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domenica 21 agosto 2016

Hanno detto ... ...

FABIO MARCELLI, giurista internazionale (su Il Fatto Quotidiano)
Il denaro europeo sia dato a Italia e Grecia, altro che Turchia.
La questione del finanziamento a fondo perduto al regime turco affinché si occupi dei migranti costituisce uno degli indici più seri e preoccupanti dell’attuale crisi dell’Europa che, prima di essere economica, è politica, culturale e morale. Questo per vari motivi. Innanzitutto, perché in tal modo si punta a sostenere un governo, quello dell’ex aspirante Sultano Erdogan, che si caratterizza da tempo per gravissime violazioni dei diritti umanicrimini di guerra e contro l’umanità, specie ai danni della popolazione kurda. La spirale repressiva in cui tale governo si sta avvitando è davvero senza precedenti. Erdogan ha preso spunto dal recente tentativo di golpe, qualunque ne sia stata l’origine, perarrestare e licenziare decine di migliaia di funzionari pubblici, specie magistrati e insegnanti.
Il problema non è solo e non è tanto costituito dalla pena di morte, che l’Unione europea furbescamente paventa per farpassare sotto silenzio le molte altre violazioni e gli omicidi extragiudiziali applicati ogni giorno da tempo specie nella zona kurda del Paese. Per non parlare del tema davvero scottante dell’appoggio ai terroristi recentemente rilanciato da un rapporto dei servizi segreti tedeschi, Bundesnachrichtendienst (Bnd), che parla della Turchia come hub del terrorismo islamico, anche se miscela indebitamente Isis, Hamas e Fratelli Musulmani. Il capo del Bnd era stato del resto silurato dalla Merkel per aver messo sotto accusa il ruolo dell’Arabia Sauditanella promozione dei conflitti medio-orientali.
In secondo luogo perché dà affidamento a un regime che, nonostante l’apparente plebiscitario appoggio di parte consistente della popolazione a Erdogan, appare oggi più fragile che mai. Basti pensare alle acrobazie dell’ex futuro Sultano in politica estera, laddove si destreggia fra Putin e la Nato, ma rischia di finire, come tutti gli equilibristi poco dotati e poco professionali, per fare un capitombolo memorabile. Idem, per quanto riguarda i vari conflitti nei quali la Turchia si è invischiata, da quello interno contro i Kurdi che dura oramai da oltre trent’anni e potrà finire solo con una pace ragionevole e concordata che Erdogan non vuole. A quello siriano, che vede oggi un netto rovescio delle forze fondamentaliste, dall’Isis a Al Nousra, su cui Erdogan ha puntato per scalzare Assad.
In terzo luogo perché gli Europei che a quanto pare perdono il pelo ma non il vizio, si ostinano a riprodurre lo schemino che non ha funzionato con Gheddafi e altri, ovvero incaricare regimi autoritari della difesa delle frontiere dai migranti. Terrorizzati dall’afflusso di disperati in fuga per effetto delle loro politiche fallimentari e in vari casi criminali, gli Stati europei vorrebbero comprare la loro sicurezza alimentando i regimi che sono alla base della situazione che provoca la fuga dei rifugiati. Un bell’esempio di stupidità, non c’è che dire.
EUGENIO SCALFARI, già direttori de La Repubblica