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giovedì 5 maggio 2016

Hanno detto ... ...

BIAGIO MARZO, politico
Il Manifesto da garantista a giustizialismo, 

Repubblica da giustizialismo al garantismo ( speriamo!)



NADIA URBINATIpolitologa e giornalista
L’Europa è nata sul diritto di movimento. È stata voluta da ex-nemici mortali che si impegnarono a garantire la libertà di movimento ai loro concittadini, per rendere i confini porosi e infine, con il Trattato di Schengen, aperti agli europei e, seppure con minore certezza, agli immigrati col permesso di soggiorno dei rispettivi Paesi. 
Il Trattato di Roma, di cui si celebrerà il sessantesimo anniversario nel 2017, è il documento con il quale si riconobbe esplicitamente che i confini nazionali sono all’origine delle guerre. 
I Paesi che avevano fatto dell’Europa un mattatoio ricostruirono la pace partendo proprio dal diritto più prossimo alla condizione umana: quello di cui secondo la bella intuizione kantiana ciascuno ha bisogno per poter essere libero di uscire dal proprio stato portando con sé le proprie radici.
Il diritto di visita era per il grande illuminista tedesco una protezione giuridica coerente alla nostra condizione che ci porta per le più svariate ragioni, per sopravvivere o per crescere, a muoverci per il mondo, a decidere di andare altrove. I confini sono artifici che devono poter essere relativizzati e la loro chiusura giustificata — ecco il senso dell’argomento del diritto contro la forza degli stati su cui i trattati europei e gli accordi internazionali per i rifugiati e i richiedenti asilo si fondano.
Le ideologie nazionaliste sono andate di pari passo con la cultura del diritto di movimento, anch’esse nate sull’onda delle Rivoluzioni del Settecento e con il proposito di contenere e rovesciare, se necessario, la logica di quel diritto. 
La religione della nazione ha cercato di far passare come naturale la nazione e tutto quel che ad essa consegue: i caratteri etnici, la religione, la lingua, infine i confini che tutto questo sigillano, celebrati anche come “sacri”.
Dalla radicalizzazione di queste premesse nazionaliste sono nati i mostri del Ventesimo secolo, come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann avevano scritto nel Manifesto di Ventotene: il militarismo, il colonialismo, le guerre europee, le politiche di sterminio nel nome della purezza della razza. Conosciamo questa storia. Ma non la ricordiamo più così bene, a quanto pare, vista la rinascita prepotente dei muri e del filo spinato tra l’Austria e noi, tra l’Ungheria e i Balcani e in altri luoghi ancora. 
Diceva Benedetto Croce che la storia non è maestra di vita.

PETER BROOKregista teatrale e regista cinematografico 
“L’indifferenza ci seppellirà”. 
Tutto ciò che s’impara va messo in discussione se si vuole andare avanti. 
Sanno che se si combatte anche la vittoria è una sconfitta?