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domenica 31 luglio 2016

I risparmi degli italiani. Chissa' che da oggi Bankitalia e Consob non facciano un po' meglio cio' che avrebbero gia' dovuto fare !

Stress test ?

 E' uno strumento di rilevazione sullo stato di salute delle banche, utile ad accellerare in  qualsiasi sistema-paese che oglia essere  serio il processo di riparazione dei loro bilanci, generalmente dissestati o depredati dai politici ladroni. 
Quando i bilanci delle banche sono buoni e' segno che essi assolvono virtuosamente al loro ruolo di erogatori di credito alle famiglie e agli operatori economici. Quando non sono buoni (p.e. Mps) e' segno che di li' sono passati il Pd, il Pdl etc. etc. ossia che le banche, almeno nella situazione italiana, non sono state al servizio del sistema economico ma della piccola politica delle feste e della grande politica del saccheggio. 

 Per la BCE, negli stress test 2016  “con una sola eccezione, tutte le banche mostrano livelli del capitale CET1 ben al di sopra della soglia del 5,5% usata nel 2014 nello scenario ipotetico avverso. I risultati mostrano un sistema bancario europeo “più in grado di assorbire gli choc economici rispetto ai test del 2014”.  
 Buona tenuta hanno mostrato tre banche italiane  Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e UBI Banca; un po' meno soddisfacente (seppure sufficiente a superare l'esame) e' apparso  il quadro per Unicredit: l’impatto ponderato sul capitale (CET1) derivante dallo scenario avverso è risultato pari a 3,2% a fronte del 3,8% della media del campione EBA. 

 L’eccezione piu' grave è tuttavia rappresentata dal Monte dei Paschi di Siena, che supera il test nello scenario di base, ma mostra nello scenario avverso un risultato negativo, anzi  parecchio negativo ( -2, 23%). 
Bankitalia sottolinea che “le condizioni del Monte dei Paschi di Siena sono da tempo all’attenzione dell’SSM. Dal Novembre del 2013 il gruppo è sottoposto a un piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione europea, tuttora in corso, durante il quale sono stati conseguiti risultati notevoli, sul piano della razionalizzazione organizzativa e dell’abbattimento dei costi”. 

 Nel frattempo, la BCE ha dato il via libera al piano di rilancio con relativo aumento di capitale per MPS: il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 5 miliardi è stato firmato ed è condizionato al buon esito del deconsolidamento degli NPL (crediti non riscuotibili) e dell’attività di pre-marketing. 
Lo ha annunciato Mps medesimo, precisando che le banche sono JpMorgan e Mediobanca (Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners) e Santander, Bofa Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs (Co-Global Coordinators e Joint Bookrunners). 
 MPS ha chiuso  il semestre ultimo con un utile netto sopra le attese del mercato: 302 milioni.  Il risultato ha beneficiato  del “provento fiscale di 134 milioni di euro, relativo al trattamento fiscale di talune componenti reddituali connesse all’operazione Alexandria, contabilizzato recentemente”. 

Che possiamo dire ? 
Che i partiti ( divenuti agli occhi di tanti italiani covi dei parassiti e degli ignoranti del nostro paese) dovrebbero starsene lontani dalle banche. 
Proprio nella mattinata di oggi Matteo Renzi ha dichiarato pubblicamente tutto il male recato al Monte dei Paschi dal suo Partito, il Pd  romano e quello locale di Siena, negli anni recenti e in quelli lontani 
(quando ancora si presentava come il partito degli onesti.....?).

venerdì 29 luglio 2016

Produttori di grano. I costi superano i ricavi

“Pane e buoi dei paesi tuoi”, “Scegli il grano siciliano, no quello dell’Ucraina”, questi alcuni degli slogan che si sono letti nelle manifestazioni di protesta di oggi per dire con chiarezza che è ormai improrogabile l’indicazione dell’origine per tutti i prodotti da forno.
“Di certo – secondo la Coldiretti siciliana – se una mamma fosse informata della provenienza della farina con cui è fatto il pane che fa mangiare a suo figlio, sceglierebbe quella della nostra Regione o quella italiana”.
La protesta dei produttori di frumento contro la caduta dei prezzi e l’invasione di import straniero, va quindi salendo di tono. Dopo le mobilitazioni locali dei giorni scorsi, Coldiretti oggi ha portato migliaia di produttori e trattori in diverse piazze italiane, con fulcro a Bari dove si sono radunati 5.000 agricoltori. 
Ma proteste si sono svolte anche a Palermo e Potenza. Ieri la Cia-Agricoltori italiani e Confagricoltura avevano organizzato sit-in e presidi in varie località. 
Viene pure minacciato lo sciopero della semina se le quotazioni non torneranno su valori equi. Ed è anche botta e risposta tra Coldiretti, che ribadisce il primato di qualità del grano italiano, e Aidepi, Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane che invece sottolinea la necessità dell’import di grano estero di qualità per 'dar forzà a quello italiano che si attesta su livelli proteici bassi.

Francesco Di Martino. Il Contessioto illustre, figlio di questa terra e padre della ricostruzione post-terremoto

Era il due agosto del 2000 quando si è spento Francesco Di Martino, personaggio molto noto al livello regionale soprattutto per la sua lunga militanza politica, ma anche per il carisma e i molteplici interessi che lo caratterizzavano; e con lui andò via un pezzo di storia di Contessa Entellina, ma non soltanto di Contessa Entellina.

