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venerdì 15 aprile 2016

Evasori Fiscali. Sottraendosi dalla contribuzione collettiva impongono agli altri cittadini pesi maggiori

il conto nei paradisi fiscali
L'Espresso pubblica oggi la seconda puntata dei Panama Papers.
Dopo Luca Cordero di Montezemolo, Barbara D'Urso e Carlo Verdone ed altri personaggi più o meno noti arrivano altri 100 nomi (connazionali); e al contempo apprendiamo che il ministro dell'Industria spagnolo e presidente del Partito popolare, José Manuel Soria Lopez, direttore in passato di una compagnia panamense, ha lasciato il governo, perchè il suo nome appare nei Panama Papers.
Chi sono gli altri italiani (noti) inseriti nella lista curata da L'Espresso? Emanuela Barilla, azionista insieme ai fratelli dell’omonimo gruppo alimentare e del manager dell’industria farmaceutica mondiale Stefano Passina.
Ma spuntano anche carte intestate alla Sport Image international, una società offshore fondata nel 1989 facente parte della galassia di Silvio Berlusconi, che - riporta il settimanale - "una ventina di anni fa finì al centro di un’indagine giudiziaria per i pagamenti in nero ad alcuni calciatori del Milan, da Ruud Gullit e Marco Van Basten".
Come amministratori della Sport Image, viene indicato Adriano Galliani. riporta il settimanale: "I magistrati di Mani Pulite avevano già identificato quella società delle Isole Vergini Britanniche, allora misteriosa, come una cassaforte nera utilizzata per gonfiare i bilanci del Milan negli anni d’oro 1989-1995. 
Galliani ha sempre negato di controllare società offshore. L’accusa è stata poi azzerata dalla riforma berlusconiana che nel 2002 ha depenalizzato il reato di falso in bilancio. Ora le carte di Panama documentano che Galliani era il direttore-gestore di quella cassaforte esentasse e anonima".
Nei documenti spunta pure  Struie, società creata alle Isole Vergini Britanniche e di fatto "una cassaforte di cui si sono serviti sia il leader di Forza Italia sia Flavio Briatore": "A metterla a loro disposizione fu l’avvocato David Mills, studio professionale a Londra, creatore del sistema offshore da 775 milioni di euro per conto del capo della Fininvest. 
Il professionista inglese, anch’egli in contatto con Mossack Fonseca, usò proprio Struie come paravento per nascondere la provenienza dei 600 mila dollari versatigli segretamente da Berlusconi nel 1997-98, come compenso per la sua falsa testimonianza nei processi milanesi su fondi neri della Fininvest, come documentano le sentenze definitive".