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lunedì 29 febbraio 2016

Essere minoranza. Spiegare per far conoscere -5-

«In pace, preghiamo il Signore»
Molti quando si riferiscono alla Liturgia bizantina evocano -a ragione- il concetto di "simbolo". Effettivamente essa è una liturgia "simbolica". 
E' però facile cadere nell'equivoco, perchè, con superficialità, il simbolismo viene applicato ad ogni singolo atto della celebrazione piuttosto al suo complesso. 

Viene -per esempio- da molti ritenuto che "il piccolo ingresso" (quando il libro del Vangelo viene elevato e portato in processione sull'altare) vuole significare l'uscita nella vita pubblica, per predicare, di Gesù Cristo. 
Un evento, quindi, del passato, una rievocazione storica.
Altre interpretazioni -su questa tipologia interpretativa- vengono attribuite ad altri singoli atti della celebrazione.
In verità questo tipo di simbolismo, secondo i liturgisti, non ha nulla a che fare col significato della Liturgia.

La Chiesa ha sempre temuto che per i fedeli meno formati la parola "simbolo" possa significare qualcosa difforme dal reale, l'antitesi del vero. Ed in effetti  -e purtroppo- sono tanti coloro che attribuiscono una interpretazione del simbolo liturgico come "rappresentazione figurata", non reale.

          Da qui la conclusione a cui molti pervengono
              "Gesù Cristo uscì realmente per predicare; oggi 
               quell'evento viene simbolicamente rappresentato, 
               per farne memoria". 

Questo tipo di lettura semplicistica -lo ripetiamo-, secondo i liturgisti, è arbitraria e punta a trasformare le azioni liturgiche al livello di scene didattiche. 
Queste interpretazioni distraggono dal vero significato della Divina Liturgia e, di fatto, riducono il simbolo a qualcosa di divaricato dalla "realtà".


Quale è allora il senso della Liturgia bizantina ?
Nel n. 3 della serie "essere minoranza" è stato messo in evidenza che l'eucarestia, nel rito bizantino, rappresenta il "sacramento dell'assemblea", ossia della Chiesa, della comunione di tutti i fedeli. 

In breve
"Questo mondo" imperfetto (decaduto) aspira ad essere salvato. 
Esso fu creato e affidato all'uomo perchè la sua vita (di creatura) potesse partecipare alla vita divina.
Il peccato (la caduta) ha intaccato la creazione e l'uomo è vissuto di sè, chiuso in sè stesso, coltivando il proprio egoismo.
Cristo ha portato la salvezza del mondo, ripristinando la "vita" intera -la vita eterna- quale era nella condizione originale e quale sarà nel compimento, nel Regno. 

Nella Divina Liturgia, entro cui la Chiesa si costituisce mediante l'Assemblea, si fa esperienza della vita nuova, esperienza del fatto che la Chiesa esiste solamente per essere costantemente trasformata in quella realtà che essa rivela e dove non esiste egoismo perchè Dio è in tutti ed in tutto.
La Chiesa (costituita dall'Assemblea) esiste per attualizzare l'invisibile nel visibile, lo spirituale nel materiale.

La Liturgia ricorda, vuole ricordare, che il mondo vissuto dalla Chiesa è già salvato, salvato dalla Croce e dalla Resurrezione di Cristo.
Il mondo che viviamo -nell'assemblea, nella comunione dell'Assemblea - è quello già salvato. 

Nella Liturgia preghiamo per essere salvati e nel contempo preghiamo perchè siamo stati già salvati.  Alla fine infatti si prega "Abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede…".

La Divina Liturgia è quindi -nel rito bizantino- il sacramento dei sacramenti in virtù dell'azione dello Spirito Santo.
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Torneremo sul simbolismo liturgico, per coglierne il significato alla luce di quanto riportato sopra.