Aveva compiuto 63 anni. Era nato a Contessa nel dicembre del 1936, il padre era un piccolo commerciante di tessuti con un esercizio in via Scanderbergh –nei pressi della piazza- e pure la madre gestiva un esercizio commerciale alimentare nello spiazzo Greco.
Francesco Di Martino svolse gli studi medi, superiori ed universitari a Palermo, viaggiando per alcuni anni da Marineo dove era  ospitato dai parenti paterni. 
Giovanissimo studente cominciò ad abitare “in stanza in famiglia” in un appartamento di via Alessandro Paternostro, a Palermo (ove si ritrovò come compagni di stanza Filippo Fiorino, Peppino Albanese ed altri ancora, tutte figure che diventeranno futuri dirigenti regionali del Psi). Cominciò inizialmente a frequentare le sezione di zona del Partito Socialista e poi la Federazione Provinciale di quel partito. Ad avvicinarlo alla struttura organizzativa socialista e al sindacato Cgil, di cui diventerà -ancora studente universitario- dirigente della Federbraccianti, è il tradizionale orientamento politico della famiglia materna (socialista sin dagli avi dei tempi dei Fasci Siciliani) che l’entusiasmo dei compagni di stanza della pensione di via Alessandro Paternstro, tutti pure essi orientati, in quell’inizio degli anni cinquanta verso le organizzazioni ed il movimento socialista.
Da dirigente della Federbracciante, ancora studente, ha modo di conoscere e frequentare operai, contadini, zolfatari e di condividerne malesseri e rivendicazioni, e questa sua attenzione è ripagata con la stima e il rispetto che sempre lo accompagnerà di quei lavoratori.

Ai primi degli anni sessanta diventa segretario regionale dei Giovani Socialisti. Con le elezioni amministrative del 1964 viene pure eletto sindaco di Contessa Entellina; ormai è riconosciuto esponente impegnato del partito e con i suoi ex compagni della pensione di Via Alessandro Paternostro costituisce un punto di riferimento per i militanti socialisti dell’intera provincia di Palermo.
Con Fiorino, Albanese e gli altri partecipa intensamente alle vicissitudini delle correnti interne al partito, prima aderendo alla corrente di sinistra (i lombardiani) e poi all’ala governativa (nenniani e poi demartiniani).

Avendo conseguito la laurea in economia e commercio a Palermo viene investito dell’incarico di co-segretario della Lega dei Comuni Siciliani, con la competenza in materia di finanza locale, incarico che manterrà fino all’inizio degli anni novanta quando diventerà deputato all’Ars.

Dal matrimonio con Tommasina Guarino sono nati i figli Rosa Maria e Libero. Alla professione libera Francesco Di Martino non ha mai pensato. E’ stato dirigente all’Assessorato Lavoro della Regione e non ha mai trascurato, fino alla fine, l'impegno in politica. 
Nel mondo della politica ha ricoperto vari incarichi: da segretario di sezione a segretario regionale della Fgsi, e quindi membro del direttivo federale e della segretaria socialista provinciale e regionale.
Dopo l’esperienza del Psi craxiano a cui è seguita, in Sicilia e non solo qui,  la diaspora della dirigenza socialista,  Di Martino è fra i pochi dirigenti che resta nel Partito e ne assume la rappresentanza politica e giuridica come Segretario Regionale e pure come  componente della Direzione Nazionale; resta simblico riferimento del Partito Socialista all’Ars, dove -fra l'altro- ricopre la presidenza della Commissione Finanza e Bilancio.

Ma sono stati anche altri i fronti ai quali Francesco Di Martino ha egualmente dedicato passione e attenzione, come quello di guidare vari Enti ed Aziende pubbliche. Non trascurabile è stato il suo impegno trentennale nel Consiglio Comunale di Contessa Entellina, di cui è stato sindaco per diciotto anni; e molti di essi contestuali e successivi al sisma del gennaio 1968. Non per nulla il suo nome è legato al processo di Ricostruzione di cui diede le basi e l’assetto su cui altri poterono successivamente procedere. 
Non ci soffermiamo ad elencare le voci su cui Contessa è debitrice a Di Martino.  Tutto per Contessa egli fu disposto a fare, anche quando non fu più sindaco. Da Presidente della Commissione Finanze due propositi si era imposto in favore del suo paese: la rete del gas e l’intervento su Santa Maria. Il primo fu portato avanti e realizzato, per il secondo preparò il disegno di legge che fu presentato, dopo averlo concordato con vari livelli di responsabilità, pochissimi mesi prima che ci lasciasse. Venuto a mancare lui, il disegno di legge non venne mai più discusso.
Un personaggio siffatto è entrato a pieno titolo, dunque, nella storia del nostro paese e dell’intera Sicilia; nelle Madonie, nel Partinicese il ricordo di Di Martino è tutt’ora vivo come lo è nel Corleonese.

Molte sono le iniziative legislative da lui portate avanti e votate favorevolmente da deputati di altri partiti, iniziative che sarebbe bene trascrivere su un documento a testimonianza del suo impegno d’Aula. 
Contiamo che prima o dopo ogni cosa possa essere messa nero su bianco a  futura testimonianza.

La riflessione di Gjovalin ... 29.07.2016

La sconfitta della politica ai nostri giorni si evidenzia nella sua incapacità 
1) di produrre un linguaggio all’altezza della situazione 
2) e nella incapacità assoluta di risolvere i problemi che le stanno di fronte.

I politici dei nostri giorni si muovono su due schemi per comunicare alla gente. 
a) da un lato usano l’indisponente esercizio retorico, ossia ripetono frasi compiute ma distanti dalle preoccupazioni della gente. Questo è il linguaggio caratteristico dei governativi, dei renziani, che parlano per nascondere tutta l’inefficacia della propria azione dietro frasi fatte tecnicamente corrette, ma sin troppo fredde,  generiche, inconcludenti.
2) oppure al contrario, lo stile può scadere nel più banale populismo, che tramite la tradizionale barbarie dialettica cavalca le paure e la rabbia delle persone piegandole alla finalità del consenso.

