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sabato 10 settembre 2016

Flash sulla nostra Storia

Di fronte a chi (arbëresh) oggi non apprezza 
l'accoglienza dei profughi che fuggono dalla guerra e dalla fame
proponiamo ...

Un interessante saggio storico, curato da Rossella Cancilla, è stato pubblicato in questi giorni sulla peste che nel 1575 colpì la Sicilia occidentale, Palermo in particolare.

Da subito, sin dalle prime pagine, colpiscno le gravi condizioni  umane ed igieniche dei centri abitati dell’isola nei  secoli passati ed  il ruolo non sempre di primo piano delle autorità pubbliche in materia di sanità, il ruolo degli ospedali e  della professione medica in quei primi secoli del secondo millennio.

L’attenzione del lettore arbëresh è –in particolare- richiamata dal ruolo di Venezia, la repubblica marinara, tenuta a controllare –d’innanzi all’incalzare dei turchi verso  occidente-  i flussi migratori provenienti dall’est dell’Europa sulle coste dei Balcani, della Dalmazia e dell'Albania.  
Sulla Repubblica di San Marco che allora governava su una vasta parte delle coste adriatiche orientali ricadeva primariamente –come oggi ricade su Lampedusa e la Sicilia-  la massiccia pressione determinatasi  sulle coste balcanico-albanesi a seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453.


La Repubblica veneziana fu senza dubbio all’avanguardia in Europa, nell’onere di dover verificare lo stato igienico-sanitario dei migranti albanesi e non che premevano per raggiungere il Sud Italia, ma una  menzione particolare merita però Dubrovnik, l’antica città veneziana di Ragusa, particolarmente attiva nell’adozione di politiche di protezione e di controllo dei beni  e delle persone provenienti dai porti e dall’interno balcanici ed orientali eventualmente contaminati dalla peste e/o altre malattie contagiose.  

Fu proprio a Ragusa (Dubrvmik), prima città in Europa, che la Repubblica di Venezia impose  l’adozione della pratica della quarantena sin dal 1377 per efficacemente  controllare  l’eventuale diffusione di contagi.

Dubrvmik i veneziani controllavano inoltre le patenti e le bollette di sanità intestate al portatore che davano conto della sua provenienza, costituendo una sorta di lasciapassare dal momento che non esistevano i passaporti.
Le patenti erano documenti che accompagnavano le imbarcazioni, mentre le bollette erano invece rilasciate ai viandanti.