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lunedì 30 maggio 2016

Lectio magistralis di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa dall'Università di Trieste


Nell'imminenza   del Grande Concilio Ortodosso di metà giugno, a Creta, continuiamo a pubblicare Testi, Riflessioni e Punti di vista della cultura della Chiesa orientale.                                    
La diplomazia di Dio e la diplomazia degli uomini

Eminentissimo Metropolita d’Italia e Malta signor Gennadios,
Chiarissimo Magnifico Rettore,
Chiarissimo Signor Preside della Facoltà di Scienze Politiche,
Chiarissimi Signori Professori, Carissimi studenti e studentesse,
Figli diletti nel Signore,

Vi rivolgiamo un calorosissimo saluto da parte della nostra Umiltà e da parte del Patriarcato Ecumenico e vi esprimiamo ringraziamenti calorosi per il conferimento – che ci onora particolarmente - della Laurea Honoris Causa da parte della Vostra celebre Università.

Accettiamo l’onore da parte del Patriarcato Ecumenico, Istituzione plurimillenaria, di cui per grazia e benevolenza di Dio siamo Primate, perché crediamo che anche voi desideriate ono- rare nella nostra persona questa Istituzione per il contributo dato   durante diciassette interi secoli alla Cristianità e alla società degli uomini in generale.
Avendo l’obbligo, secondo la tradizione universitaria, di offrire alcuni pensieri in contraccambio dell’onore conferitoci, abbiamo scelto di rivolgere questi pensieri al tema: “La diplomazia di Dio e la diplomazia degli uomini”.

La diplomazia degli uomini, con la quale non abbiamo tanta familiarità quanto voi, è - come ci sembra, - l’arte della persuasione, che ha come scopo di convincere quello che ci sta di fron- te, amico o nemico, a fare ciò che desideriamo. Usa come mezzi la argomentazione, le promesse e le minacce. Generalmente, trae ispirazione da un punto di partenza di forza e di esercizio del dominio, dichiarati o celati, e si muove in uno spazio di lotta con lo scopo della supremazia dell’uno sull’altro.
La Metodologia o la diplomazia di Dio – permettete per il momento questa espressione inconveniente –, è anch’essa arte della persuasione, che ha come fine il convincere ogni uomo a fare ciò che è nel suo interesse, cioè amare Dio. Non vede l’uomo come un avversario che deve essere sconfitto, ossia costretto a fare ciò che è utile a Dio, ma come un figlio amato, il quale deve essere educato ad amare suo padre. Usa come mezzi l’argomentazione, le promesse e le minacce, ma soprattutto l’umiltà, la kenosi (svuotamento), l’amore e l’auto-sacrificio.
Tutte le cosiddette azioni diplomatiche di Dio per convincere l’uomo a compiere la volontà divina, partono non da una intenzione di imposizione, ma da una intenzione di aiuto all’uomo. Le azioni di Dio sono incompatibili con il contenuto basilare del senso della diplomazia umana. Dio non ha una volontà di interesse personale, come i poteri che rappresentano e servono gli uomini-diplomatici. Dio vuole che tutti gli uomini si salvino, cioè vuole servire l’interesse dell’uomo che sta di fronte a Lui. Non vuole la vittoria, cosa che si esplicita da alcune Sue caratteristi- che azioni, come l’estrema kenosi (svuotamento) dell’incarnazione (prendendo forma di servo), o la nascita nella grotta, o il rifiuto della chiamata delle legioni degli angeli e la consegna all’uomo della “vittoria” sulla morte tramite la Sua crocifissione.
Dio “minaccia” in modo totalmente differente da come minacciano i diplomatici. Non minaccia di fare Lui stesso (Lui che è Amore per eccellenza) qualcosa di male all’uomo disobbediente. Sottolinea, semplicemente, che lontano dal Suo amore, l’uomo sarà privato della beatitudine di figlio che ama e che è amato. Alcuni erroneamente interpretano ciò come una minaccia, indotti forse anche da analoghe espressioni antropomorfiche e imprecise, nel loro fondo, della Santa Scrittura e dei Santi Padri.
Esattamente Dio non minaccia, ma sottolinea la situazione tragica in cui si trova chi non accetta il Suo amore e non ama Lui.
Perciò, infatti, nulla è più dolce dell’amore di Dio, come dice anche l’Abbà Isacco.
Viceversa, anche le promesse di Dio non sono come le pro- messe dei diplomatici, proposte di riscatto di un certo comporta- mento. Sono segnali della letizia di cui gode chi ama Dio e com- pimento di tutto ciò che Egli indica: cose che, umanamente defi- nite “volontà di Dio”, ci conducono alla impressione errata che essa sia una ingiustificata e arbitraria volontà in relazione all’uo- mo di Colui che è più forte dell’uomo, il quale vuole imporre la Sua volontà grazie alla Sua forza.
Il vero contenuto della volontà di Dio è che essa include le condizioni della letizia e della gioia umana. Di conseguenza, non si tratta di “volontà”, ma di condizioni e canoni di salute spiritua- le, che mirano all’uomo e non a Dio. Non è Dio, il Dio forte, che vuole e pretende dagli uomini che facciano ciò che vuole Lui, ma è Dio, il Padre affettuoso, che insegna ai Suoi figli cosa essi deb- bano desiderare e cosa debbano fare per trovarsi nella infinita letizia e gioia.
È un grande errore vedere Dio come icona dell’uomo passiona- le e le azioni salvifiche di Dio per l’uomo, come teocentriche e come miranti alla soddisfazione di Dio o della giustizia divina, a imitazione degli intenti della diplomazia umana. La cosa giusta è che Dio agisce per amore, autosacrificandosi per l’uomo e in Lui non c’è alcuna traccia di desiderio di punire l’uomo o il suo avver- sario o il suo nemico o chi disobbedisce a Lui o chi non si compor- ta secondo i Suoi ordini e insegnamenti, secondo la Sua Volontà, per dirlo in parole umane. Di conseguenza, quando diciamo che Egli minaccia, intendiamo dire che sottolinea le malevoli conse- guenze degli atti umani egocentrici e privi d’amore.
Le parole del Signore ai Suoi Discepoli: “Allora Gesù chiama- tili a sé disse loro: Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dòminano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così: ma chi vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Marco 10, 42-44), esprimono in modo categorico gli indirizzi basilari della Metodologia di Dio e dei Suoi Discepoli, come certamente anche della Sua Chiesa sulla terra.
Se vogliamo certamente applicare questi principi alla diplo- mazia umana, non avremo i risultati desiderati, perché con la diplomazia di Dio si perseguono intenti di salvezza, intenti cioè che mirano al bene di chi sta di fronte a noi e non al suo dominio.
Vi ringraziamo per il vostro amore e la vostra pazienza, in modo particolare per l’onore conferito a noi e al Santissimo, Apostolico e Patriarcale Trono Ecumenico e invochiamo su di voi la Grazia e la ricca Misericordia di Dio, e chiediamo scusa ai diplo- matici qui presenti, se in qualche modo possiamo averli offesi.