Il populismo, l'arma degli antigovernativi di professione (p.e. i fascisti alla Le Pen, i Podemos sinistri di Spagna, i M5S d'Italia etc.) gode dell’invidiabile privilegio di non dover  risolvere nulla, dato che l’irresponsabilità è il cavallo di battaglia per guadagnare seguito presso gli elettori.
La demagogia consente a costoro di perseguire agibilità politica ed un ruolo di rappresentanza che trova sempre corrispondenza dal basso.

Maggioranze ed opposizioni di questa Europa, pur nei diversi stili, sono simili nella sterilità del proprio linguaggio.

La politica parla invano, e le sue parole sono inefficaci rispetto alla pesantezza dei problemi che gravano sulle società civili.

CONCLUSIONE
Politici di governo e di opposizione ai nostri giorni screditano la democrazia.
I nodi irrisolti amplificano gli squilibri che sono in qualche modo la conseguenza delle inconcludenze dei politici. 

Pubblico Impiego. Diventerà obbligatorio conoscere l'Inglese

La cancellazione del posto fisso è prevista dall'elaborato dell’Esecutivo. Si tratta della norma attuativa collegata alla riforma Madia della pubblica amministrazione, approvata un anno fa.
Tutte le amministrazioni devono comunicare annualmente al ministero le “eccedenze di personale” rispetto alle “esigenze funzionali o alla situazione finanziaria” (liberarsi dei dipendenti che la contingenza di bilancio non permette di tenere a carico).
E' previsto che le “eccedenze” possano essere spostate presso un altro ufficio, nel raggio di 50 chilometri da quello di partenza mediante la mobilità obbligatoria. Viceversa i dipendenti “eccedenti” sono messi in “disponibilità”, ossia non lavorano e incassano l’80% dello stipendio con i conseguenti contributi ai fini pensionistici.
Se però entro 2 anni gli stessi non trovano un altro posto, anche con inquadramento più basso o stipendio minore, il  “rapporto di lavoro si intende definitivamente risolto”.
Tutti i dipendenti pubblici saranno valutati annualmente dai rispettivi dirigenti per il lavoro svolto.
Saranno, poi, queste stesse valutazioni ad incidere sull’assegnazione o meno di un aumento retributivo, variabile a seconda delle risorse a disposizione, che potrà andare a non più del 20% dei dipendenti per ciascuna amministrazione.

In base alla riforma della pubblica amministrazione questa parte delle delega potrà essere esercitata già entro febbraio 2017.

La bozza, tra le altre misure inserite, prevede anche:
– l’obbligo della conoscenza dell’inglese come requisito per i concorsi pubblici;
– l’automatica visita fiscale per le assenze fatte al venerdì e nei giorni prefestivi;
– un procedimento disciplinare velocizzato;
– la cancellazione dell’indennità di trasferta;
– il buono pasto reso uguale per tutti (7 euro al giorno).

Canone Rai. Quanto è facile ... ... non restare vittima degli errori dell'Agenzia Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha reso pubblico un importante chiarimento rivolto a tutti i contribuenti relativamente al pagamento del canone Rai.
Se il canone Rai viene addebitato per errore, il cittadino non è tenuto a pagare ed aspettare per chissà quando l’eventuale rimborso.
Si può ignorare la pretesa, conseguente ad errore, ed effettuare il pagamento della sola quota energia, come pagamento parziale. Nella maggior parte dei casi, basta solo indicare nella causale di versamento cosa si intende pagare.
L’ Agenzia delle Entrate effettuerà i successivi riscontri sulle singole posizioni. 
Se l’errore non è del contribuente ma dell’Agenzia, in altre parole, il cittadino non potrà essere obbligato a versare in anticipo tributi che non gli spettano.
E’ un importante cambiamento della solita logica fiscale secondo la quale il cittadino deve prima pagare il Fisco e poi chiedere spiegazioni ed eventuali rimborsi.
Il contribuente può –pertanto- stracciare il bollettino che gli è arrivato e compilarne uno nuovo che non tiene conto del canone Rai.
Le società elettriche che riceveranno il pagamento di una bolletta parziale dovranno semplicemente passare la pratica all’Agenzia Entrate, che gestirà la segnalazione.

Nel caso in cui il contribuente abbia invece già pagato l’intera somma richiesta nella bolletta, potrà “richiedere il rimborso del canone TV” con le modalità che saranno previste “da un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia che sarà emanato nei prossimi giorni”.

giovedì 28 luglio 2016

Con le immagini ... ... è più facile

       Costruire nuovi assetti ordinati


Il punto di vista di un gesuita sull'Islam

Samir Khalil Samir, professore presso il Pontificio istituto orientale a Roma.

mercoledì 27 luglio 2016

Paura ed incertezza. L'Occidente che è sbarcato sulla Luna, che prepara lassù i primi insediamenti umani ha ... paura

Il Professor  Zygmunt Bauman, un sociologo e filosofo polacco, spiega -in una intervista rilasciata al Corriere della Sera- l'abisso di paura e di insicurezza che permea il vecchio continente premettendo «Le radici dell’insicurezza sono molto profonde. Affondano:
-nel nostro modo di vivere, 
-sono segnate dall’indebolimento dei legami interpersonali, 
-dallo sgretolamento delle comunità, 
-dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, 
-dalla tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi di rilevanza più ampia, sociale. 
«La paura generata da questa situazione di insicurezza, in un mondo soggetto ai capricci di poteri economici deregolamentati e senza controlli politici, aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite. E quella paura cerca un obiettivo su cui concentrarsi. Un obiettivo concreto, visibile e a portata di mano». 

