ma c’è il caso più generale a livello sovranazionale. È invalsa la prassi di delegare poteri decisionali delicatissimi in materia di politica economica e finanziaria ad Agenzie e/o Autorità amministrative indipendenti (AAI) anche se, allo stesso tempo, i governi nazionali rivendicano a parole la piena sovranità nazionale anche per fattispecie del tutto impraticabili. Anche in questo caso, si rompe il rapporto diretto di agenzia tra il principale (l’elettore) e l’agente (il rappresentante). Al malfunzionamento di questo rapporto in Italia concorre l’art. 67 Cost che esclude il vincolo di mandato e che non viene modificato.
Ammesso e non concesso che il meccanismo delle primarie funzioni bene, non ci sono primarie per la scelta del governatore della Banca centrale europea, di quello della Banca d’Italia, dei componenti dell’Antitrust, ecc. Anzi, quello che succede è che, non di rado, i presidenti vengono scelti dalla massoneria internazionale più o meno deviata. 
Afferma Raguran Rajan, governatore della Banca centrale indiana, che non c’è organizzazione economico-finanziaria internazionale in cui non ci sia in posizione di alto rilievo un affiliato a Goldman & Sachs. Se i governi nazionali di media potenza sono comunque troppo piccoli e incapaci di coordinarsi sul serio per influire sulla soluzione dei problemi della globalizzazione è chiaro che, volutamente, lasciano un vuoto di potere che viene riempito da associazioni e/o organizzazioni informali che verticalizzano il processo decisionale a livello di aree geopolitiche vaste e/o a livello mondiale. Tutto questo a fronte di organizzazioni internazionali del tutto inadeguate a esercitare controlli efficienti ed efficaci sulla finanza rapace che opera in un contesto di piena libertà dei movimenti di capitale.