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mercoledì 11 maggio 2016

Rappresentanti del popolo.Hanno ridotto il paese allo sfascio, parlano delle remunerazioni, non si vergognano dell'inettitudine

GIORNALE DI SICILIA

PALERMO 
•••II referendum sulla riforma costituzionale riaccende lo scontro sui costi della politica. Protagonisti di un duro botta e risposta a distanza sono il sottosegretario Davide Faraone e il presidente della Regione, Rosario Crocetta. 
Faraone, annunciando la visita del ministro Maria Elena Boschi sabato a Palermo, ha ricordato che la riforma consentirà di ottenere dei risparmi anche in Sicilia. «Perla prima volta- ha detto Faraone - finalmente avremo un presidente della Regione che non guadagnerà più di Renzi, Putin, Rajoy. 
Con la vittoria del sì il risparmio sarà di 79 mila euro all'anno. Così come risparmi notevoli anche sul fronte degli stipendi dei deputati Ars e alle spese di funzionamento dei gruppi all'Ars». 
Crocetta ha contrattaccato: «Nella precedente legislatura, Faraone da deputato regionale godeva a pieno dei privilegi e guadagnava più di Obama: non mi risulta che all'epoca abbia rinunciato a quei soldi. 
In questa legislatura i deputati dell'Ars guadagnano il 40% in meno di quanto percepiva lui, questo perché l'Ars ha recepito il decreto Monti sulla spending review. 
Io sono il deputato che costa meno avendo rinunciato, e sono l'unico, all'indennità per i portaborse, pari a 3.200 euro». 
Dichiarazione che non piace a Giancarlo Cancelleri, deputato del Movimento Cinque Stelle: «Rinuncia a questi fondi perché tanto da presidente attinge da altri capitoli per portaborse e uffici di gabinetto. Io credo che al lordo un deputato possa scendere da 11 mila a 7 mila euro lordi compresi i rimborsi. Io in tre anni ho restituito oltre 170 mila euro». 
E se per Marco Falcone di Forza Italia «Crocetta e Faraone dovrebbero confrontarsi sulle vere emergenze», Giuseppe Bruno, presidente del Pd siciliano, chiarisce: «Faraone ha parlato dell'allineamento degli stipendi e Crocetta ci legge un attacco personale, è ossessionato da lui. Crocetta è stato eletto con l'aiutino di Montante, Lombardo e Miccichè, la prossima volta si voterà per cambiare davvero». 
Ma andiamo alle cifre ufficiali. Secondo quanto pubblicato sul sito della Presidenza del governo nazionale, il premier Matteo Renzi percepisce per la carica ricoperta 9.566,39 euro al mese lordi. 
In Sicilia, dopo il lungo lavoro coordinato dal presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, che ha recepito i tagli del governo Monti, lo stipendio di un deputato all 'Ars è sceso a 6.600 euro lordi più 4.500 euro di rimborsi non tassati. Un totale di 11.100 euro che è il tetto massimo stabilito dal decreto Monti e che in linea di massima è uguale in tutte le altre regioni. Poi ci sono alcuni extra. 
In Sicilia per i presidenti delle commissioni, dell'Ars e della Regione è previsto un gettone lordo di 2.700 euro che comunque prima valeva quasi il doppio. Dunque il presidente della Regione, in quanto deputato, ha diritto a 6.600 lordi, 4.500 euro di rimborsi e 2.700 euro come indennità di carica. Previsti anche 3.180 per pagare portaborse, somma che Crocetta dice di restituire interamente. Per quanto riguarda il vicepresidente dell'Ars l'indennità aggiuntiva è di 1.800, per il deputato questore è di 1.622, per deputati segretari, presidenti di commissione e gruppi parlamentari 1.159, per il vicepresidente commissione 289 euro e infine per il segretario commissione 144 euro. 
Con la riforma costituzionale, un deputato andrebbe a guadagnare quanto il sindaco della città capoluogo, in questo caso Palermo, dove l'indennità di carica lorda per il primo cittadino è di 121.198 euro l'anno, cioè circa 10 mila euro lordi al mese. 
Per quanto riguarda i deputati nazionali lo stipendio è di 10.435 lordi che vengono praticamente dimezzati da trattenute e contributi. A queste somme si aggiungono 3.503,11 euro di diaria, 3.690 euro come rimborso spese, viaggi gratis in Italia e rimborso per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra 
l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio da mille euro al mese. Infine 3 mila euro l'anno sono erogati per le spese telefoniche.
Per i senatori l'importo lordo dell'indennità è pari a 10.385,31 euro e anche in questo caso al netto la somma si dimezza. È prevista una diaria da 3.500 euro e un rimborso forfettario mensile di 1.650 euro. Infine altri 2.090 euro vanno ai senatori a titolo di rimborso spese di esercizio e sono erogati dietro rendicontazione mentre altri 2.090 euro sono erogati mensilmente forfetariamente.