Secondo il grande studioso polacco noi europei, noi occidentali, non riusciamo o non vogliamo vedere i disastri sociali prodotti dal neo-liberismo e volgiamo la sorgente del nostro malessere nel flusso di profughi e migranti. 
«Molti di loro provengono da una situazione in cui erano fieri della propria posizione nella società, del loro lavoro, della loro educazione. Eppure ora sono rifugiati, hanno perso tutto. Al momento del loro arrivo entrano in contatto con la parte più precaria delle nostre società, che vede in loro la realizzazione dei loro incubi più profondi».

Pigliando spunto da molte visioni riportate nell'intervista dallo studioso polacco proseguiamo tentando di capire quello che sta accadendo attorno a noi.

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La società individualista proposta dall'Europa Unita
Tutti i "ciechi" dell'Occidente ancora, a vent'anni dal trionfo del neo-liberismo, non si accorgono che siamo entrati nella cultura dell'egoismo e dell'individualismo sfrenato e non si accorgono che si è liquefatta la vecchia Sinistra democratica e socialista che puntava sulla solidarietà e sulla redistribuzione del reddito. 
Oggi molti di costoro, dalla vista corta,  si rivolgono ad alcune forze politiche di destra (p.e. al Salvini di turno) e additano come balsamo contro la paura la costruzione di nuovi muri. 

Si tratta ovviamente di una risposta insensata perchè occorrerebbe semmai capire il perchè non ci stiamo trovando a nostro agio nella casa comune europea; casa che a volte ci sembra che stia per crollare. 

Le nostre società erano proiettate -dalla fine della seconda guerra mondiale- in direzione della libertà e della sicurezza. Adesso assistiamo al crescendo di fascino verso gli “uomini forti”, che promettono in modo irresponsabile, ingannevole e roboante  di risolvere la complessità "umana" di fronte a cui via via veniamo a trovarci.

Donald Trump, in un certo senso è un omologo di Salvini. E arriveranno -a quel che sembra- giorni e tendenze sempre più preoccupanti in tutti i paesi, con la signora La Pen che ambisce a salire all'Eliseo.
In Europa la pseudo-Sinistra (quella alla Renzi, per intenderci) promette nuovi diritti civili (divorzio facile, legalizzazione delle coppie gay, legalizzazione delle droghe leggere etc..) ma rimuove uno dopo l'altro i diritti sociali che il Novecento ci aveva promesso e garantiti.
Questa pseudo Sinistra (che pure osa definirsi socialista) ha "culturalmente" allontanata inoltre dalla mente della gente le istanze di tipo sociale, come per esempio sono l’integrazione e l’accoglienza
Questa pseudo Sinistra europea affida questi compiti prettamente "sociali" agli organi di polizia e sicurezza. 

L’Islam è indicato da alcune forze politiche — ad esempio, la tedesca Pegida, la Lega di Salvini — come una fede intrinsecamente violenta, incompatibile con i valori occidentali. 
Ci scordiamo che siamo destinati tutti a coabitare in modo permanente con culture, modi di vita e fedi diverse — senza avere purtroppo compiutamente sviluppato le capacità di capirne le logiche e i requisiti: senza avere, cioè, una “consapevolezza cosmopolita".

La paura non è affatto un destino predeterminato, né inevitabile. 
Le promesse dei demagoghi fanno presa, ma avranno anche vita breve. 
Una volta che nuovi muri saranno stati eretti dalle forze politiche alla Salvini e più forze armate messe in campo negli aeroporti e negli spazi pubblici; una volta che a chi chiede asilo da guerre e distruzioni questa misura sarà rifiutata, e che più migranti verranno rimpatriati, diventerà evidente come tutto questo sia irrilevante per risolvere le cause reali dell’incertezza. 

I demoni che ci perseguitano — la paura di perdere il nostro posto nella società, la fragilità dei traguardi che abbiamo raggiunto — non evaporeranno, né scompariranno. 
A quel punto potremmo risvegliarci, e sviluppare gli anticorpi contro le sirene di arringatori e arruffapopolo che tentano di conquistarsi capitale politico con la paura, portandoci fuori strada. 

Il timore è che, prima che questi anticorpi vengano sviluppati, saranno in molti a vedere sprecate le proprie vite. 

Dialogo, integrazione ed empatia richiedono tempi lunghi… 
Papa Francesco ha detto : “sogno un’Europa in cui essere un migrante non sia un crimine, che promuove e protegge i diritti di tutti senza dimenticare i doveri nei confronti di tutti. Che cosa ti è accaduto, Europa, luogo principe di diritti umani, democrazia, libertà, terra madre di uomini e donne che hanno messo a rischio, e perso, la propria vita per la dignità dei propri fratelli ?”. 
Queste domande sono rivolte a tutti noi; a noi che, in quanto esseri umani, siamo plasmati dalla storia che contribuiamo a plasmare, consapevolmente o no. 
Sta a noi trovare risposte a queste domande, e a esprimerle nei fatti e a parole. Il più grande ostacolo per trovarle, quelle risposte, è la nostra lentezza nel cercarle.

Con le immagini ... ... è più facile

La Commissione Ue ha deciso di non multare Spagna e Portogallo per non aver ridotto il loro deficit e quindi violato le regole del Patto di stabilità. 
La decisione è stata preso dal collegio dei commissari che ha tenuto conto delle difficoltà economiche e degli sforzi fatti finora dai due Paesi.
Entrambi i Paesi dovranno fare degli sforzi supplementari entro il 15 ottobre 2016. La Spagna deve fare sforzi supplementari pari allo 0,5% del Pil nel 2017 e nel 2018, mentre il Portogallo deve fare uno 0,25% entro quest'anno. La decisione deve ora essere approvata dall'Ecofin.


Hanno detto ... ...

