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martedì 7 giugno 2016

Conoscere l'Ortodossia. L'imminente Grande Sinodo che si terrà a Creta si propone di rispondere alle esigenze della contemporaneità

S i n a s s i  d e i   p r i m a t i
d e l l e   C h i e s e   o r t o d o s s e   a u t o c e f a l e

La Sinassi (1) dei primati delle Chiese ortodosse
autocefale, tenutasi a Chambésy nei
pressi di Ginevra dal 21 al 28 gennaio, ha ratificato
una serie di documenti preparatori
del Santo e grande Sinodo panortodosso,
che si terrà a Creta dal 16 al 27 giugno, e ne
ha deciso la pubblicazione. 
Tra essi, due rivestono un particolare interesse. 
Il primo è Le relazioni della Chiesa ortodossa con l’insieme
del mondo cristiano, adottato alla V
Conferenza panortodossa preconciliare di
Chambésy (10-17.10.2015), che riconferma
l’impegno ecumenico della Chiesa ortodossa
nonostante le resistenze di alcune correnti
interne, e affronta questioni controverse
come l’ecclesialità delle altre confessioni
cristiane e il metodo per la conduzione dei
dialoghi teologici. 
E il secondo è La missione della Chiesa ortodossa 
nel mondo contemporaneo. Il contributo della 
Chiesa ortodossa alla realizzazione 
della pace, 
della giustizia, 
della libertà, 
della fraternità
e dell’amore fra i popoli 
e all’eliminazione delle discriminazioni razziali 
e di altra natura,
approvato dalla Sinassi dei primati, che
esprime l’atteggiamento dell’Ortodossia nei
confronti dei problemi dell’attualità quali
pace e guerre, 
persecuzione, 
discriminazione,
globalizzazione 
e consumismo.
( C h a m b é s y , 2 1 - 2 8 . 1 . 2 0 1 6 )

(1) Sinassi sta per riunione.
Nella chiesa dei primi secoli, era la riunione dei fedeli per la lettura 
dei libri sacri e per la celebrazione eucaristica

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Le relazioni ecumeniche

Le relazioni della Chiesa ortodossa con l’insieme

del mondo cristiano
1. La Chiesa ortodossa, essendo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, crede fermamente, nella sua coscienza ecclesiale profonda, di occupare un posto preminente per la promozione dell’unità dei cristiani nel mondo di oggi.

2. La Chiesa ortodossa basa la sua unità sul fatto di essere stata fondata da nostro Signore Gesù Cristo, nonché sulla comunione nella santa Trinità e nei sacramenti. Questa unità s’esprime attraverso la successione apostolica e la tradizione patristica di cui la Chiesa vive fino a oggi. La Chiesa ortodossa ha la missione e il dovere di trasmettere e proclamare tutta la verità, contenuta nella santa Scrittura e nella santa Tradizione, cosa che le conferisce il suo carattere universale.

3. La responsabilità della Chiesa ortodossa e la sua missione ecumenica riguardo all’unità della Chiesa sono state espresse dai concili ecumenici.
Essi hanno sottolineato in modo particolare il legame indissolubile fra la vera fede e la comunione sacramentale.

4. La Chiesa ortodossa che prega incessantemente «per l’unione di tutti» ha sempre coltivato il dialogo con coloro che si sono separati da essa, lontani e vicini; essa è stata sempre in prima fila nella ricerca delle strade e dei mezzi per ristabilire l’unità dei credenti in Cristo, ha partecipato al movimento ecumenico fin dalla sua nascita e ha contribuito alla sua costituzione e al suo ulteriore sviluppo. Del resto, grazie allo spirito ecumenico e filantropico che la distingue e in base al comandamento divino che «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4), la Chiesa ortodossa ha sempre lottato per il ristabilimento dell’unità dei cristiani. Perciò, la partecipazione ortodossa al movimento ecumenico non contrasta in alcun modo con la natura e la storia della Chiesa ortodossa, ma costituisce la coerente espressione della fede e della tradizione apostolica in nuove condizioni storiche.

5. Gli attuali dialoghi teologici bilaterali della Chiesa ortodossa, nonché la sua partecipazione al movimento per il ristabilimento dell’unità dei cristiani, si fondano sulla coscienza stessa dell’Ortodossia e sul suo spirito ecumenico per la ricerca, sulla base della fede e della tradizione della Chiesa antica dei sette concili ecumenici, della perduta unità dei cristiani.

