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domenica 7 agosto 2016

Hanno detto ... ...

ANTONIO PADELLARO, giornalista de Il Fatto Quotidiano
Se non cambia, il Pd è l’anticamera di un partito estinto. 
Il Pd renziano, come dice Cuperlo, sarà anche diventato un comitato di affari al servizio di potentati locali, ma una domanda sorge spontanea. 
E la sinistra che fine ha fatto?

MICHELE BOLDRIN, economista
Sistema bancario: analisi
1) Una parte rilevante del sistema bancario italiano è di fatto in situazione di quasi fallimento: il capitale sociale di varie banche non appare in grado di coprire le perdite da contabilizzarsi qualora l'ammontare di crediti non esigibili (NPL) e di crediti incagliati fosse ascritta in bilancio a valori di mercato. 
Questo vale con ogni probabilità per MPS, BPVI, Veneto Banca, Banco Popolare, eccetera, e forse anche per Unicredit ed altre minori. Non è possibile fare affermazioni precise a questo proposito, anche perché i valori di mercato di NPL e crediti incagliati non saranno noti fino a che non si ricorra realmente al mercato e questo è quello che il sistema bancario - ed il sistema politico che lo supporta - ha disperatamente cercato di evitare fino a questo momento. 
2)  Le pessime condizioni del sistema creditizio italiano sono in essere da almeno un decennio; la sua paralisi è la causa principale di una recessione-stagnazione che in Italia sembra esser diventata permanente. La crisi economica degli ultimi sei anni ha aggravato ulteriormente le condizioni di molte banche. Tale situazione è stata colpevolmente occultata da tutte le parti coinvolte, Banca d'Italia e Consob anzitutto. La BCE, avendo assunto recentemente le principali funzioni regolatorie che in precedenza spettavano alla Banca d'Italia, ha scoperchiato la pattumiera fino ad ora ben tappata.
3) Esiste una procedura di risoluzione del problema - ben definita a livello europeo, concordata da vari governi italiani e dall'Italia regolarmente accettata - ma il sistema politico italiano non è in grado di accettare le conseguenze di una rigorosa e ben amministrata applicazione del bail-in. Per una semplicissima ragione: porterebbe all'azzeramento del capitale delle fondazioni bancarie e alla cancellazione dell'intreccio di potere politico-economico che controlla e governa il sistema bancario italiano da almeno 40 anni. Con esso se ne andrebbe una buona parte del controllo che i vari partiti (PD, FI e LN in primis, ma con la conquista della amministrazioni locali presto anche il M5S) esercitano su quella (residua) parte dell'economia italiana che non è già, ufficialmente o di fatto, controllata dal potere politico.
4) Come conseguenza del lungo declino e delle politiche dissennate seguite in questi due ultimi decenni, non si trova in Italia il capitale finanziario privato necessario per ricapitalizzare le banche italiane. Questo è, prima di tutto, l'ovvio e bruciante insegnamento del tentativo del Fondo Atlante (e del suo neonato fratello Giasone) di raccogliere capitale sul mercato: non ce n'è o, che è lo stesso sui mercati finanziari, nessuno si fida di mettere una lira di investimento nelle mani delle fondazioni bancarie e di questa classe politica. Questo vuol dire che, comunque la si giri, ricapitalizzare le banche a mezzo di risparmio italiano è impossibile senza l'intervento dello stato. E se le si ricapitalizza con investimenti non italiani il controllo del sistema politico sulle banche evapora. 
5) Per questa ragione l'intera classe politica italiana ed i suoi correlati bancari sono allineati e coperti dietro a Padoan, Guzzetti e l'ABI che, con Penati al controllo delle tastiere, sta provando ogni tipo di escamotage per riuscire ad usare soldi pubblici al fine di mantenere il controllo del sistema bancario: CDP, garanzie del Tesoro su acquisti NPL, Banco Posta, fondi Inarcassa e quant'altro verrà loro in mente. L'indecoroso spettacolo che si sta consumando - nel silenzio se non nella complicità estiva di media e politica - ha un solo fine: trovare soldi dei contribuenti perché la classe politica mantenga il controllo del sistema bancario.