CORRADINO MINEO, senatore della Sinistra e giornalista
Padre Jacques diceva messa a 86 anni e parlava di pace. Dell’estate, finalmente in arrivo dopo “una primavera un po’ freddina” a riscaldare il “nostro umore piuttosto depresso”, diceva: “è un tempo di incontri, con conoscenti e con amici: un momento per cogliere l’occasione di vivere qualcosa insieme. Un momento per prestare attenzione al nostro prossimo, quale esso sia”. I cronisti scrivono che era amico dell’imam Mohamed Karabila, presidente del culto musulmano per l’Alta Normandia. Che da 18 mesi, cioè dall’attentato a Charlie Hebdo, animava con l’imam un comitato interconfessionale per discutere di religione e di convivenza. Scrivono che la moschea di Saint Etienne du Rouvray sarebbe stata costruita su un pezzo di terra ceduto dalla parrocchia di Jacques Hamel.
L’uomo che ha fatto irruzione in chiesa, che ha costretto in ginocchio il vecchio prete, che gli ha reciso la gola filmando la scena, per poi leggere qualche parola in arabo, ha 19 anni, si chiama Adel Kermiche, è nato a Rouen da genitori algerini. Le foto lo mostrano qualche anno fa, quando era poco più che un bambino. Un ragazzino allegro, dice la madre, ma che, dopo la strage di Charlie Hebdo, ha cominciato a dire che la sua religione non si poteva professare in Francia, che lui voleva andare a combattere in Siria per lo stato islamico, che era quello il suo destino,la sua identità. Preso e rispedito a casa, arrestato e trattenuto per un anno in carcere, Adel girava con al polso un braccialetto elettronico, schedato con la S, sospetto terrorista ma in semi libertà, poteva muoversi dalle 8,30 alle 12,30 del mattino.
Tutto qui, un anziano gigante e un giovane incosciente. Le loro vite si sono sfiorate senza incontrarsi e si sono perdute. Una, dopo un’esistenza piena, l’altra, veniva dal nulla e si è sciolta nel nulla. I giornali titolano “il terrore, la jihad, il terrorismo” -chiamiamola la bestia- “uccide in chiesa”. Non è la prima volta che avviene.
20 anni fa, 7 monaci furono rapiti dal monastero di Notre-Dame de l’Atlas a Tibhirine e alla fine decapitati. La vicenda è stata rievocata dal bel film di Xavier Beauvois, Des hommes et des dieux. Da una parte il potere, algerino, illegittimo perché aveva annullato elezioni vinte dagli islamisti, dall’altra un gruppo di fanatici salafiti. In mezzo i monaci trappisti che pregavano e aiutavano gli arabi.
Questa è una guerra ideologica moderna, dice al Fatto Franco Cardini. Ideologica -credo- in una doppia accezione: colpendo un simbolo - un prete nella sua chiesa questo è- Daesh rivendica un proprio statuto simbolico, cerca di alzarsi a livello di quel simbolo per legittimarsi. Sgozzando padre Jacques, Adel, giovane déraciné né algerino né francese, a metà strada tra la vita a Rouen e la morte a Kobane, rivendica la sua alterità, cerca l’identità. che gli manca. Guerra santa? Conflitto tra civiltà? Jihad? Crociate? Paroloni. “L'internazionale degli imbecilli -osserva Cardini- è ampia: la guerra santa è immaginaria, non ha nulla a che vedere con le crociate storiche né col jihad...così, a freddo, questi due armati solo di arma bianca hanno fatto una parodia blasfema dell'atto di Abramo. Una cosa orribile che però non ha nulla di cristiano o musulmano: è un atto di follia politica”.
Ps. Non sono buonista, non credo che si possa sempre porgere l’altra guancia, ma trovo che ridurre questa cronaca macabra alle sue reali dimensioni serva a cacciare i fantasmi che agitano il mondo -primi fra tutti la paura e la sua sublimazione nel bisogno di vendetta-, che renda onore alla grandezza umana di padre Jacques, e delegittimi questi assassini, svelando la pochezza dei loro gesti e delle loro vite.
MARCO TARQUINIO, direttore di Avvenire (giornale cattolico)
Anche da questa parte del mare ora hanno osato colpire in chiesa, durante la celebrazione del mistero eucaristico, agendo contro un sacerdote che stava per consacrare il pane e il vino e uccidendo lui e uno dei fedeli presenti a quella santa Messa feriale in una piccola realtà francese di provincia. Tra le molte parole che si sono rincorse ieri in bocca a più di un politico è risuonata questa: la risposta al terrorismo dovrà essere «spietata». Non sono d’accordo. Sono invece d’accordo con lei, caro professor Mereghetti: la risposta dovrà essere forte, appassionata e lucida. Lucidamente appassionata. Non possiamo armarci della stessa spietatezza dei jihadisti islamici altrimenti saremmo come loro, e loro avrebbero vinto piegandoci alla loro logica. Non possiamo rinunciare a essere liberi. Noi – e quando dico "noi", lo ripeto ancora una volta, intendo tutte le persone "per il bene" che non si consegnano al male dell’odio, della sopraffazione e della chiusura – non possiamo rinunciare a essere umani e cristiani. Loro – e quando dico "loro" intendo i servi del terrore e tutti quelli che armano e fanno in ogni forma la guerra – vogliono che rinunciamo a essere cristiani e umani e diventiamo a nostra volta respingenti e cinici, violenti e feroci. Ci vogliono uguali a loro. La lotta sarà dura, e insegnanti come lei saranno in prima linea. Come ogni uomo e ogni donna di buona volontà. Come i nostri preti disarmati e disarmanti, coraggiosi e buoni, come padre Jacques assassinato in odium fidei, martire per fedeltà e per amore. Come ogni musulmano buono e che ha potere di parola e saprà usarlo con la forza, la chiarezza e la passione necessarie per condannare senza ambiguità in nome di Dio gli abomini che miscredenti assassini radunati sotto la bandiera nera del Daesh compiono nel nome del loro idolo di sangue.

martedì 26 luglio 2016

Uomo super-potente. La paura pervade le nostre città

La Francia, una delle cinque grandi Potenze del Pianeta, non ha più difese immunitarie e il virus Isis che si muove all'interno delle nostre società, all'interno del modello di vita occidentale, rischia di uccidere, prima ancora che gli uomini all'occidentale, la libertà; quella libertà che pensavamo fosse bene universale.

