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giovedì 25 febbraio 2016

Hanno detto ... ...

ROBERTA PINOTTI, ministro della Difesa
"La Libia può essere stabilizzata solo con l'intervento delle forze locali. Un intervento militare di occupazione del paese sarebbe impensabile"

GIULIO SAPELLI, storico ed economista su Formiche.net

Professore, i cablo rilasciati da Wikileaks hanno alzato un polverone politico. I capigruppo di Forza Italia al Senato e alla Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta, hanno chiesto e ottenuto un incontro urgente al sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti (che sarà audito dal Copasir giovedì); la Farnesina ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Phillips, per chiedere chiarimenti in merito; il ministro dei Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi, riferendo alla Camera ha definito “inaccettabili”, se confermate, le intercettazioni degli Usa, auspicando spiegazioni; e lo stesso premier Renzi ha spiegato che la Penisola chiederà “informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda di Berlusconi”. Questo clamore è giustificato?
Sì, dal punto di vista della comunicazione politica. È più che legittimo che vengano chiesti chiarimenti, anche se, come ha ricordato lo stesso ambasciatore Phillips, oggi ci troviamo in un contesto profondamente diverso dopo le nuove procedure adottate dal presidente Barack Obama nel 2014 in materia di riservatezza delle comunicazioni, proprio su richiesta alleata. No, se invece si considera che è come scoprire l’acqua calda: tutti spiano e sono spiati, fa parte del gioco e chi dice di non saperlo non può che fingere.
In un celebre romanzo di John Le Carré, La spia che venne dal freddo, le divergenze tra britannici e americani su come trattare la questione tedesca sono fonte di reciproco controllo tra due alleati strettissimi. Vale ancora oggi?
Certamente. Lo spionaggio è prassi anche fra amici, perché consente di monitorare l’andamento della cooperazione. Per questo alcune reazioni virulente mi stupiscono.
Huffington Post ha ipotizzato che la reazione energica di Renzi, pur in sintonia con l’alleato americano, non dipenda tanto da valutazioni di politica interna quanto dal timore di poter essere spiato.
Credo che come ogni leader politico di quel calibro sappia già di esserlo; è implicito nel suo ruolo. E poi, se fossi lui, mi rallegrerei che ciò accada. In fondo, sebbene non faccia piacere, per chi non ha nulla da nascondere essere sorvegliati è soprattutto una garanzia che non gli accadano episodi spiacevoli. Sarei invece molto più preoccupato della tempistica con cui queste rivelazioni sono state rese note.
Ci scorge significati particolari?
Non dimentichiamo che Angela Merkel, quando venne diffusa la notizia che l’Nsa la sorvegliava, si scagliò contro Washington da Pechino. Non fu casuale.
Cosa significa?
La cancelliera, come ovvio, sapeva da tempo di essere spiata. Ma in quel modo diede un segnale preciso agli americani su come non ammettesse ingerenze nella gestione economica dell’Europa e su come la Repubblica Federale debba posizionarsi nell’economia mondiale. Come noto, Washington chiede da tempo che l’austerità voluta da Berlino venga smorzata e che le relazioni con la Cina siano regolate anche da valutazioni politiche. La Germania, invece, non ne vuole sapere.
Questo cosa c’entra con l’Italia?
In questo quadro, Renzi sta conducendo una battaglia che irrita parecchio il mondo tedesco, perché per la prima volta pone al centro del dibattito il fatto oggettivo che le ricette di Berlino non solo non hanno risolto i problemi strutturali dell’Eurozona, ma la stanno conducendo verso una stagnazione secolare. Per questo dico che la tempistica con cui queste indiscrezioni sono state pubblicate è un chiaro avvertimento a Renzi e rappresenta un tentativo di indebolirlo. Proprio mentre il governo italiano aspira legittimamente ad essere un governo sovrano che tenta di ridare dignità alla nostra azione politica pur in un contesto di alleanze, ecco spuntare il messaggio: attenzione, caduto un esecutivo, ora potrebbe saltarne un altro.