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domenica 10 luglio 2016

La riflessione di Gjovalin ... 10.07.2016

Egoismo,
Malvagità,
Compassione.

Il bene e il male sono di per sé poco definibili con chiarezza. 
E' complicato stabilire i moventi dell’anima che spingono gli uomini nell’una o nell’altra direzione.
La forza originaria, insita in ciascun essere umano, è sicuramente l’egoismo. 
L'essere egoisti è in una certa misura naturale ed è -probabilmente- necessario per la sopravvivenza.

Sono i sensi e la rappresentazione soggettiva che ci facciamo della realtà che ci sta tutt'attorno ad imporci l’egocentrismo. 
La mediazione del pensiero, della cultura -che ci spingono oltre l'individualismo- sopraggiungono in un secondo momento.

Quello che  sentiamo, che temiamo dal prossimo, che odiamo nel prossimo, tocca solo noi. 
La personalità interiore di ciascuno lascia tutto il resto del mondo in secondo piano, sfuocato e distaccato.
Degli altri possediamo solo una vaga e pallida rappresentazione immaginaria. Non sentiamo le loro emozioni, le loro gioie, i loro dolori. 

Con questo istinto che scinde l’io dal mondo, l’anima di ciascuno si confronta in un conflitto permanente.
Il bene per se stessi anche al prezzo dei torti altrui deriva da qui. 

Tutto è -sembra- contaminato dall’egoismo che toglie spazio, tempo e vita, per difendersi dal vuoto, dalla paura, dalla morte.

La ragione umana prova a farci ignorare il vuoto, la paura e la morte degli altri.

Talune persone (poche) sembrano persino gioire del dolore gratuito degli altri. Sono quelli che definiamo malvagi,  spietati, e che assumiamo come metro di misura del male.

In contrapposizione alla malvagità c'è la pietà, l’attitudine a percepire il dolore del  prossimo come il nostro stesso dolore.
Il movente dell'anima gioca la sua decisiva partita attorno al dolore. Dal modo con cui ci si pone rispetto al dolore deriva l’orientamento della personalità, del carattere, di ciascuno.

Se l’egoismo è naturale, spontaneo e in qualche misura necessario allo sviluppo della vita e
se la malvagità è piuttosto rara (però nel corso della seconda guerra mondiale sembrò dominare su più fronti), la compassione resta un mistero; la sua realtà è comunque concreta, incontrovertibile.

La compassione è qualcosa di più profondo ed efficace della legalità di tipo giuridico o religioso, in cui si evitano cattiverie per paura del biasimo sociale o delle punizioni nell'aldilà.
Leggi e precetti sono importanti ma vengono dal di fuori e non toccano l’anima da dentro.

La pietà va oltre la manifestazione materiale e corporea, unisce in modo affascinante tradizioni e saggezze tra loro distanti e diverse.

L’espressione evangelica: “Quel che farete al più piccolo dei fratelli l’avrete fatto a me” è affine alla visione orientale dell’unicità dell’essere, secondo cui la soggettività individuale è solo una immorale illusione, noi siamo, ciascuno di noi è parte di un tutto.

Quel che accade nel mondo riguarda ciascuno, e quel che accade a ciascuno riguarda il mondo intero.
La distanza tra gli uomini è un limite, e l’egoismo non è altro che una immatura visione dell’unicità della vita, che tramite la compassione recupera la sua autentica essenza e toglie il velo ad ogni apparenza.