Che dire ?
Ci stiamo accorgendo, noi occidentali, noi che siamo capaci di distruggere mille volte il Pianeta stando agli arsenali nucleari che abbiamo ammassati, siamo invece privi di una strategia.
In verità possediamo la strategia della non strategia e proprio questa sta diffondendo la paura del mai più al sicuro.

Dove è che abbiamo sbagliato ?
Nell'esserci affidati al neo-liberismo, quella falsa idea secondo cui "rubare" a chi non sa difendersi è lecito.
Questa è la nostra linea guida del dopo Maastricht, da quando abbiamo imposto l'omologazione fra destra e sinistra, la sterilità di ogni cultura ed imposto l'unico idolo: il denaro.

Come pensare che i popoli che deprediamo in ogni angolo del pianeta non devono reagire ?
Usano la religione ? Cosa altro resta a loro per reagire ? strumentalizzano Dio ?
Può darsi.

Pure noi usiamo il (vero ) Dio dell'Occidente (il denaro) per corrompere e per massacrare qualsiasi dignità e qualsiasi umanità.

Noi e loro abbiamo perso il senso della ragionevolezza e dell'umanità.

Hanno detto ... ...

Il prete sgozzato mentre celebrava messa
a Rouen era Jacques Hamel, 86 anni.

GIOVANNI VALENTINI, giornalista
Il massacro islamista nella chiesa di Rouen (Francia) segna un punto di non ritorno: dobbiamo combattere questa guerra con lo "stato di guerra

MARIO GIORDANO, giornalista
Sgozzato in chiesa un sacerdote cattolico mentre diceva messa, nel nome di Allah.
Questi pazzi isolati mi sembrano sempre meno isola

DOMINIQUE LEBRUNvescovo di Rouen
La Chiesa cattolica può prendere altre armi come preghiera e la fratellanza tra gli uomini. Lascio qui centinaia di giovani che sono il futuro dell'umanità, è vero. Chiedo loro di non cedere alla violenza e diventare apostoli della civiltà dell'amore. 
(Il vescovo sta rientrando in Francia da Cracovia)

OSCAR GIANNINO, giornalista
Secondo Galli della Loggia viviamo duri tempi perchè lo Stato è stato delegittimato dalle culture avverse.
NO: lo Stato si è delegittimato da solo, con i partiti-prenditori.

Secondo ANTONIO SPADARO, collaboratore del Papa
 Seminare il panico e portare nel cuore dell’Europa una «guerra di religione» è esattamente ciò che si propongono le centrali del terrorismo islamista e i loro adepti, magari reclutati attraverso il lavaggio del cervello in Rete. 
Rifiutare lo scontro di civiltà non significa chiudere gli occhi davanti a ciò che accade ma rifiutare di fare propria la visione del mondo dei fondamentalisti che si pretendono come depositari del vero Islam. 
E così stendere un cordone sanitario per evitare che il cancro si diffonda ancora di più nel mondo musulmano.

Energji e re ! - Nuova energia ! ... ... di Paolo Borgia

Forse le stagioni sono cambiate ma il vento di zeffiro, il vento estivo, è venuto 
e ci ha persino portato nubi e pioggia.
Ma già il capo d'anno, il capo di agosto, è prossimo e porterà con sé l'inizio di nuove attese.
Il sole alto a oriente è l'allegoria liturgica del giorno di Natale:
è forse un invito a non stancarci di guardare oltre il nostro orizzonte.
Buone feste agostane.
Paolo Borgia

