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mercoledì 3 febbraio 2016

Enti Locali. Il disastro mentre gli amministratori accusano la Regione e questa accusa l'incompetenza dei sindaci



Lelio Cusimano 
Siamo alla vigilia di pesanti agitazioni di piasza. A innalzare il vessillo dello scontro mediatico sono i Comuni siciliani che «a centinaia» non sono riusciti a pagare gli stipendi di gennaio ed, in qualche caso, di dicembre. 
È una situazione di difficile gestione e che i sussulti politici, in vista della futura competizione elettorale per il rinnovo degli organi regionali, rendono ancor meno districabile. 
Del resto, quando l'assessore regionale all'Economia classifica come «strumentali» le critiche dei Comuni siciliani, manda un segnale preciso.



A fronte di un volume di spesa che va ben oltre i 4 miliardi di euro, sottolinea Baccei, non possono essere 350 milioni, che pure la Regione tarda a pagare, a mandare in tilt il sistema. 

Il sistema degli Enti Locali siciliani soffre della corsa senza fine della spesa, mentre le entrate rallentano visibilmente. E questo per tacere di alcune bombe innescate, come la gestione rifiuti, che ha lasciato sulle spalle degli stessi Comun i debiti per circa 1.820 milioni di euro. Meglio di tante parole, poche cifre testimoniano della deriva della finanza locale. 
La tenuta degli equilibri di bilancio è sempre più improbabile; la spesa corrente dei comuni è aumentata negli ultimi tre anni del 6%, toccando i 4.537 milioni di euro, con una eccedenza, rispetto ai corrispondenti volumi di riscossione, pari a 368 milioni di euro, soltanto nel 2014. Insomma se una lunga crisi ha debilitato i conti pubblici, riducendo sempre più la possibilità di fare spese, dall'altro lato le stesse voci di spesa addirittura lievitano e non sempre per necessità improrogabili. 
Non a caso Comuni ed ex Provincie hanno in carico quasi 56 mila dipendenti, il 52% m più della media italiana, e circa 18 mila precari. Nella bozza di legge di bilancio ancora all'esame dell'ARS, per fare un altro esempio, c'è un passaggio emblematico. Si tratta del tentativo di allineare - si badi bene soltanto allineare - gettoni e stipendi degli amministratori comunali al resto d'Italia, con effetto immediato piuttosto che con decorrenza dal rinnovo degli attuali Organi. 
Oggi i Comuni siciliani denunciano il sostanziale blocco delle anticipazioni bancarie; ma questo strumento che dovrebbe fare fronte ad «eccezionali» carenze di liquidità è divenuto uno strumento ordinario d finanziamento E così le anticipazioni bancarie pesano ormai 310 euro per ogni siciliano, 172 euro per ogni residente nelle altre regioni speciali ed appena 95 euro nella media italiana. Sono dati riferiti al 2013; tre anni dopo ragionevolmente possono essere soltanto peggiorati. 
Ora la Regione sblocca i finanziamenti arretrati; ma il dato di fondo resta immutato. La lettura che i Magistrati contabili danno della situazione della finanza locale è precisa; è mancata l'adozione di adeguate misure di rientro di carattere strutturale. 
Che cosa si pensa di fare per riportare, allora, la finanza locale sotto controllo? Lo chiediamo nella consapevolezza che l'essenza dei numeri si riverbera ancora nell'assenza dei fatti.