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martedì 31 maggio 2016

Valle del Belice. A quarantotto anni dal terremoto non decolla l'economia e ovunque esistono abitazioni vuote

GIORNALE DI SICILIA-Trapani









del Belice. Centocinquanta milioni di euro per le opere pubbliche e 280 milioni per l'edilizia privata. E i sindaci li chiederanno a gran voce alla delegazione della 13a Commissione permanente al territorio, ambiente e beni ambientali del Senato che da ieri è nella Valle del Belice per tre giorni di audizioni e sopralluoghi.
«La finalità - spiega il coordinamento dei sindaci del Belice, Nicola Catania - è quella di analizzare e conoscere le problematiche connesse alla ricostruzione, con particolare riguardo agli aspetti ambientali, all'assetto del territorio e del social housing. Ma l'audizione vuole cogliere gli aspetti legati alle esigenze di sviluppo socio-economico della Valle, attraverso l'individuazione di strategie politiche adeguate al rilancio del nostro territorio».
Saranno trattate le stesse tematiche già discusse in questi decenni. Ricostruzione da un lato e sviluppo economico, mai pensato concretamente in verità.
Ieri la Commissione presieduta dal senatore saccense Giuseppe Marinello è stata a Salemi e Gibellina. Oggi, invece, a Sambuca, Santa Margherita, Poggioreale, e Partanna. Poi tappa al castello Grifeo dove la delegazione ascolterà i sindaci, gli ex coordinatori del Belice e il Provveditore regionale delle opere pubbliche, per poi chiudere con l'incontro degli assessori regionali al territorio, lavori pubblici e beni culturali.
«Auspichiamo - dice il coordinatore Nicola Catania, sindaco di Partanna - che questo momento possa essere di aiuto ad un'implementazione dell'attenzione e di fattive azioni da parte dello Stato nei confronti delle nostre aree ormai depresse e abbandonate da una politica centrale cieca, che ormai pare abbia decretato la morte del Sud e dei piccoli comuni come i nostri».
I sindaci, dunque, batteranno cassa perché vogliono i soldi e così completare la ricostruzione. Ma pensano pure a come attivare la manutenzione di opere pubbliche costruite coi fondi della ricostruzione e oramai obsolete.
Del Belice, a 48 anni dal sisma, se ne parla ancora perché la ricostruzione rimane un capitolo ancora aperto.
«Lo Stato italiano sembra ancora essere in debito con questa parte di territorio, ma oggi ancor più serve avviare con urgenza ed in modo risolutiva, la questione del completamento della ricostruzione - dice il portavoce M5S al Senato, Vincenzo Maurizio Santangelo - per trasferire ai comuni le somme necessarie per la copertura dei progetti già approvati ed evitare così il default finanziario dei comuni».