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domenica 10 luglio 2016

Castello Calatamauro. Traeva la sua maggiore difesa dal sito inaccessibile.

Castelli e loro ruoli
Sin dal periodo Normanno la Sicilia era piena di castelli, rocche e fortezze, situati in luoghi elevati ma in gran parte rozzi e poveri. 

Una volta edificati passarono più volte di mano a cagione della violenza dei tempi, per il legittimo dominio, per il sopravvenire dell'anarchia che li trasformava in ricovero dei briganti.

L'Imperatore Federico II, che trascorse una parte del tempo della sua vita nel Castello di Calatamauro per coordinare l'assedio  alla vicina città mussulmana di Entella, con la costituzione castra, munitiones et terres dispose che tutti castelli non appartenenti al demanio regio venissero abbattuti. 
Ciò non avvenne per Calatamauro che appena qualche decennio dopo avrebbe avuto -ancora una volta- un ruolo di primo piano nella guerra del "Vespro" dalla parte, però, degli angioini.

Calatamauro spina al fianco della Corleone demaniale
A Corleone vivevano molte famiglie lombarde, fatte venire dagli svevi (sin dal governo di Federico II) per sostituire almeno in parte la carenza di manodopera verificatasi  nella parte interna dell'isola dopo le guerre e le deportazioni delle popolazioni mussulmane. 
Nei decenni successivi i lombardi (in realtà erano definiti tali tutti coloro che provenivano dal settentrione della penisola) divennero il nerbo della popolazione corleonese e pretesero di essere sottratti dal regime di governo delle famiglie feudali, rivendicando l'appartenenza di Corleone al dominio regio (città demaniale).

Quando scoppiò la guerra del Vespro che vide l'infiammarsi di varie etnie (siciliani, aragonesi, angioini) i Corleonesi immediatamente si unirono agli insorti di Palermo e si schierarono per la causa sveva sostenuta da Corradino contro Carlo d'Angiò. 
Carlo d'Angio aveva -in particolare- puntato le sue mire nel recupero dei tanti feudi demaniali dell'area corleonese e nell'intento di ridurre i privilegi in favore della popolazione che erano stati concesse dagli svevi.

In cambio dell'aiuto prestato a primi di aprile del 1282 alla città di Palermo i corleonesi chiesero quindi di essere aiutati ad espugnare il Castello di Calatamauro, dove come una spina nel fianco si erano adunate molte truppe angioine guidate da nobili francesi.

Il sistema usato dai corleonesi-palermitani per piegare gli Angioini di Calatamauro fu quello di attivare incendi in centinaia di ettari di boschi che circondavano il Castello.
A conclusione della guerra e la sconfitta degli angioini il Castello (ed il suo territorio) restò in dotazione al Demanio regio.
Questo della guerra del Vespro è stato (dopo l'assedio di Entella) l'ultimo evento di guerra che vide coinvolto Castello Calatamauro; di esso sapremo, in seguito, solamente i vari passaggi dal Demanio Regio ai domini dei baroni feudali (Peralta, Cardona etc.).
Nel Cinquecento lo storico Fazello descriverà il castello come residuo e cumulo di rovine.