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giovedì 11 agosto 2016

Modernità e religione. Sullo sfondo sta l'aperturismo di Francesco e la preoccupazione di Rathinger

Problemi:
non mancano le contraddizioni nel mondo che cambia

Molti sono convinti di conoscere, di capire, il significato della parola fondamentalismo. In verità essa non ha un significato univoco o scontato.

Essendoci proposti di scandagliare all'interno del mondo della religiosità, è opportuna una premessa per evitare equivoci.
La religiosità può essere analizzata sotto più profili. La sociologia -ad esempio- tende a capire e spiegare il versante umano delle religioni, mentre la teologia e la religione in sè tende a intercettare il significato  più che umano, quel senso che la scienza ed il razionalismo in generale non riusciranno mai a cogliere e che -per la verità- non si propongono di cogliere. 

In questo scritto ciò che ci interessa è il comportamento umano e sociale dell'uomo religioso. Rinviamo quindi ad altre occasioni il momento di riflettere sul senso più profondo della religiosità.

Un dato che emerge leggendo quanto viene fuori dalle ricerche su vari contesti etnici, continentali e culturali è che nelle società moderne, in quelle attuali (definite post-moderne) la religione che più tiene, che  è più capace di attirare, o quanto meno di conservare consensi ed adepti non è quella che prova a conciliare se stessa con la "modernità", ossia la religione tendenzialmente progressista, ma al contrario la religione "conservatrice".

Questo fenomeno accade negli Stati Uniti, dove una qualche competizione all'interno delle Chiese cristiane è rilevabile da chiunque, ed accade in un contesto meno palesemente competitivo in Europa. 
In termini di adesioni le comunità "conservatrici" vincono ovunque e quelle "progressiste", contigue ai principi etici e scientifici della modernità, perdono.  

Non significa però che la secolarizzazione, ossia il portato della modernità, non stia investendo comunque l'intera umanità, sia credente che non credente.
Le credenze ed i comportamenti dei credenti -di coloro che si dicono religiosi ed osservanti- sono infatti irrimediabilmente pure essi in via di modificazione. 
In tutti i paesi dichiaratamente cattolici, per esempio, il tasso di natalità -lo denunciano i demografi- sta contraendosi. 
Segno che -anche negli ambienti e realtà più osservanti- la religione non è più la funzione delle funzioni, ma una funzione fra altre che ora viene colta ed ora viene disattesa (il relativismo ?).

Sostenne Rathinger, non ancora papa :
«Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare 'qua e là da qualsiasi vento di dottrina' (cfr Ef 4,14), appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. 
Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».