StatCounter

sabato 24 settembre 2016

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

Messo da parte lo scivolone in cui è incorso il Ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin (Ncd) per gli aspetti di cattivo gusto che traspaiono dal messaggio del manifesto qui accanto postato e lanciato all'attenzione dell'opinione pubblica per stimolare, nelle intenzioni, la crescita demografica del nostro paese, vediamo di capire cosa si vorrebbe effettivamente trasmettere dalle nostre autorità di governo giovandoci di un recente volumetto di Economia edito dalla RBA e in edicola in questi giorni.

Lo stato di benessere raggiunto da un paese avanzato (welfare) può reggersi in stretta connessione col suo livello demografico. La scienza economica e' giunta alla conclusione infatti che più un paese raggiunge livelli di benessere e più in esso crolla la fertilità, ossia più diminuiscono le nascite.

Il fenomeno è chiamato dagli economisti "paradosso demografico-economico" e mostra una correlazione inversa tra il miglioramento delle condizioni di vita e di benessere da un lato e il numero di figli per ciascuna donna (tasso di fertilità) dall'altro.
Relazione questa rilevata oltre due secoli fa', nel 1798, da Thomas Malthus (1766-1834) quando appurò e scrisse che la vita agiata  agisce da freno sugli  istinti riproduttivi degli esseri umani.

Qualcuno potrebbe interrogarsi: perchè lo Stato dovrebbe volere più figli dagli italiani ? queste non sono scelte della vita privata ?

Il grado di benessere (welfare) dipende proprio dal "giusto" livello di fertilità. In molti paesi dell'Occidente il basso livello della natalità sta incidendo direttamente sulle condizioni che rendono possibili il benessere; infatti col decrescere della popolazione attiva (quella che lavora e produce il PIL) conseguentemente decrescono le fonti di futura contribuzione vincolate al pagamento delle pensioni, delle indennità di disoccupazione, assegni familiari  etc.
In pratica gli italiani mettendo in vita  pochi figli stanno creando le premesse per cui fra qualche decennio non ci saranno contribuenti sufficienti per pagare tutte le pensioni (e non solo queste)  della popolazione sempre più invecchiata.

Gli economisti -sostanzialmente- calcolano che più diventiamo ricchi più creiamo le condizioni di un futuro crak. L'aumento dell'1% del PIL nazionale (e di quello per abitante) riduce la fertilità di mezzo punto percentuale.

Chissà se qualcuno dei nostri lettori avrà riflettuto sul perchè i governi dell'Europa (quelli democratici, non certo quelli alla Salvini) -pur senza farlo sapere o comunque senza gridarlo- sono propensi ad accogliere manodopera immigrata, specialmente se possiede livelli culturali elevati. Essa dopo qualche anno di formazione e ambientazione entrerà nel sistema produttivo della Germania, della Svezia etc e pagherà "contributi sociali" utili per consentire l'erogazione delle pensioni ai Tedeschi, agli Svedesi etc.