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domenica 20 marzo 2016

Filosofia. Il pensiero e la cultura russa (5)

I tratti essenziali della filosofia russa, su cui da qualche tempo ci  intrattenniamo sul Blog:
--connessione globale del tutto con il tutto
--processualità 
--paradossalità,
cosi come li abbiamo delineati finora, sono presenti -anche- ben al di fuori della filosofia religiosa;  basti dire che, in forza della loro origine hegeliana,  questi concetti appartengono -come caratteristiche- persino al marxismo.

L’attenzione  alla filosofia religiosa russa appare -quindi- più che giustificata  in virtù del suo carattere paradigmatico. 
Allorché Lenin legge il capitolo sull’«essenza» in La scienza della logica e dà sfogo alla sua sorpresa esclamando: «L’idea di fondo di un’universale, molteplice e vitale connessione del tutto con il tutto [...] è assolutamente geniale», il suo entusiasmo per Hegel non può non ricordare l’esaltazione filohegeliana dei circoli studenteschi russi dei primi decenni del secolo XIX. 

In tutte le varie correnti della filosofia russa non marxista  e' comunque sempre stato il pensiero religioso ad attirare su di sé l’interesse maggiore anche al di fuori dalla Russia. 

I tratti essenziali della filosofia russa, quelli su cui abbiamo insistito finora, non escludono la presenza anche di altre caratteristiche sostanziali, come
--il massimalismo filosofico, frutto dell’anelito a soluzioni ultime e definitive, 
--o il metafisicismo, che cerca di raggiungere e penetrare nella realtà dell’assoluto, 
--e altro ancora.

La filosofia «latente»
Se la filosofia propriamente russa fece la sua comparsa soltanto all’inizio del XIX secolo, come la cultura russa valuta nel merito i quasi mille anni trascorsi dalla sua evangelizzazione  ?
L’eredità greca e patristica si e' ulteriormente evidenziata ed in quali forme ? 

1) Gustav Špet, esprime un giudizio molto severo su tutto questo lungo periodo della cultura russa -non religiosa- fino al XVIII secolo, definendolo come un’epoca di profonda ignoranza.
Su questa scia si colloca pure lo storico della Chiesa Evgenij E. Golubinskij. 

2) Georgij V. Florovskij e' più prudente. Pur ammettendo che in tale epoca lo spirito russo non abbia prodotto alcuna espressione di rilievo nell’ambito delle lettere e del pensiero, egli ricorda che esistettero tuttavia altre opere, come quelle appartenenti all’evolutissima arte iconografica, che testimoniano una profonda esperienza spirituale.

L'iconografia russa cerca di condurre l’anima di chi le contempla da questa realtà empirica a un «altro» mondo. 
L'effetto è generato dalla prospettiva rovesciata, aperta verso il basso, in cui edifici e oggetti vengono rappresentati come se sembrassero aprirsi costantemente all’infinito. 
Nell’arte delle icone si esprime molto chiaramente anche la sensibilità per la misteriosa unità di tutto il creato, e questo vale soprattutto per quelle icone note col nome 
«Tutto quel che respira innalzi le sue lodi al Signore»
 oppure 
«In te, Misericordioso, gioisce tutto il creato», 
in cui si trovano  riuniti angeli, uomini e creature non dotate di intelletto umano che elevano le lodi al Signore o alla Madre di Dio. 
Alla luce di quanto abbiamo finora evidenziato, attraverso le opere di Dionigi Aropagita e di Massimo il Confessore, non e'   un caso che la pittura iconica fosse tanto fiorente proprio nel mondo greco-bizantino e in quello slavo.

Anche nella poesia popolare e nelle fiabe russe risuona spesso il motivo dell’«altro mondo», per trovare il quale non sono sufficienti la saggezza umana e gli altri mezzi naturali.

Nelle fiabe è spesso una porta a indicare la giusta via: un uomo che per esempio avverte il richiamo dell’«altro mondo» e al quale viene chiesto perché stia vagando, fornisce la seguente risposta:
 «Lo sa Dio»;
 un altro ancora dice: 
«Vado là, ma non so dove». 
L’idea di un legame universale si esprime pure nel fatto che l’uomo e l’animale si aiutano a vicenda, anzi, talvolta sono proprio gli animali a indicare all’uomo la via verso l’«altro regno».

Per quanto riguarda la poesia popolare, primeggiano i canti eroici e i poemi epici di contenuto religioso (duchovnye stichi).
 Particolaimente ricco di spunti per cio' che interessa  la ricerca sul pensiero di fondo dell'essere russo-  e' il " Libro della profondità": un  libro misterioso è caduto dal cielo e nessuno, tranne il Re David, è in grado di leggerlo. 
Egli, re Davide,  risponde a una serie di quesiti che gli vengono posti dal principe Vladimir e in cui, tra le altre cose, si ricerca un prototipo per le cose di questo mondo profano: 
-quale Re sia il re dei re, 
- quale città sia la madre di tutte le città, 
-quale fiume sia il padre di tutti i fiumi, -
-quale monte il padre di tutti i monti e via dicendo. 
Come prototipo delle cose di questo mondo David indica sempre una forma biblica: 
--Re dei Re è il Re (Imperatore) bianco, che difende la fede cristiana e di cui tutti i popoli sono sudditi; 
--Gerusalemme è la madre di tutte le città; 
--il Giordano è il padre di tutti i fiumi;
--il monte Tabor il padre di tutti i monti e così via. 
La chiusa del canto descrive il principe Vladimir che racconta al Re David un sogno  in cui aveva visto due animali combattere fra di loro. David gli spiega che ciò che ha visto non era la battaglia tra due animali, bensì la lotta della Giustizia contro l’Ingiustizia (Pravda e Krivda).
 L’Ingiustizia voleva superare la Giustizia ma era stata vinta; la Giustizia tuttavia si era ritirata in cielo presso Cristo mentre l’Ingiustizia si era diffusa su tutta la terra russa.
Tale contrapposizione tra un mondo della giustizia e un mondo dell’ingiustizia è uno schema mentale profondamente radicato nello spirito russo e di cui è espressione molto eloquente la leggenda, diffusa soprattutto tra «vecchi credenti», della «Città santa di Kitež», che Dio avrebbe difeso durante l’assedio tartaro facendola sommergere dal lago Svetlojar. 
Questo lago richiama ancora oggi folle di pellegrini che ne percorrono il periplo sulle ginocchia, collocando icone sugli alberi vicini alla riva davanti alle quali sostano in preghiera.