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venerdì 8 luglio 2016

Castello Calatamauro. Traeva la sua maggiore difesa dal sito inaccessibile.


La Storia ci ha lasciato importanti testimonianze sul ruolo assolto nei secoli feudali dal Castello di Calatamauro.

A dare rilevanza al Castello era la posizione strategica nel contesto della Sicilia Occidentale: dalla fortezza le vedette avevano -nelle giornate di sereno- la possibilità di controllare la costa isolana da Marsala a Sciacca e di comunicare inviando messaggi col fumo fino alla costa settentrionale (Castellamare del Golfo). Tutto questo territorio (da Salemi a Caltanissetta) per qualche tempo fu dominio, fra altri, dei Peralta.

Le memorie storiche assegnano al Castello la partecipazione alla Grande Storia dell'isola solamente in due circostanze:
1) Nel periodo di assedio e poi di distruzione di Entella, quando verosimilmente Federico II sostò in esso;
2) Nel periodo della guerra del Vespro quando l'alleanza  fra Palermo e Corleone puntò a neutralizzare il ruolo svolto nel campo angioino dalla fortezza di Calatamauro.
In questa seconda circostanza furono distrutti centinaia e centinaia di ettari di boschi che circondavano il Castello, messi a fuoco per giorni e settimane dagli insorti palermitani e corleonesi.

Il Castello conservò un qualche ruolo ancora con i Peralta fino all'inizio del Cinquecento, ma con la fondazione del paese arbëresh di Contessa e poi con i Cardona perse qualsiasi ruolo politico-strategico e si avviò al degrado che ancora oggi lo caratterizza.
Già nella seconda metà del Quattrocento lo stile di vita ed i costumi dell'aristocrazia isolana erano divenuti meno barbari  di quelli della prima fase del feudalesimo. L'aristocrazia preferì abbandonare i Castelli isolati nelle campagne per trasferirsi nei nuovi e lussuosi alloggi baronali all'interno dei loro "stati". 
I Cardona stettero anche dopo la costruzione di Contessa per qualche tempo fra Chiusa, Giuliana e Burgio; ma soprattutto a Messina e a Palermo (città demaniali) gustavano le comodità della vita cittadina.

I Castelli, sebbene sicuri rispetto alla diffusa violenza che regnava nell'isola durante il feudalesimo, non furono mai luoghi di comodità e di lusso; d'altronde col finire del Quattrocento cominciò a diffondersi  l'uso dell'artiglieria e le famiglie nobiliari abbandonarono pure i loro "stati" feudali per le città demaniali dove le mura cittadine offrivano nonostante tutto qualche garanzia di difesa e soprattutto il lusso.

Caratteristica del feudalesimo isolano
In Sicilia il feudalesimo assunse caratteri tutti suoi, differenti dal resto d'Italia e d'Europa. Le realtà locali, ossia i domini, non vennero sul piano amministrativo quasi mai aggregati e gestiti con una medesima struttura unificante.
Gli arbëresh di Contessa sebbene ricadenti nei domini dei Peralta e poi dei Cardona furono costituiti in "stato di Kuntissa",  scisso e senza alcuna funzionalità con gli altri "stati" degli stessi Peralta e/o Cardona, ossia con lo "stato feudale di Chiusa", lo "stato feudale di Giuliana" e così via. Eppure questi "stati" e altri erano tutti limitrofi fra loro. 
Con l'abbandono dei Peralta-Cardona, anche fisico, del Castello di Calatamauro, però avvenne che il territorio di diretto domini di esso fu aggregato al nascente "stato feudale di Kuntissa", a cui vennero aggregati molti altri feudi rustici.

Nel resto d'Italia ogni "stato feudale" era invece costituito su vasti territori comprendenti diverse e grandi città. 
Sarà stata -verosimilmente- questa circostanza di isolamento territoriale ed amministrativo ad avere garantito la conservazione linguistica e di costumi religiosi agli arbëresh ? 
E' probabile.
Viene da chiedere perchè mai questa separatezza e questa netta separazione di governo ? 
la risposta è semplice: il Signore, chiunque egli fosse, vendeva gli "stati" e relative popolazioni, li assegnava per nozze e per testamento, li affittava, ne faceva ciò che riteneva di fare. Territori e persone non possedevano diritti: ciò che veniva riconosciuto non era altro che "graziosa concessione". 

Certo è che i Peralta e poi ultimamente i Colonna ebbero a rappresentare nel Parlamento dell'isola fino a 30/40 stati feudali, ma mai esistette una amministrazione unica o un legame governante -sia pure formale- fra i singoli "stati".  Solamente la contea di Modica, in Sicilia regno nel regno, fu gestita con organismi unificanti.