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La grande litania
Dopo l'esclamazione solenne del celebrante: "Benedetto il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ...", inizia  la prima struttura dialogica della Divina liturgia che consiste nelle parole pronunciate dal diacono o dal sacerdote: «In pace, preghiamo il Signore» . 
L’uomo non sa pregare e neanche sa quello che in realtà è necessario per lui, perciò la chiesa insegna come pregare e cosa chiedere a Dio. 
La grande litania non è preghiera del singolo individuo, ma di tutta la chiesa. 
La pace presuppone un ringraziamento della vita personale e comunitaria, una confessione dei peccati e un perdono di Dio, una riconciliazione con se stesso, con il prossimo e con Dio.
Chi prega con questo stato d’animo, è soddisfatto della sua vita ed è pronto a ricevere il sacramento dell’eucaristia. 

Chi presiede l’assemblea, invita i fedeli a pregare e ha il ruolo d i rafforzare la fede del popolo. 
Tutti preghiamo in Cristo, attraverso il suo Spirito secondo le parole dell’apostolo Paolo che dice: «E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abba, Padre”» (Gal 4,6). 
La eireniká (grande litania) inizia con le intercessione per il mondo e segue, poi, una supplica che dice: «Per la pace dall’alto e la salvezza delle anime nostre preghiamo il Signore». 
La vera pace non la troviamo sulla terra o nel mondo ma ci viene dall’alto, ci viene donata da Cristo. 
Si prega per quello che l’evangelo chiama l’unico necessario, (Lc 10,42) cioè per il regno di Dio e «la pace dall’alto» ossia la giustizia di Dio .
Acquisire la pace è segno della salvezza, ma è necessario anche per ottenere ogni virtù.

«Per la pace del mondo intero, per la saldezza delle sante Chiese di Dio e l’unione di tutti, preghiamo il Signore». La chiesa prega perchè il mondo abbia quella pace che non è dell’uomo, ma di Dio ed in tal modo tutti possono essere compartecipi del regno di Dio, perchè la chiesa e coloro che stanno in essa possano essere dei veri testimoni di Cristo e del suo regno. 
Gesù dice ai suoi discepoli che sono il sale della terra e la luce del mondo (Mt 5,13-14) e questo è valido anche per i successori degli apostoli e dei discepoli.
Pregare per la saldezza della chiesa significa tener presente la fedeltà al Vangelo e alla buona notizia che è stata portata, quella del regno di Dio. 

Si prega inoltre per l’unione di tutti perché Cristo è venuto nel mondo «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11, 2) e dunque per superare le divisioni fra gli uomini.

«Per questa santa casa e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timore di Dio, preghiamo il Signore». La fede, la pietà e il timore di Dio costituiscono le condizioni per unirsi alla preghiera della chiesa e al sacramento dell’eucaristia. 

Nel momento in cui il fedele entra nella chiesa è cosciente che va a stare per un po’ di tempo nella presenza di Dio e la sua sete di Dio gli fa cambiare atteggiamento per poter pregare in un modo più autentico possibile.

La grande litania continua con preghiere dove si nominano i capi della chiesa e si sottolinea l’idea di unità tra la chiesa locale e quella universale, poi si prega per il paese e per le sue autorità civili, per la città, per la mitezza del clima, l’abbondanza dei frutti della terra, per coloro che sono in viaggio, per i sofferenti, i prigionieri ecc. 

Questa preghiera (la grande litania) abbraccia tutto l’universo.

La preghiera dell’eireniká finisce con le seguenti parole: «Facendo memoria della santissima, immacolata, più che benedetta, gloriosa sovrana la madre di Dio e sempre vergine Maria, insieme a tutti i santi, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio» .
Tutti i fedeli, avendo come esempio la vergine Maria, colei che ha accolto prima fra tutti il messaggio della salvezza, sono invitati a lasciarsi nelle mani di Dio, a seguire le cose dall’alto sapendo che la vera vita si trova in Cristo e che i cristiani l’hanno ricevuta al momento del battesimo.

                                                                «In pace, preghiamo il Signore»