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martedì 13 settembre 2016

Perchè siamo cristiani

N. 6
Non v'è dubbio che rispetto al Kerygma cristiano (Dio d'amore, Dio personale, Dio risorto) esiste un mondo contemporaneo assurdo.

Tuttavia 
-nè l'assurdità della contemporaneità
-nè l'evidenza dei progressi della scienza
-nè lo scetticismo che domina gli animi
-nè la tragicità delle esistenze personali

hanno sviato i credenti da una "Verità" che è per loro assoluta.
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La Chiesa ha conservato la "fede" trasmessa dagli apostoli a partire dai Vangeli, di generazione in generazione, difesa a volte pure col martirio, illustrata dal susseguirsi di 
padri
dottori
santi
mistici
pellegrini  
eremiti
monaci
missionari.
L'annuncio dei primi apostoli non consisteva in una serie di catechesi con le quali dimostrare la verità storica di Gesù Cristo o con le quali far conoscere dei concetti teologici, ma nella trasmissione di un "esperienza". 

l credente e i non credente in buona fede sono oggi generalmente persone ammirate dalla lunga persistenza attraverso i secoli della fede.

La preghiera centrale del Credo ricapitola tutte le verità elaborate e aggiornate fin dai primi secoli della storia del cristianesimo.

"Credo in un solo Dio, Padre ...
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio 
.... Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita" : è questo il dogma della Trinità, l'affermazione che Dio è al tempo stesso unico e riconosciuto in tre persone.

 i Padri della Chiesa
 San Massimo il Confessore 
asserisce:

"uno solo è Dio, senza principio, incomprensibile, che possiede intera la capacità di essere dappertutto (....) è inaccessibile a tutti e non è colto da nessun essere per rappresentazione naturale".

San Giovanni Damasceno
scrive:

"Dio nessun l'ha mai visto. Proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Giov. 1,18). Il divino è dunque ineffabile e incomprensibile. "Infatti nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e nessuno conosce il Figlio  se non il Padre" (Mt. 11,27). E anche lo Spirito Santo conosce ciò che è di Dio, così come lo spirito dell'uomo conosce ciò che è in lui (1Cor. 2,11).
Oltre alla natura prima e beata, nessuno ha conosciuto mai Dio, se non colui al quale egli stesso lo ha rivelato, e non solo fra gli uomini ma neanche fra le potenze ipercosmiche e neanche, io dico, fra gli stessi Cherubini e Serafini.