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martedì 24 maggio 2016

Antimafia. Basta essere onesti e possedere senso civico, non occorrono altre etichette per, poi, invece essere più mascalzoni dei mafiosi

GIORNALE DI SICILIA
··· Dentro l'aula bunker il ricordo di Falcone, fuori l'autocritica del fronte antimafia. Non è stata una celebrazione come le 23 precedenti.


Se ne sono accorti anche i ragazzi delle scuole: Giulia, 18 anni, prende il microfono davanti a politici e magistrati e chiede di «andare oltre la falsa antimafia». È (anche) il 23 maggio dell'annus horribilis dell'antimafia: quello che ha visto alcune delle prime linee finire indagate, dal presidente di Confindustria Antonello Montante al giornalista Pino Maniaci. E così è quasi naturale che Leoluca Orlando finisca per sottolineare che «bisogna evitare di nominare rappresentanti dell'antimafia perché oggi il tempo dei rappresentanti dell'antimafia è finito. Nel '92 è iniziata la disintegrazione della mafia, che esiste ancora ma oggi si articola in una dimensione finanziaria fatta di personaggi in giacca e cravatta che partecipano a convegni antimafia. Dalla mafia finanziaria ci si difende con la correttezza degli appalti, combattendo l'attuale sistema di potere politico affaristico mafioso che si annida nei rifiuti, nell'acqua, nell'energia». 
Fuori dall'aula bunker la parola d'ordine è prendere le distanze dall'antimafia di facciata. E così al ministro della Giustizia Andrea Orlando tocca ammettere che «alcune recenti vicende purtroppo hanno scalfito l'immagine dell'antimafia. Mi piacerebbe convocare gli stati generali dell'antimafia invitando operatori ed intellettuali e riportando la mafia al centro del dibattito», 
E anche per Rosy Bindi, presidente della commissione nazionale Antimafia, «bisogna smascherare chi ha usato l'antimafia per scopi diversi dalla lotta alle cosche». La Bindi allarga il margine di rischio, sottolineando come nelle elezioni amministrative si annidano candidature sospette: «I partiti devono selezionare la classe dirigente. Vincere le elezioni è importante ma vincere con i voti della mafia significa non essere poi in grado di governare. Chi ha messo in lista persone poco trasparenti è ancora in tempo a fermarsi». In molti fra i presenti leggono in queste parole un avvertimento al neo alleato del Pd, Denis Verdini. 
L'ex presidente del Senato,Renato Schifani, vede però una svolta: «Rispetto a una certa antimafia siciliana che sta vivendo momenti di grigiore e che ha costruito carriere c'è invece chi tra la gente, nelle istituzioni e nella magistratura chi porta avanti quotidianamente la battaglia per la legalità». 
Per Rosario Crocetta «c'è anche un'antimafia non di facciata che si manifesta con azioni concrete ogni giorno». Ma anche il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone, rileva che «attorno all'antimafia si è creata ad hoc confusione e un senso diffuso di diffidenza e in questo momento il ruolo della scuola è sempre più importante. La mafia si può combattere. A partire dalla scuola, dove il patrimonio dell'antimafia segue un percorso virtuoso, di lungo termine ma più efficace e più profondo nelle radici».