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lunedì 7 marzo 2016

Hanno detto ... ...

Renzi in difficoltà;
si era impegnato e adesso ...
MARIO SECHI, gà direttore de Il Tempo
Eppur si muove… niente di cosmologico, ma nella testa del premier frulla vorticosamente l’idea di fare qualcosa
Eravamo a un passo dal prenderci il comando, ce lo davano via gratis gli inglesi e i francesi, ma no, c’è puzza di bruciato, così ora siamo più lontani, anzi lontanissimi, quasi disimpegnati, in licenza, eppur qualcosa va escogitato. Anche niente (per ora), ma va comunicato bene, come una grande (in)decisione. 
Renzi oggi (leggi ieri) ha scelto la pregiata sede istituzionale di Barbara d’Urso (sì, proprio quella) per comunicare che “oggi non è all’ordine del giorno una missione militare italiana in Libia”.
Oggi. E domani? Perché un domani c’è e bisogna capire se va lasciata l’idea (per ora peggio di un poker al buio) di assumere il comando (brividi) e dedicarsi ad altro lasciando l’iniziativa a inglesi e francesi, oppure c’è un’alternativa. 
Gira e rigira, nel portafoglio del premier resta la small war, lo strumento militare per cui Renzi s’è fatto disegnare dal Parlamento un articolo su misura, il 7bis. E’ la teoria planetaria della guerra a zero perdite (miraggio) condotta con i reparti speciali e i droni: vedo, comando, volo silente, sbarco, sparo e (forse) vinco un pupazzetto nel luna park dell’orrore libico. Forse è troppo, perfino per Renzi. In fondo resta uno scout con la pace tutto intorno. In ogni caso, i piani per la Libia esistono da tempo e prima poi, anche in questo caso, tornerà Madame Realtà a sistemare le pedine sulla scacchiera. 
C’erano dei piani? Quali piani? Stay tuned

BIAGIO MARZO, politico
Sul caso Libia, Renzi per gli impegni presi e per il voltafaccia lo si paragona a Badoglio