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mercoledì 14 settembre 2016

La riflessione di Gjovalin ... 14.09.2016

La modernità è la rottura del patto tra popolo e territorio, tra il singolo e la comunità, tra il “religio” inteso come collante sociale, ed il profano.

Sappiamo bene tutti quanti quanto sia importante recitare bene il ruolo che ci viene assegnato e quanto sia importante tenere a bada l’autenticità per scalare le gerarchie del potere.
E’ molto raro trovare  ai massimi livelli del potere uomini con un alto grado di sincerità. 
Lo sappiamo, lo accettiamo, ne prendiamo atto al punto da stupirci se qualcuno se ne stupisce.

Chi è a capo di una organizzazione (che sia azienda, politica, chiesa, università, etc.) deve ottemperare l’antico adagio del Cardinal Carlo Carafa che nel XVI secolo disse “Il mondo vuole essere ingannato, dunque lo si inganni”.
L’esercizio del potere ai massimi livelli si traduce in una patologica quanto abitudinaria assuefazione alla rinuncia alla autenticità ed alla verità. 
Uno stile ammirato anche dal basso, visto che la modernità espressa dalla democrazia, si declina nella confusione tra merito e successo, tra potere e valore, tra onestà e ambizioni.
Il potere è equivoco, l’ammirazione generale per il potere lo è altrettanto, il suo prezzo al dettaglio è la disponibilità al sotterfugio.