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lunedì 8 febbraio 2016

Regeni, lo studente assassinato in Egitto. L'Occidente installa dittatori in Medio Oriente e ne paga i prezzi

I segni di tortura e sevizie sul corpo del giovane ricercatore italiano tornato dall'Egitto dentro una bara sono più che evidenti e l'autopsia non ha potuto che confermarle. 
L’ambasciatore italiano in Egitto Massari aveva visto personalmente il cadavere del povero Regeni e non ebbe dubbi a parlare di omicidio. 
Il ministro Guidi ha sospesoo subito la sua visita al Cairo e il ministro Alfano ha inviare in Egitto agenti italiani per investigare sul caso. 
L'ipotesi. 
Regeni è sparito il giorno in cui si svolgevano le manifestazioni in occasione degli avvenimenti che diedero vita alla primavera egiziana e poi alla cacciata di Mubarak (oggi quasi tutti ritengono che il suo regime fosse assai più liberale di quello di Al Sisi).
Il ragazzo stava scrivendo una tesi di laurea sul sindacato in Egitto e aveva diversi contatti con settori dell’opposizione, peraltro clandestina, al governo. Scriveva su questo articoli per Il Manifesto sotto pseudonimo perché nutriva preoccupazioni per le repressioni del regime. 
Il suo corpo è stato ritrovato in un fossato  non lontano dalla sede della polizia politica dove già erano stati torturati e assassinati alcuni oppositori. Secondo le prime impressioni Regeni sarebbe stato torturato e seviziato per giorni e poi ucciso e scaraventato nel fossato.
Lo studnte italiano è probabile che stato vittima delle feroce violenza di un regime che si dichiara amico dell’Italia e dell’Occidente. 
Cosa deve pretendere il nostro paese?  deve reagire a schiena dritta. Per rispetto di questo ragazzo che d’altro non era responsabile se non della sua ricerca culturale e di una strenua difesa dei principi di verità e di libertà.
Se si dimostreranno connivenze o addirittura complicità del regime l’Italia deve alzare la testa fino ad interrompere i rapporti diplomatici.
È evidente che l’intreccio tra lotta al terrorismo, interessi economici e diritti umani non può essere separato. Non si può permettere che un connzionale sia massacrato in questo modo senza reagire, e duramente. 
In nome della lotta al terrorismo islamico non si può coprire nessun terrorismo di stato.