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giovedì 14 luglio 2016

Flash sulla nostra Storia

Valle del Belice da ripopolare (1)

Federico II completò la guerra contro i saraceni a metà del XIII secolo deportando in Puglia tutta la popolazione che si arrese davanti alla determinazione di sterminio totale che l'Imperatore trasmise con la distruzione di Entella, ultima roccaforte degli arabi di Sicilia. 
Allora i cristiani erano fondamentalisti e feroci tanto quanto oggi ci appaiono essere quelli dell'Isis.

Gran parte del Vallo di Mazara rimase disabitato o comunque spopolato e alla tradizionale coltura di cereali a cui gli arabi erano dediti subentrò l'allevamento estensivo di bestiame. E se a Corleone l'Imperatore fece arrivare alcune centinaia di "lombardi", il resto dell'entroterra occidentale dell'isola rimase devitalizzato e soprattutto dal punto di vista produttivo incolto. 
Basta sapere che il primo paese ad essere costruito sulle ceneri delle precedenti comunità saracene del Vallo, con precisa finalità agricola, sarà Contessa, ben oltre duecento anni dalla distruzione di Entella. 
Nella seconda metà del quattrocento (arrivo degli arbëresh) non esisteva nella Vallata del Belice nè Menfi nè Santa Margherita Belice, nè Montevago nè Salaparuta e Poggioreale, nè Camporeale nè Roccamena.
I Baroni erano formalmente padroni assoluti dei vasti feudi rustici (senza centri abitati) nel Vallo di Mazara ma non ne ricavavano le rendite che il regime feudale invece garantiva nel resto dell'isola con la produzione e la redditizia esportazione del grano. 

Lo sterminio in nome della fede cristiana fu condotto dall'Imperatore ai danni della moltitudine dei musulmani che si erano raccolti, per resistere, nella Valle del Belice e ad Entella soprattutto.  

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Nostro proposito è di descrivere la differenza culturale in cui gli arbëresh imbatteranno venendo a vivere nel XV secolo in una realtà a regime feudale. 
L'Impero Romano d'Oriente (o bizantino) non conobbe infatti mai il Feudalesimo.