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martedì 3 maggio 2016

Hanno detto ... ...

GIORGIO NAPOLITANO, l'antico migliorista

"Se vince il SI, vince l'interesse generale del Paese".


STEFANO  MONTEFIORI  (Lettura 1.5.16) - corrispondente del Corriere della Sera a Parigi

Gaël Giraud :
Se le cose non cambiano il mondo sarà un posto sempre più brutto


”L’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) è un’istituzione pubblica, il maggiore strumento dello Stato per promuovere la lotta contro la povertà e l’aiuto alle regioni in difficoltà in Africa, Medio Oriente, America Latina, Caraibi e territori e dipartimenti d’Oltremare francesi. Di solito questi organismi sono guidati da personalità integrate al sistema di potere, chiamate a mettere in pratica le politiche del governo. 
L’estate scorsa invece il posto di capo economista è andato a Gaël Giraud, 46 anni, un normalista gesuita ex banchiere ed ex cooperante in Ciad, esperto della teoria dei giochi e specialista di matematica finanziaria, un uomo decisamente fuori dal coro, che nel libro Transizione ecologica (edito in Italia da Emi) spiega come il superamento del mondo come lo abbiamo organizzato finora sia la condizione indispensabile per evitarne il crollo completo.
Perché è così poco ottimista?
«Perché è evidente che le cose non funzionano. Con i miei collaboratori qui all’Agenzia per lo sviluppo stiamo riscrivendo il modello proposto da Dennis Meadows nel libro Il rapporto sui limiti dello sviluppo (commissionato al Mit dal Club di Roma e pubblicato nel 1972, ndr ). Meadows spiegava che l’uomo stava sfruttando troppo le risorse naturali e che ci sarebbe stato un crollo entro il 2050. Ebbe un enorme successo di pubblico, ma gli economisti se ne sono lavati le mani. Eppure il modello di Meadows, quarant’anni dopo, funziona ancora».
E questo che cosa implica?
«Che se non ci saranno cambiamenti decisivi, avremo disastri epocali nei Paesi del Sud entro il 2050. Non saremo capaci di nutrire i 9 miliardi di persone che vivranno sul pianeta».
Come mai?
«L’aumento del livello degli oceani inonderà zone agricole molto ricche, per esempio il delta del Mekong in Vietnam; lo scioglimento dei ghiacciai eliminerà le riserve di acqua dolce che alimentano i tre fiumi Yangtze, Gange e Indo, e un miliardo di persone vivono grazie all’acqua di questi fiumi. Centinaia di milioni di rifugiati climatici si sposteranno ovunque nel pianeta. Poi c’è un terzo tema, l’estensione dei deserti come il Sahara e il Sahel. La guerra in Siria oggi la possiamo benissimo comprendere come in parte dovuta alla siccità. Il regime degli Assad durava da decenni, perché la rivolta è scoppiata nel 2011? Perché la pace sociale non era più assicurata. Una buona parte dei migranti di oggi sono già dei rifugiati climatici. Il deserto dei Gobi in Mongolia adesso è a 240 chilometri da Pechino, ma si avvicina sempre di più».
Quale giudizio dà della Cop21? Non è stato un riconoscimento di questi pericoli?
«La Cop21 è stata un enorme successo, per la prima volta è stato raggiunto un accordo, ma allo stesso tempo tutto resta da fare. Inutile raccontarci delle storie, la soglia dei due gradi di riscaldamento climatico verrà superata comunque, il punto è vedere quanto ampiamente. Ci saranno trasformazioni enormi, brutali».
Impossibili da evitare?
«No: le soluzioni ci sarebbero, solo che i governi pensano solo alla gestione quotidiana e mai al medio-lungo termine. Bisognerebbe eliminare immediatamente il carbone come fonte di energia, arrestare la deforestazione e smettere ben presto di mangiare la carne bovina. Nei prossimi anni dovremo scegliere se utilizzare il suolo per produrre biocarburanti, cibo per uomini o cibo per animali, non potremo fare tutt’e tre le cose. E se scegliamo di adibire la terra a produrre cibo per le mucche, sarà per offrire carne rossa ai molto ricchi e questo non è accettabile. Trovo più facile dire a un miliardario di smettere di mangiare carne rossa che dire a un etiope di smettere di mangiare del tutto».
Qual è il suo rapporto con il governo che l’ha nominata neanche un anno fa?
«Per adesso mi fanno lavorare… Ma tutti i governi europei sono anestetizzati, non hanno alcuna strategia. Questo ci porta dritti contro il muro. La burocrazia è una potenza che si autoalimenta senza alcuna visione. I funzionari lavorano come dei pazzi, ma senza affrontare i problemi veri. Oggi capisco la fine della civiltà dell’isola di Pasqua, come l’ha descritta Jared Diamond. Come è possibile che gli abitanti abbiano tagliato tutti gli alberi che erano l’unica risorsa rinnovabile dell’isola di Pasqua? Quando vedo l’autismo e la stupidità delle amministrazioni pubbliche mi dico che è possibile».
Lei è noto per le critiche ai suoi colleghi economisti. Che cosa rimprovera loro?
«Sono fermi alle teorie di un secolo e mezzo fa, che da tempo non funzionano più. La crisi finanziaria è stata affrontata dicendo alle banche centrali: inondate il mercato interbancario di liquidità, di soldi. E gli economisti mainstream non hanno minimamente protestato. Solo adesso comincia ad aprirsi un dibattito sul quantitative easing per i consumatori, cioè soldi da dare direttamente alle famiglie e non alle banche, ma ormai siamo nel 2016, questo dibattito avremmo dovuto averlo otto anni fa».
Pensa che ci sarà una nuova crisi finanziaria?
«Mi pare inevitabile, la separazione tra la sfera finanziaria e quella reale è tale che non può resistere a lungo. C’è un super indebitamento del sistema privato negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa, prima o poi scoppierà. Per adesso tutto tiene perché le Banche centrali prestano a tassi negativi. È una piramide di Ponzi, chi ha debiti può indebitarsi ancora di più per pagare i suoi primi debiti. Finché le banche centrali continuano ad alimentare la piramide può durare abbastanza a lungo, ma alla lunga è insostenibile perché questi miliardi creati dalle banche centrali non arrivano poi nell’economia reale. Perché per esempio le banche francesi riflettono sulla possibilità di passare completamente alla moneta elettronica, senza contante? Perché vogliono poter prelevare un tasso di interesse sui depositi, per compensare il fatto che oggi i prestiti sono a tasso quasi negativo. Molte persone saranno tentate allora dal ritirare i soldi dal conto in banca, preferendo mettere le banconote sotto il materasso. Allora, ecco l’idea di eliminare le banconote sostituendole con la moneta elettronica».
Chi condivide la sua analisi?
«In Francia gli economisti Frédéric Lordon, per esempio (vicino al movimento della Nuit Debout, ndr ), e Jean Gadrey. Il sistema può durare ancora qualche anno, ma se non corriamo ai ripari, ci aspettano catastrofi naturali e rivoluzioni sociali».”"