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domenica 7 febbraio 2016

Essere minoranza. ll dovere di spiegare -02-

Gloria a te che ci hai rivelato la Luce
Dobbiamo riflettere -così come ci siamo proposti- sul contenuto e sulla finalità della Divina Liturgia nel rito bizantino. Prima di inoltrarci però nella sua profondità, sul suo significato e sul suo ruolo nella chiesa è essenziale che ci soffermiamo su alcune premesse. Dopo  sarà facile fare l'esperienza della Liturgia, del mistero della vittoria e della glorificazione di Cristo.

Molti fedeli non colgono la coerenza tra la realtà quotidiana, il vivere nel mondo, e ciò che si compie nella Liturgia; non colgono e non percepiscono il nesso.
La gerarchia della chiesa non si accorge -da parte sua- che la crisi fra il vivere quotidiano e il flusso dei documenti elaborati dalle Congregazioni vaticane è ormai cronica; esiste una schizofrenia fra il linguaggio delle gerarchie ed il vivere dei fedeli. 
Questa situazioni ha ridotto la Divina Liturgia per molti ad un rito, ad un dovere, un adempimento per poi, nel vivere quotidiano, dedicarsi ad altro.

Eppure non è eccessivo dire che i nostri giorni dal punto di vista spirituale sono pericolosi, non soltanto per l'odio, l'invidia, le discordie e il sangue che ovunque nel mondo viene versato. 
Il vero problema attuale è, a giudizio di tanti, prettamente culturale. 
La visione prospettata dalla Liturgia, dalla chiesa, conduce a Dio e al suo Regno (prefigurati dall'Iconostasi) mentre i modelli di vita diffusi in Occidente pongono come misura di tutte le cose non più Dio, ma l'uomo, non più la Fede ma l'ideologia e più recentemente l'edonismo.
Le questioni di ordine economico, politico, psicologico hanno sostituito come priorità la concezione cristiana di un mondo al servizio di Dio. 
Esiste inoltre, e avremo modo di rilevarlo, una errata convinzione sul Dio in cui crediamo.

Di fronte alla crisi, che è sempre stata latente nel corso dei secoli col vivere dei cristiani, la Liturgia è, resta, per l'uomo la soluzione al buon vivere, l'indicazione verso la "salvezza" e verso la bellezza.
L'ascesa, la salvezza, la bellezza, cominciano proprio quando ai problemi del mondo verrà data la giusta valutazione rispetto al senso cristiano della vita. Non il vociare, l'esaltazione ideologica o edonistica ma il "servizio" è la vocazione della chiesa.

Taluni pensano che il coinvolgimento, il superamento della crisi, esiga aggiornamenti, modernizzazioni, adattamenti, americanizzazioni ...
E' sufficiente invece tornare alla visione, all'esperienza secondo cui non debba esistere scollamento fra Liturgia e vita quotidiana. 

 La luce splende nelle tenebre
ma le tenebre non l'hanno accolta
(Gv. 1,5)
Dal prologo di San Giovanni, il versetto qui riportato nella sua forma concentrata e tragica ci mette di fronte al tema della Luce. 
Pare esista un ostacolo che la luce incontra nel suo espandersi e che non riesca a dissipare. Secondo Giovanni a causa di questa ostinata resistenza delle tenebre il Mondo continua ad essere il Regno delle tenebre nonostante che nel suo seno brilli la Luce.
La chiesa bizantina dà una lettura leggermente differenziata (Origene): le tenebre non hanno potuto vincerla.
Scaturisce quindi l'invincibilità della Luce.

Il senso complessivo è comunque: La Luce splende nelle tenebre, le tenebre non possono inghiottirla, ma a motivo della loro strenua resistenza non si dissipano davanti alla Luce.

La Luce splende (il presente indica un stato permanente e indeterminato).
Dal punto di vista fisico, una simile coesistenza sembra impossibile: Luce/tenebre.
Dal livello fisico dei fenomeni del nostro mondo e dal livello logico dei concetti, il Vangelo vuole però condurci verso il livello dei segni, dei misteri che vanno, devono essere, decifrati.
Nella composizione del quarto Vangelo la Luce e le tenebre coesistono come due principi in lotta fra loro e attraverso questa relazione conflittuale svelano la situazione profondamente perversa in cui il mondo si trova (decaduto).  


Questo è il messaggio che abbiamo udito
da lui e che ora vi annunziamo:
Dio è Luce e in lui non ci sono tenebre 
(1Gv 1, 5)
Dio e la Luce si identificano; la limpida trasparenza della luce non sopporta la presenza di nessun corpo estraneo, nessuna opacità e non lascia spazio alcuno per l'ombra. 
Nessuna comunicazione è possibile con il Male: la luce e le tenebre non si mescolano.
Il confronto tra la Luce e le tenebre attraversa tutto il Vangelo di san Giovanni e questa lotta raggiunge il culmine nel racconto del tradimento di Giuda, la cui anima si è conformata alla notte. 
L'unione che si attua nell'ultima cena fra i discepoli viene operata ma ad entrare non è Cristo. Il male entra in Giuda e da quel momento egli non è più rimasto nel circolo della luce: 
subito uscì ...ed era notte (Gv. 13, 30). 

L'ultimo libro della Bibbia assicura:
Non ci sarà più notte ...
Ecco, io verrò presto ...
Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo,
il principio e la fine 
(Ap. 22, 12-13).



Nella Liturgia riusciremo a cogliere pienamente il mistero nella solenne acclamazione del celebrante e dell'assemblea:
Gloria a Te che ci hai rivelato la Luce.