6. In base alla natura ontologica della Chiesa, la sua unità non può essere compromessa. La Chiesa ortodossa riconosce l’esistenza storica di altre Chiese e confessioni cristiane che non sono in comunione con essa, ma crede anche che le
relazioni che intrattiene con queste ultime debba basarsi su una chiarificazione, il più rapidamente e oggettivamente possibile, dell’intera questione dell’ecclesiologia e, più specificamente, della dottrina generale che professano riguardo ai sacramenti, alla grazia, al sacerdozio e alla successione apostolica. Essa è quindi favorevole, per ragioni sia teologiche sia pastorali, a partecipare a ogni dialogo teologico con diverse Chiese e confessioni cristiane e, più in generale, a partecipare al movimento ecumenico contemporaneo, convinta di poter offrire attraverso il dialogo una testimonianza dinamica della pienezza della verità in Cristo e dei suoi tesori spirituali a tutti coloro che sono al  di fuori di essa, mirando a spianare la strada che conduce all’unità.

7. È con questo spirito che oggi tutte le sante Chiese ortodosse locali partecipano attivamente ai dialoghi teologici ufficiali e la maggior parte ai vari organismi intercristiani bilaterali e multilaterali e prendono parte a vari organismi nazionali,
regionali o internazionali, nonostante la profonda crisi che attraversa il movimento ecumenico. Questa attività ecumenica pluridimensionale scaturisce dal senso di responsabilità e dalla convinzione che la coesistenza, la comprensione reciproca, la collaborazione e gli sforzi comuni verso l’unità cristiana siano essenziali «per non mettere ostacoli al Vangelo di Cristo» (1Cor 9,12).

8. Evidentemente la Chiesa ortodossa, dialogando con gli altri cristiani, non ignora le difficoltà legate a una tale impresa; ben più, essa comprende gli ostacoli che si ergono sulla strada di una comprensione comune della tradizione della Chiesa antica e spera che lo Spirito Santo, che costituisce «l’intera istituzione della Chiesa» (stichere dei vespri di Pentecoste) «rimedierà alle insufficienze» (voto espresso all’ordinazione). In questo senso, nel corso di questi dialoghi teologici, nonché nel quadro della sua partecipazione al movimento ecumenico, la Chiesa ortodossa non si basa unicamente sulle forze umane di coloro che prendono parte ai dialoghi, ma anche sulla protezione dello Spirito Santo e sulla grazia del Signore che ha pregato perché «tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).

9. Gli attuali dialoghi teologici bilaterali, annunciati da conferenze panortodosse, sono l’espressione della decisione unanime di tutte le santissime Chiese ortodosse locali, che hanno il dovere di partecipare attivamente e con continuità al loro svolgimento, per non ostacolare la testimonianza unanime dell’Ortodossia a gloria del Dio trinitario. Nel caso in cui una Chiesa locale decida di non designare delegati – per uno dei dialoghi o per una determinata assemblea – se la decisione
non è presa a livello panortodosso, il dialogo continua.
Qualunque sia la ragione – prima dell’apertura del dialogo o dell’assemblea in questione –, l’assenza di una Chiesa locale deve essere oggetto di una discussione all’interno della missione ortodossa impegnata nel dialogo, per esprimere la solidarietà e l’unità della Chiesa ortodossa.

10. I problemi che sorgono durante le discussioni teologiche delle commissioni teologiche miste non giustificano sempre, da soli, il richiamo unilaterale dei delegati o la sospensione definitiva della partecipazione di una Chiesa ortodossa locale. Come regola generale, si deve evitare che una Chiesa si ritiri da un dialogo, facendo tutti gli sforzi necessari a livello interortodosso per ristabilire
la rappresentanza completa nella commissione teologica ortodossa impegnata in quel dialogo. Se una o più Chiese ortodosse rifiutano di partecipare alle riunioni della commissione teologica mista di un determinato dialogo per ragioni ecclesiologiche, canoniche, pastorali o morali, la Chiesa o le Chiese in questione devono comunicare per iscritto il loro rifiuto al patriarca ecumenico e a tutte le Chiese ortodosse, secondo l’ordine panortodosso stabilito. Nel corso della consultazione panortodossa, il patriarca ecumenico cerca di ottenere il consenso di tutte le altre Chiese su ciò che converrà fare, compresa la possibilità di una nuova valutazione del processo di un dialogo teologico concreto, nel caso in cui questo sia ritenuto, all’unanimità, indispensabile.