Energji e re!
Janë të parët vite  e “gjashtëdhjetit”. Pas njëzetvjeçar nga fundi i luftës botërore pritet me besim se me 1968 do të realizohen te laboratorët Lebedev dhe tek ata të Los Alamos prototipet fillestar e centralevet atomike me “shkrirje” të pastër. Në fund, sot çë kanë shkuar 50 vjet nga ahjerna ngë u ka ende gjetur te laboratorët CERN asnjë zglidhje të vlefshme për problemin e “përmbajtëses”, skarës jomateriale për bërthamën atomike të shkrirë dhe me temperaturë miljonësh gradë, nga e cila mirret energjia e rrezatuame. Ashtu sot njohim përbërjen infinitezimale të lëndës dhe të kundërlëndës: por sa pasuri ekonomike dhe sa të qosme njerëzore u kanë nxjerrë njerëzimit dhe kërkimit më të afërt me të duhurat njerëzore më themelore!
Me burime shumë më të varfëra, të jokrahasuashëm, u kanë realizuar mbledhës energjie të rrezatuame nga dielli, “dritë” çë arrën te Bota në pak më shumë se 8 minute. Pas të parëvet të stërholluam panele diellor sot kemi më të thjeshtat llamarinë dhe ngjera edhe produkte industral të mashuam në qeramidhe (tjegulla) për trashëgimet çë ngë mënd të ngiten te qendrat historike të Bukurvendit.
Energji të ripërsëritshme, energji elternative ngë janë më slogan, shprehje reklamësh por forma të reja “lëndësh djegëse” çë pakësojnë të duhurit bio, fosil dhe bërthamor.
Konkreti realizim panelesh diellor për përdorimin shtëpiak dhe të përhapurit të shpejtë impiantesh me kosto ekonomikisht fitimprurës ka kapur në befasi nga zlliba mega-zyrat vetë-referuese për planifikimin e shoqerivet të mëdha për prodhimin e mjetevet transporti dhe për shpërndarjen e energjisë elektrike.
Bëhet fjalë për një revolucion të vërtetë në veprim, çë siell planetin dhe banorët të tij në mbrojtje nga të pakthyeshëm fenomene degjenerimi atmosferik të pakontrolluar por të shkaktuar, pa pikë dyshimi, nga prishja e prodhuame nga stili i pakursyer të jetës së njeriut. Të duash o jo, ë’ gjë e sigurt se thjeshtësia përdorimi në autonomi të plotë të energjisë çë vjen nga dielli është shumë fitimprurës të paktën mbi gjithë brezin, zonën planetare e përfshirë në mes gjerësitë 41° Verì dhe 41° Jug. Pë të dy rripat e jashtëm efektshmëria vete tue u pakësuar tue vatur drejt të dy Rrathët Polar, mbatanë të cilëvet mbi kësulat, si dimë, për gjashtë muaj dielli zhduket dhe për të tjerët gjashtë muaj ngrëhet mbi orizontin vetëm ngjera te 23° 27’. Për të tejkaluar këtë deficit pikërisht te pjesa e banuar me më dendësì, ndoshta mënd të mendohet një ndërrim të energjisë diellore te zona konvergjence ndërtropikale (ZKNT) për të prodhuar hidrogjen elektrolitik për t’e përdorur në zona të largëta si lëndë djegëse por çë ngë prodhon famëkeqin dyoksid karboniku (qymyri) por ujë.
Sot kemi arritur rezultate me sigurì pozitiv me kosto të arsyeshme, çë venë tue përparuar kloftë nga pikëpamja teknike, si edhe për përplasjen me ambientin. Por ndoshta shumë njerëzve hyrja e shpejtë te tregu të këtij transformimi radikal i krahasueshëm për rëndësi me shpikjen të motorevet endotermik të shekujvet të shkuam ngë i ka sigurisht pëlqyer.
Ngë flas vetëm për ata çë duhet të ndërrojnë punë për t’u përshtatur situatës së re, çë erdhi e u përcaktua. Jo! Flas për ata Vende prodhues nafte, për të cilët lënda djegjëse e vjetër është burimi kryesor në zotërim të tyre në mos e vetmja. Çë do të jetë për ata kur nxjerrja e naftës do të pakësohet për kërkesën më e vogël të tregut botëror?                 
Nga Dien Bien Phu ngjera të vijmë te ditët e sotme ‘luftërat’ dëftojnë një kontekst-hje bashkëanësor jo i deklaruar por i pranishëm për akaparimin trajtimesh të privilegjuar çë kanë një kosto dhe një vuajtje të shtuase mbi popullsìnë të vendit çë i pëson.
Vendet ku luftohet sot janë ndryshe nga Jug-Lindja Aziatike pse janë zona klimatike të tharta: vetëm Mesopotamja është e qosme uji dhe ndoshta për këtë arsye ësht’e pëson çë nga 25 vite rraskapitësin martirizim shkatërrimi, gjindesh të lëvizura nga shpitë dhë të vdekurish.    
Ngjarjet e fundit, pra, kanë në vete një gjëndje kundërshtimi çë del aq për sa janë drejtuar me ngathëtì dhe me sajimsì. Mjafton të mendojmë çë kur kërkesa nafte ish e shtangët dhe si për çudì çmimi ish caktuar nga blerësit perëndimor pa kundërshtim nga pronar-shitës të paktën ngjera te themelimi i OPEC. Sot çë kërkesa vete tue u ul/njur me ngulm pas futjes së fotovoltaikut, rritet posaçërisht nxjerrja nga nëndheu, për të bërë të shembet çmimi i shitjes.                       
Shih(/ja)! Për të dhënë fuqi vizatimit, duhet të përfshihen popullsìtë me një arsye fisnike.

Çë ka  më fisnike se besa, feja!?
Kloftë, pra! Por kjo është feja e perëndìsë Parà.

