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martedì 24 maggio 2016

Referendum Costituzionale. Renzi cerca rimedi al suo errore iniziale

La campagna referendaria è iniziata troppo presto, con sei mesi di anticipo rispetto alla presumibile data.
L'inizio sta dando già segnali di gravi rischi per Matteo Renzi. 
L'errore è stato fatto ed è difficile ormai rimediarvi: l'avere personalizzato la campagna referendaria col "o votate le modifiche costituzionali o vado via" non gli ha giovato di certo. 

Tutti i suoi avversari politici, e sono tantissimi, aspettano con ansia l'autunno per dargli il benservito. I suoi avversari, numerosissimi, sono dentro il suo partito (quel Pd che non è nè carne nè ossa), sono a Sinistra e sono a Destra dello schieramento politico.
Solamente adesso Renzi si sta rendendo conto di non possedere certezze sull'esito referendario, che si riprometteva di trasformare in un trionfo, una vera  propria incoronazione a base popolare. 
Il grosso dei cattedratici italiani, della cultura e dei costituzionalisti ha preso posizione per il NO alle modifiche costituzionalii. I sindacati, che raccolgono gli umori della gente, di quella fascia sempre in espansione che non arriva a fine mese per sostenere la famiglia, non vedono l'ora di sbarazzarsi del parolaio che promette una ripresa economica lontana da vedere.

Renzi si è accorto da queste prime uscite di campagna referendaria che la "personalizzazione" costituisce un "boomering" per lui e che a nulla servono le più recenti correzioni di tiro tendenti ad illustrare, il significato, il contenuto  le speranze rappresentate dalle modifiche costituzionali.
I suoi numerosissimi avversari, interni ed esterni, alla maggioranza parlamentare non aspettavano altro che il suo "scivolone" sulla personalizzazione: "se non votate le modifiche torno a vita privata".  

Ecco allora l'idea per uscire dall'accerchiamento: dividere il referendum addirittura in sei differenti domande da sottoporre agli italiani.
Per questa via, nel caso in cui arrivasse anche solo la vittoria di un sì dalle urne, Renzi potrebbe dire di non aver perso o, quantomeno, di aver "pareggiato". 
E a quel punto sia lui sia la Boschi eviterebbe di dimettersi come più e più volte annunciato come conseguenza della bocciatura delle riforme. 
Il punto "caldo" su cui il leader è convinto di potercela fare senza grossi problemi è la fine del bicameralismo perfetto e la riduzione del numero dei parlamentari. 
È evidente che su questi argomenti il premier potrebbe sbandierare in campagna elettorale l'asso della riduzione dei costi della politica (tanto caro all'elettorato grillino, ma non solo ad esso).

Conclusione
Renzi che si accorge che un solo SI ed un solo NO costituiscono una trappola per lui e per la sua esperienza governativa, proverà adesso a trovare un rimedio al suo grave errore iniziale.