11. La metodologia seguita nello svolgimento dei dialoghi teologici mira a trovare una soluzione alle divergenze teologiche ereditate dal passato o a quelle che sono eventualmente comparse di recente, e a cercare gli elementi comuni della fede cristiana. Essa presuppone anche che tutta la Chiesa venga messa al corrente sull’evoluzione dei vari dialoghi. Nel caso in cui non si giunga al superamento di una divergenza teologica precisa, il dialogo teologico può continuare dopo aver registrato il disaccordo su quella specifica questione teologica e aver informato di quel disaccordo tutte le Chiese ortodosse locali, in vista di misure da prendere successivamente.

12. L’obiettivo perseguito da tutti nel corso dei dialoghi teologici è evidentemente lo stesso: il ristabilimento finale dell’unità nella vera fede e nell’amore. Resta comunque il fatto che le divergenze teologiche ed ecclesiologiche esistenti permettono in qualche modo una gerarchizzazione delle difficoltà che si presentano sulla strada del raggiungimento di questo obiettivo fissato a livello panortodosso. La specificità dei problemi legati a ciascun dialogo bilaterale presuppone una differenziazione della metodologia da seguire in ogni caso, ma non una differenziazione a livello dell’obiettivo, perché quest’ultimo è lo stesso per tutti i dialoghi.

13. Tuttavia, in caso di necessità, s’impone uno sforzo di coordinamento del compito delle diverse commissioni teologiche interortodosse, tanto più che l’unità ontologica indissolubile della Chiesa ortodossa deve rivelarsi e manifestarsi anche
nel quadro di questi dialoghi.

14. La conclusione di ogni dialogo teologico annunciato ufficialmente corrisponde all’assolvimento del compito da parte della commissione teologica mista designata a tale scopo. Il presidente della commissione interortodossa sottopone un rapporto al patriarca ecumenico, il quale, d’accordo con i primati delle Chiese ortodosse locali, annuncia la chiusura del dialogo. Nessun dialogo è considerato chiuso prima della proclamazione della sua chiusura mediante una tale decisione panortodossa.

15. La decisione panortodossa di ristabilire la comunione ecclesiale, nel caso in cui un dialogo teologico termini con successo, deve potersi basare sull’unanimità di tutte le Chiese ortodosse locali.

16. Uno dei principali organi del movimento ecumenico contemporaneo è il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC). Alcune Chiese ortodosse sono state fra i membri fondatori e in seguito tutte le Chiese ortodosse locali ne sono diventate membri. Il CEC in quanto organo intercristiano strutturato, così come altri organismi intercristiani e organismi regionali, quali la Conferenza delle Chiese europee (KEK) e il Consiglio del Medio Oriente, pur non raggruppando tutte le Chiese e confessioni cristiane, svolgono una missione fondamentale per la promozione dell’unità del mondo cristiano. Le Chiese ortodosse di Georgia e di Bulgaria si sono ritirate dal Consiglio ecumenico delle Chiese, la prima nel 1997 e la seconda nel 1998, a causa di una diversa visione del suo ruolo, per cui non partecipano alle attività intercristiane promosse dal CEC e da altri organismi intercristiani.

17. Le Chiese ortodosse locali membri del CEC vi partecipano pienamente e alla pari e contribuiscono in tutti i modi di cui dispongono alla testimonianza della verità e alla promozione dell’unità dei cristiani. La Chiesa ortodossa ha accolto favorevolmente la decisione del CEC di rispondere alla sua richiesta di costituzione di una Commissione speciale per la partecipazione ortodossa allo stesso in conformità con il mandato della Conferenza interortodossa di Tessalonica (1998). I criteri fissati dalla Commissione speciale, proposti dagli ortodossi e accettati dal CEC, hanno portato alla costituzione di un Comitato permanente di collaborazione e di consenso e sono stati ratificati e incorporati negli Statuti e nel Regolamento interno del CEC.