Nuova energia!
Sono i  primi anni del ‘sessanta’. A quattro lustri dalla fine della guerra mondiale si attende con fiducia che col 1968 che si realizzino nei laboratori Lebedev e in quelli di Los Alamos i prototipi rudimentali delle centrali atomiche a “fusione” pulita. Oggi dopo quasi 50 anni da allora non si è ancora trovata nei laboratori CERN di Ginevra nessuna soluzione valida per il problema del “contenimento” immateriale del nocciolo atomico fuso e a temperatura di milioni di gradi, da cui si capta l’energia irradiata. Oggi, così, conosciamo la composizione infinitesima della materia e dell’antimateria ma quante risorse economiche ed umane sono state sottratte all’umanità e alla ricerca più prossima alle istanze umane più terranee!
Con risorse molto inferiori, non confrontabili, si sono realizzati raccoglitori di energia irradiata dal sole, “luce” che giunge sulla Terra in poco più di 8 minuti. Dopo i sofisticati primi pannelli solari oggi abbiamo le più semplici lamiere economiche e persino i manufatti mimetizzati in “tegole” utili per gli intoccabili patrimoni dei centri storici del Belpaese.
Energie rinnovabili, energie alternative non sono più slogan, espressioni pubblicitarie ma nuove forme di “combustibile” che riducono il fabbisogno di bio, fossile e nucleare.
La concreta realizzazione di pannelli solari per uso domestico ed il rapido diffondersi di impianti a costi economicamente vantaggiosi ha letteralmente spiazzato gli auto-referenziali mega-uffici di pianificazione delle grandi società per la produzione di veicoli e per la distribuzione di energia elettrica.              
Si tratta di una vera rivoluzione in atto, che conduce il pianeta e i sui abitanti al riparo da  fenomeni irreversibili di degenerazione atmosferica incontrollata ma originata, senza alcun dubbio, dallo spreco prodotto dal prodigo stile di vita dell’uomo. Piaccia o no, è certo che la semplicità di gestire in completa autonomia l’energia proveniente dal sole è  vantaggiosissima almeno su tutta la fascia planetaria compresa tra le latitudini 41° Nord e 41° Sud. Per le due cinture esterne l’efficacia va riducendosi mano a mano che si va verso i due Circoli Polari, oltre ai quali sulle calotte, come sappiamo, per sei mesi il sole scompare e per gli altri sei mesi si alza sull’orizzonte solo fino a 23° 27’. Per superare tale deficit proprio nella parte più densamente abitata, forse si può pensare ad una conversione della energia solare disponibile nella zona di convergenza intertropicale (ITCZ) per produrre idrogeno elettrolitico da utilizzare in zone remote come combustibile che, però, non produce la famigerata anidrite carbonica ma acqua.
Oggi siamo giunti a risultati certamente positivi a costi ragionevoli, che vanno progredendo sia dal punto di vista tecnico, come pure per il minor impatto ambientale. Forse, però, a molti la rapida entrata nel mercato di questa  radicale trasformazione paragonabile per importanza alla invenzione dei motori  endotermici dei secoli trascorsi non è certo piaciuta.
Non parlo soltanto di coloro che devono cambiare lavoro per adeguarsi alla nuova situazione venuta a determinarsi. No! Parlo di quei Paesi produttori di petrolio, per i quali il vecchio combustibile è la principale risorsa in loro possesso se non l’unica. Che ne sarà di loro quando l’estrazione del petrolio si ridurrà per la minor richiesta del mercato mondiale?
Da Dien Bien Phu a venire ai giorni nostri le “guerre” mostrano un contesto-ombra collaterale non dichiarato ma presente per l’accaparramento di trattamenti privilegiati che hanno un costo e una sofferenza aggiuntive sulle popolazioni del luogo che le subisce.
I luoghi di belligeranza odierni differiscono dal Sud-Est Asiatico per essere zone climatiche aride: solo la Mesopotamia è ricca d’acqua e forse per questo motivo sta subendo da 25 anni  il logorante martirio di distruzione, di sfollati e di morti.
Le recenti vicende, poi, hanno in sè una contraddittorietà che emerge per quanto sono maldestramente ed artificiosamente gestite. Basti pensare a quando la domanda di petrolio era rigida e singolarmente il prezzo era fissato dai compratori occidentali senza che i possessori-venditori si opponessero, almeno fino alla fondazione dell’OPEC. Oggi che la domanda va costantemente calando dopo l’introduzione del fotovoltaico, si aumenta appositamente la estrazione dal sottosuolo, facendo crollare il prezzo di vendita.
Ecco! Per dar forza al disegno, bisogna coinvolgere le popolazioni con una nobile causa.
Che c’è di più nobile della religione!?
E sia! Ma questa è la religione del dio Denaro.

Canone Rai. In questi giorrni stiamo pagando - in questi giorni stiamo apprendendo

Classi dirigenti !
Non provano vergogna.

L'Abbonamento Rai-tv è obbligatorio e lo stiamo pagando nella bolletta per la luce.
A che prò ?
Perchè ben 94 dirigenti Rai festeggino alle nostre spalle di poter vivere con più di 200.000 euro annuo di emolumento.
Molti di essi festeggeranno più degli altri: non hanno incarico e si godono il ben di Dio da casa loro.

Ci parlano di crisi e di sprechi ed ovviamente viene da dire: "da che pulpito viene la predica rivolta alle caste d'Italia !!!".


domenica 24 luglio 2016

Leggere i bilanci. Aziende sul territorio

 Banca Nuova, l'azienda di credito che fino a qualche tempo fa' operava -fra altri- con uno sportello pure a Contessa Entellina ha chiuso il bilancio ultimo con perdite superiori a 149 milioni di euro. 
Il capitale sociale di Banca Nuova è sui 206 milioni di azioni. 
L'Azienda conta (prevalentemente in Sicilia) 
--93 filiali bancarie, 
--9 negozi finanziari 
--e 5 punti “Private”. 

I dipendenti in organico al 31 dicembre 2015 sono 710 e costano circa 48 milioni di euro: una media di 67.500 euro lordi a dipendente. 

I risparmi degli italiani. Stress test condotti dall’Eba e dalla Vigilanza Bce sulle prime 53 banche europee

 Secondo informazioni -non ufficiali- raccolte da Il Sole 24Ore- ad eccesione di Mps, le altre 4 banche sistemiche italiane si posizionerebbero ben sopra il  livello di rischio,  con Intesa Sanpaolo addirittura su livelli quasi doppi sullo standard minimo.

Il nodo principale da risolvere per il sistema bancario italiano resta quindi, come da tempo rilevato, quello di Mps che, proprio in vista dell’esito sfavorevole degli stress test e dei diktat della Vigilanza Bce, sta lavorando a un maxi-piano di cessione di crediti in sofferenza da 10 miliardi e un conseguente aumento di capitale che potrebbe essere compreso tra i 3 e i 4 miliardi. 
 L’alternativa al piano privato, in caso di non approvazione da parte della Bce, può essere solo l’interveto dello Stato da discutere con l’Unione europea , senza incorrere nei vincoli degli aiuti di Stato.

Albania. Modifiche costituzionali nella speranza di entrare nell'U.E.

Il parlamento di Tirana ha votato all'unanimita', con 140 voti a favore su 140 seggi, una profonda riforma istituzionale mai intraprese in 26 anni di democrazia, quella sul sistema giudiziario. 
E' stata riformato oltre il 50% dell'assetto  costituzionale dell'Albania nell'intento di aprire  la strada ad un ingresso nell'Unione Europea.