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mercoledì 13 luglio 2016

Appunti e riflessioni sulle origini del "pensiero dell'Occidente"

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Ancora con i sofisti
Il pensiero di Protagora è riassunto da Untersteiner così "Vera, è dunque, la coincidenza tra sensazione e l'oggetto della sensazione. Ciò si ottiene quando l'uomo riesce a dominare le cose, 'quando cioè egli, a seconda degli stati in cui il suo stesso essere  scorrevole viene a trovarsi, trova nella materia tra i vari lògoi (discorsi) che sono immanenti in essa, quello che corrisponde al suo modo di essere".
In questo quadro, risulta evidente come la doppiezza delle opinioni è poco rilevante per la definizione della realtà: la verità del reale, infatti, non è data dalla corrispondenza fra l'anima e le cose, come si crederà a partire da Platone, bensì dall'istantanea inerenza di sensazione ed oggetto, che è, in assoluto, esperienza
Su questa base, si producono decisioni pratiche: da un lato, esse dominano ciò che si manifesta; dall'altro, è attraverso tale dominio che si ottengono controprove di verità.
L'uomo è dunque misura di tutte le cose non tanto perchè dispone di un astratto criterio di verità, sussistente fuori dallo spazio o dal tempo, ma perchè sperimenta e realizza.   
Il reale non può essere inteso come qualcosa di inerte, stabile o, come diremmo noi moderni, oggettivo, bensì come qualcosa di  prodotto.
Questa produzione produce anche l'esser vero di ciò che è reale. Nell'ordine di questo produrre è da includere anche la capacità di produrre idee e opinioni produttive.

Sotto quest'aspetto, i sofisti furono i primi grandi inventori di ciò che, in termini moderni, definiamo "cultura" e dei modi della sua produzione.

GORGIA di Leontini (oggi Lentini, in Sicilia)  
Protagora muove dal relativismo, Gorgia parte invece da una posizione di nichilismo. Egli sostiene:
--non esiste l'essere, cioè nulla esiste;
--se anche l'essere esistesse, non sarebbe comprensibile;
--se pure fosse comprensibile, non sarebbe comunicabile nè spiegabile agli altri.
Suo scopo è di escludere radicalmente l'esistenza la possibilità dell'esistenza  o del raggiungimento o comunque dell'espressione di una verità oggettiva.
Cosi Sesto Empirico, filosofo scettico del II secolo d.C.

Di fronte a tali quesiti insolubili, sollevati da Gorgia, sparisce
per quanto li concerne, il criterio della verità, perchè
dell'inesistente, dell'inconoscibile, dell'inesprimibile
non c'è possibilità di giudizio.

Se per Protagora esiste una verità relativa (tutto è vero, se tale pare all'uomo), per Gorgia non esiste affatto verità e tutto è falso. 

Parmenide aveva sostenuto: il pensiero è solo pensiero dell'essere, sì che, al limite si può dire che pensiero e essere sono la medesima cosa, nel senso che il pensiero c'è nella misura in cui esprime l'essere; viceversa, il non-essere è impensabile e inesprimibile proprio perchè solo l'essere è pensabile ed esprimibile.
Gorgia rovescia i capisaldi dell'Eleatismo: esistono dei pensati -dei contenuti di pensiero- che non hanno alcuna realtà e quindi non esistono.
Che il non-essere non sia pensabile è smentito dall'evidenza, perché possiamo pensare Scilla, Chimera e molte altre cose inesistenti.

Il divorzio fra essere e pensare è avvenuto in maniera radicale.