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mercoledì 10 agosto 2016

Hanno detto ... ...

CLAUDIO VELARDI, giornalista e saggistaè stato editore e capo dello staff dell'allora presidente del Consiglio dei ministri Massimo D'Alema.

Io capisco quelli che, di pancia, non sopportano Renzi: uno non deve essere per forza di cose simpatico a tutti. Capisco grillini, leghisti e forzisti che vogliono farlo fuori: fanno il loro mestiere. Capisco gli intellettuali schizzinosi, gli opinionisti spocchiosi, i giornalisti in cerca del posizionamento più conveniente. 
Capisco tutti. 
Solo quelli della minoranza del Pd mi fanno impazzire, per quanto sono politicamente inconsistenti e umanamente in malafede. Stanno in un partito - dovrebbero quindi rispettare delle regole di comportamento, oltre che di buon senso - ma se ne fottono totalmente, e dicono e fanno ogni giorno il cazzo che gli pare. Si oppongono strenuamente a qualunque cosa faccia il governo che loro stessi, non altri, votano e sostengono in Parlamento da 2 anni e mezzo. Hanno a disposizione, per svolgere queste nobili funzioni, paginate e paginate sui giornali, senza godere di alcuna forza elettorale o consenso popolare.

GIANFRANCO PASQUINO, politologo
“L’errore Renzi lo ha fatto quando ha addirittura personalizzato il referendum usando il termine “io”e non”il governo” a proposito delle dimissioni in caso di sconfitta. 
I critici hanno avuto buon gioco a dire che Renzi voleva il plebiscito. E si capisce adesso perché le opposizioni premono per andare alle urne il prima possibile e non dare nessun vantaggio all’avversario”.

GIAN ANTONIO STELLA, scrittore e giornalista
Allora: spostiamo gli studenti al Sud? A leggere certi strilli sulla «deportazione» dei docenti meridionali al Nord cadono le braccia. Certo, è possibile che il famigerato «algoritmo» che ha smistato maestri e professori abbia commesso errori. E vanno corretti. Ma i numeri sono implacabili: 8 insegnanti su 10 sono del Mezzogiorno però lì c’è solo un terzo delle cattedre disponibili. Non per un oscuro complotto anti meridionalista: perché gli alunni delle «primarie» e delle scuole di I° grado sono oggi mezzo milione in meno di vent’anni fa.
L’analisi dei dati
Lo studio capillare che spazza via certi slogan urlati in questi giorni è diTuttoscuola. Che grazie a un monitoraggio capillare, nome per nome, regione per regione, dimostra: «Solo il 37% degli studenti italiani risiede al Sud, Isole incluse (18 anni fa era il 47%); mentre ben il 78% dei docenti coinvolti in questa tornata di trasferimenti è nato nel Meridione». Risultato: la scuola italiana è come una «grande nave con un carico molto più pesante a prua (il Nord del Paese), che fa scivolare gradualmente verso quella prua una quota crescente del personale, collocato in misura preponderante a poppa (al Sud)». E non c’è algoritmo che, quella nave, possa raddrizzarla. Almeno in tempi brevi. Il guaio è che, prima ancora della frana 2013/2015, con più morti che nascite come non accadeva dalla influenza spagnola del 1918, il Sud subisce da tempo un’emorragia demografica. Conseguenza: «Meno studenti, meno classi attivate, meno personale docente. Confrontando i dati degli alunni iscritti nelle scuole del primo ciclo nel 1997-98 con quelli degli annisuccessivi, risulta una flessione costante». Nel ‘97-‘98, ad esempio, gli iscritti meridionali alle materne, alle elementari e alle medie erano 2.032.338 cioè il 46,6% del totale nazionale. Quest’anno 1.586.589, pari al 37,5%. Quasi mezzo milione, come dicevamo, in meno. Contro un aumento parallelo di 320.809 alunni al Nord. Di qua +14%, di là -22%.