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mercoledì 24 febbraio 2016

L'Europa che non c'e'. -2-

L’Europa sta attraversando uno dei sui periodi più difficili causato, in buona parte, dalla crisi economica mondiale che ha ridotto le occasioni di lavoro e reso più difficoltoso l’inserimento sociale soprattutto delle giovani generazioni.
A queste vanno aggiunte altre cause di tipo culturale, come ad esempio 
--a persistenza dei campanilismi nazionali e regionali, 
--la disaffezione dei popoli verso l’idea di una Europa unita 
--ed in fine, ma non meno rilevante, una ondata di razzismo e xenofobia che mina e corrode le fondamenta dell’antica civiltà europea. 

Negli ultimi anni sono avvenuti importanti allargamenti, gli Stati che aderiscono all’Unione sono diventati 28 e per altri sono in corso Trattative per entrare. 
Da quasi un decennio circola in molti Paesi (oggi sono 16) la moneta unica europea, l’euro, divenuta una delle più importanti del mondo. 
Nei sei decenni di storia di integrazione europea i progressi non sono mancati, anche se lenti, spesso intervallati da brusche frenate che hanno interrotto o rallentato il processo di riforma istituzionale di cui l’Unione necessita per rendere efficiente, snella e rapida la sua azione. 
Si è riusciti ad uscire dal tunnel con il compromesso del Trattato di Lisbona in vigore dal dicembre 2009, ma tanti problemi restano ancora irrisolti. In molti paesi europei, tra i quali anche l’Italia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, prevale nelle forze di governo un forte scetticismo e scarso impegno europeista. Addirittura, per una forza politica (la Lega Nord), sarebbe un ostacolo l’unità dell’Italia, figuriamoci come possano credere nell’Unione europea! 
Purtroppo gli euroscettici non sono soltanto in Italia ma sempre più numerosi nel panorama politico europeo. La conseguenza di tale diffusione culturale ha avuto come risultato, nelle tornate elettorali, il crescere dell’astensionismo ed il rafforzamento delle liste di euroscettici e nazionalisti; un nuovo campanello d’allarme per il futuro dell’Europa, anche se taluni osservatori tendono a minimizzare.

Gli effetti della globalizzazione determinano una nuova situazione, trascinandosi dietro vantaggi e svantaggi oltre che problemi di compatibilità culturali. Per la sua natura essa non è evitabile e prosegue dritta e veloce senza che niente possa frenarla. 
Il ricorso agli egoismi, al razzismo, agli atteggiamenti xenofobi possono essere anche popolari nel breve periodo, bene accetti dalla parte più primitiva e grezza dei popoli, ma sono da considerare profondamente sbagliati. Non solo perchè disumani e incivili, ma addirittura di stile animalesco e barbarico, che sicuramente non attenuano ma incrementano le distanze tra i popoli, rendendo sterile il lavoro quotidiano delle organizzazioni internazionali e della stessa Europa sul difficile campo della cooperazione, contro ogni forma di discriminazione e di intolleranza. 
Le guerre fra poveri non servono a nulla, il vero obiettivo deve essere quello di eliminare la miseria, la fame; provvedere ai bisogni vitali dell’intero pianeta, senza alcuna distinzione di razza, di cultura, di religione.