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giovedì 9 giugno 2016

Appunti e riflessioni sulle origini del "pensiero dell'Occidente"

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Nella tragedia la composizione de fatti è capitale, perchè la tragedia è imitazione non di uomini, ma di un'azione.
Aristotele

I greci furono coloro che per primi ebbero una visione tragica del mondo. La tragedia ancor prima che un genere letterario, è un modo di concepire il mondo.
(Salvatore Natoli, Patti, 18 settembre 1942, docente e filosofo

La tragedia greca
La visione del mondo "tragica" ha creato nei greci il loro modo di essere filosofi. 
Cosa è la tragedia, quella tragedia che ancora oggi viene rappresentata e coinvolge migliaia di persone culturalmente interessate nel teatro di Siracusa ?

Le origini pare debbano cogliersi nel culto della Natura, quella natura che tutto genera, tutto distrugge, tutto rinnova. Era un culto collegato al dio Dioniso, il dio della "contraddizione" e il dio della "vita"; dio della "vita e della contraddizione". 

A questo punto del ragionamento svolto appare evidente il collegamento fra "tragedia" e "filosofia". L'esistenza, la vita dell'uomo è avvolta dal contrasto, è contraddizione. 
L'uomo è chiamato a dirimere i contrasti o, almeno, a saper convivere con essi.

La rappresentazione della tragedia, in Grecia, inizialmente prese avvio  dal contesto culturale-religioso (culto a Dioniso) e poi si trasformò in rappresentazione e teatro sul significato del vivere: "la vita come contrasto e il contrasto (carattere tipico dello spirito tragico)  come principio di riproduzione della vita stessa". 
Ecco perchè i motivi e ed i temi della tragedia si confondono con quelli della filosofia.

Tratti essenziali della tragedia sono:
-il dilemma
-la peripezia

--il racconto
--i caratteri
--il linguaggio
--il pensiero
--lo spettacolo
--la musica
 Attraverso l'azione si svolge la peripezia e si dipana il dilemma. La tragedia spunta quando il protagonista, irretito dalla situazione ambigua (controllata e nello stesso tempo incontrollata).  Il protagonista tragico (l'uomo) lo si ritrova innocente e nello stesso tempo colpevole (es. Edipo Re).  
L'uomo cerca la verità per colpire l'ingiustizia e scopre sé sommamente ingiusto. L'uomo costruisce un "gioco" e scopre di essere "giocato" lui stesso.
Lo spettatore della tragedia viene posto sempre dinnanzi a "dilemmi", dove la realtà emerge come enigma e come "contrasto" irrisolvibile. 
Tutti vengono travolti e tutti -contemporaneamente- hanno ragione e torto.

Le conseguenze
La tragedia simbolizza il doppio volto del reale, o se si vuole la "contraddizione" come sigillo del mondo. E sta qui il suo significato filosofico. 
La tragedia nel significato esistenziale è esperienza della crudeltà della natura, o meglio, esperienza del "dolore"; questo per i greci era il "fato", il "destino".  

Il dolore  ha a che fare con la potenza generatrice della Natura che mentre uccide genera e mentre genera uccide. Questo gioco in qualche modo fa prendere agli uomini le distanze dai loro dolori e dai loro errori (si purificano).

L'ambiguità del reale, sorta in contesto favolistico, si trasformerà successivamente in conflitto tra tesi contrapposte da risolvere con un giudizio (controversia). L'agonismo retorico sarà il preludio del successivo articolarsi della "razionalità".

La vita delle città greca era caratterizzata dalle controversie tra opposti interessi e l'uomo greco era ormai proiettato a voler distinguere fra il vero ed il falso nell'orientare le proprie azioni.
Dal "contrasto"  della tragedia è quindi sorta la tensione verso la verità e da qui la controversia filosofica,  che avremo modo di scandagliare con i "sofisti".