18. La Chiesa ortodossa, fedele alla sua ecclesiologia, all’identità della sua struttura interna e all’insegnamento della Chiesa antica, pur partecipando al CEC, non accetta assolutamente l’idea dell’uguaglianza delle confessioni e non può concepire l’unità della Chiesa come un compromesso interconfessionale. In questo spirito, l’unità ricercata nel CEC non può essere solo il risultato di accordi teologici, ma deve essere anche quello dell’unità della fede della Chiesa ortodossa così come è vissuta e preservata in modo misterioso nella Chiesa.

19. Le Chiese ortodosse membri del CEC considerano una condizione sine qua non della partecipazione al CEC il rispetto dell’articolo-base della sua Costituzione, secondo il quale solo le Chiese e le Confessioni che riconoscono il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo la Scrittura e credono nella Trinità, Dio, il Figlio e lo Spirito Santo in base al Simbolo di Nicea-Costantinopoli possono esserne membri. Esse sono intimamente convinte che i presupposti ecclesiologici contenuti nella Dichiarazione di Toronto (1950), intitolata La Chiesa, le Chiese e il Consiglio capitale per la partecipazione ortodossa al suddetto Consiglio. Perciò, va da sé che il CEC non ha nulla di una super-Chiesa e non deve in alcun caso diventarlo. «Lo scopo del CEC non è quello di negoziare unioni fra Chiese, cosa che può essere fatta solo dalle stesse Chiese, agendo di loro propria iniziativa, bensì quello di consentire alle Chiese di intrattenere relazioni vive fra di loro e di promuovere lo studio e la discussione delle tematiche
relative all’unità della Chiesa» (Dichiarazione di Toronto III, 2; in EO 5/2373).

20. Le prospettive dei dialoghi teologici della Chiesa ortodossa con le altre Chiese e Confessioni cristiane sono sempre determinate sulla base dei criteri canonici della tradizione ecclesiastica già costituita (can. 7 del II concilio ecumenico e can.
95 del concilio Quinisextum).

21. La Chiesa ortodossa desidera rafforzare il lavoro della commissione Fede e costituzione e segue con vivo interesse l’apporto teologico da essa offerto fino ai nostri giorni. Valuta positivamente i testi teologici redatti dalla stessa, il prezioso contributo di teologi ortodossi, considerandoli una tappa importante nel movimento ecumenico verso l’avvicinamento delle Chiese. Ma la Chiesa ortodossa continua ad avere delle riserve su punti capitali legati alla fede e all’ordine.

22. La Chiesa ortodossa considera condannabile ogni tentativo di divisione dell’unità della Chiesa da parte di persone o gruppi con il pretesto di una presunta difesa della pura Ortodossia.
Come testimonia tutta la vita della Chiesa ortodossa, la preservazione della pura fede ortodossa è salvaguardata solo dal sistema conciliare che, da sempre nella Chiesa, costituisce il giudice deputato e ultimo in materia di fede.

23. La Chiesa ortodossa ha una coscienza comune della necessità del dialogo teologico intercristiano, che deve andare sempre di pari passo con la testimonianza nel mondo e con azioni che esprimono la «gioia ineffabile» del Vangelo (1Pt 1,8), escludendo ogni atto di proselitismo o di altra azione di antagonismo confessionale provocatorio.
In questo spirito, la Chiesa ortodossa ritiene molto importante che tutti i cristiani di buona volontà, ispirati dai principi fondamentali comuni della nostra fede, cerchino di dare una risposta sollecita e solidale, basata sul modello ideale per eccellenza dell’uomo nuovo in Cristo, agli spinosi problemi che ci pone il mondo di oggi.

24. La Chiesa ortodossa sa che il movimento per il ristabilimento dell’unità dei cristiani adotta forme nuove per rispondere a situazioni nuove e far fronte alle nuove sfide del mondo attuale. È indispensabile che essa continui a portare la sua testimonianza al mondo cristiano diviso in base alla tradizione apostolica e alla sua fede. Noi preghiamo perché i cristiani lavorino insieme per affrettare l’avvento del giorno in cui il Signore colmerà la speranza delle Chiese ortodosse: «Un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10,16).
Chambésy, 15 ottobre 2015.

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 La missione della Chiesa ortodossa 
nel mondo contemporaneo