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martedì 16 febbraio 2016

Pensioni di reversibilità. Il governo che non sa eliminare gli sprechi trasforma la "reversibilità" in assistenza (=serve l'Isee)

L’idea del governo è quella di considerare le pensioni di reversibilità come prestazioni assistenziali e non più previdenziali.
Come ben sappiamo le prestazioni previdenziali sono legate al reddito (e all’Isee) e non ai contributi versati dal coniuge defunto.
La polemica sulle pensioni di reversibilità per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «è totalmente infondata». Ma nel merito si limita a fare salve le prestazioni in essere. Segno che il governo vuole effettivamente rivedere il meccanismo.
Poletti ha sottolineato che «la proposta di legge delega del governo lascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere» mentre «per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità e tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale». Il governo, secondo quanto ribadito da Poletti, vorrebbe «dare e non togliere: per questo, per contrastare la povertà, nella legge di stabilità è previsto lo stanziamento di 600 milioni per il 2016 e di 1 miliardo strutturale a partire dal 2017».
Il punto è che con il ddl approvato dal Consiglio dei ministri alla fine di gennaio, il meccanismo è destinato a cambiare prevedendo che a giustificare l’erogazione delle pensioni di reversibilità non saranno più i contributi versati da parte del lavoratore che avrebbe avuto diritto all’assegno se non fosse morto, ma il reddito o lo stato di bisogno dei familiari beneficiari. O, ancora, altri parametri, visto che il governo aveva anche annunciato di voler mettere mano al problema delle reversibilità delle badanti quarantenni o cinquantenni in cerca di fortuna a spese dell’Inps.