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mercoledì 20 luglio 2016

La riflessione di Gjovalin ... 20.07.2016

Uomini di potere,
folle osannanti,
debbolezza dei singoli,
finalità degradate a strumento per consolidare il Potere,
il male compiuto in nome del bene.

Erdogan, presidente eletto dai turchi, sostiene di essere vittima di una cospirazione.
Come in ogni storia primitiva, i carnefici politici del novecento hanno sacrificato vittime innocenti sull'altare della lotta alle cospirazioni dei propri nemici, veri o inventati che fossero.
Il comunismo stalinista e il nazifascismo di Hitler e Mussolini hanno sacralizzato la politica idolatrandone gli aspetti deleteri.

Lo hanno fatto speculando sul coinvolgimento delle folle adulanti, sempre bisognose di idoli per non assumere la responsabilità personale.

La banalità del male induce a celebrare qualcosa che è spesso soltanto  il prodotto della propria misera debolezza.
La debolezza, sia del singolo che delle collettività, si manifesta nella inversione tra cause ed effetti, tra strumenti e fini, tra problemi e soluzioni.

Il complotto, individuato da Erdogan come minaccia alla sicurezza personale e nazionale, viene strumentalizzato oggi per le ambizioni di potere.  Al punto che se la cospirazione non ci fosse stata davvero, sarebbe stata opportuno inventarla.

Le istituzione, i movimento culturali e politici, i singolo rivendicano di dover utilizzare per l’affermazione dei propri valori etici, la propria visione del mondo, ma ne deformano sempre le finalità e li degradano a mero strumento per conquistare e consolidare il potere.

Non il potere al servizio dei valori (la democrazia, i diritti dell’uomo etc.), ma purtroppo i valori al servizio del potere.

La propria rappresentazione delle cose, diviene comodo pretesto per giustificare tutto il male che si intende compiere in nome del bene e della pace.
Non c’è tiranno (Stalin, Hitler, Mussolini e molti altri che la storiografia dei vincitori mette nel dimenticatoio) che non le abbia argomentate nella sua meticolosa propaganda.

La teoria della cospirazione è il movente ideale, l’espediente perfetto, per la solita abitudine di ingannare se stessi ancor più che i propri nemici, sulla reale natura delle proprie intenzioni.