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lunedì 29 agosto 2016

Perchè siamo cristiani

N. 3
Dio oltre che Figlio-Salvatore che resuscita

è Padre-Creatore che dà vita e felicità


Per i Cristiani la Storia dell'umanità e quella individuale di ciascuno sta sotto il segno di Dio e della sua Provvidenza, non sotto il segno dei potenti, dei ricchi e/o dei politici del nostro mondo.

Di quel  Dio che dà vita a chi manca di vita.
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Cristianesimo e l'Ebraismo hanno la stessa radice; intravedono Dio mentre agisce concretamente nelle vicende della Storia con personaggi concreti. Ciò che Egli fa in quei personaggi (ricordati nelle Scritture) lo fa in chiunque si mette in quelle disposizioni.
La Storia riportata nel primo Testamento e' la nostra stessa storia; noi siamo destinatari della promessa di vita e di felicita' in esso offerta.
Senza il primo Testamento  non ha senso nemmeno il Nuovo Testamento; se si vuole capire chi e' Gesù dobbiamo capire l'Ebraismo perché Gesù e' la realizzazione  della promessa che e' stata fatta ad Israele.

Al di fuori di quella promessa non possiamo intendere chi e' Gesù, il Salvatore dell'umanità.
La lettera ai romani  recita "la nostra radice santa, Israele".



La storia della salvezza, la promessa di Dio che salva, non ha quindi una corsia privilegiata rispetto alla storia normale che viviamo tutti i giorni. Essa e' inserita nella storia ordinaria di ogni giorno.
Dio che si fa uomo, la Parola del Vangelo, realizza l'unione tra il vissuto nostro e la storia della salvezza.



Noi ci lamentiamo sempre della nostra storia, dei nostri tempi che riteniamo i peggiori che ci siano.
Eppure  questa storia che stiamo vivendo è storia di salvezza come lo fu la storia di Erode.
Noi ai nostri giorni abbiamo i nostri Erodi; ma questa e' -per il Cristiano- storia della salvezza, quella che leggiamo nelle Scritture.
Erode a modo suo ha contribuito alla storia della salvezza, come dopo vi ha contribuito Pilato col far mettere in croce il Messia.



Non bisogna pertanto lamentarsi dei tempi ed aspettare altri tempi; la salvezza e' ora, è qui in questa storia che stiamo vivendo.  
Tutto ciò che nella storia e' buono o meno buono o  pessimo contribuisce a costruire la storia, perché Dio rispetta l'uomo, gli lascia fare ciò che vuole ma rispetta anche la sua libertà. Utilizza ciò che facciamo (e che raramente e' buono) e, alla fine, Lui e' regista e fa il montaggio come pensa Lui, secondo il suo fine. E il suo fine e' il mantenimento della promessa di vita e di felicita', al di là dei guai che noi esseri umani facciamo.



L'ingiustizia più grave che possono  fare i cristiani nei confronti di Dio è non considerarlo padre che dà la vita.  Quella vita compresa fra due silenzi (nascita e morte) che e' già di per sé  un suo dono. Nessun uomo ha infatti scelto di venire in questo mondo a vivere.



La promessa di vita e felicita' passa -lo sanno tutti- molto spesso attraverso lunghe fasi di sterilità e di attese.
Perché ?
Perché ognuno cominci a credere in Lui e stabilisca relazioni e  rapporti di fiducia con Lui.



Per il cristiano e' essenziale capire, per cogliere la Salvezza promessa, che la vita non è possedere le cose e le persone, distruggere il mondo per tenerlo in mano ed imporre la miseria ai tanti per far stare nei travagli infernali di conservazione  i pochi privilegiati.
La vita (quella che proviene dai due grandi silenzi: nascita-morte) e' bene impiegata nella relazione di ciascuno col Padre che dona la vita e coi fratelli, ossia col prossimo, con cui deve convivere, vivere insieme.

Dall'apparente sterilità viene fuori, si scopre, a poco a poco la verità della vita, la vita bella che e', nel Cristianesimo, appunto la relazione con gli altri uomini, che siano come noi o diversi da noi nella pelle, nelle culture e nelle storie.